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Valentina Licari

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Premessa

 

A seguito della presentazione della Comunicazione per la fruizione del Credito d’imposta per gli Investimenti nel Mezzogiorno, di cui alla Legge N. 208/2015, al termine delle  verifiche antimafia effettuate ai sensi del D.Lgs. N. 159/2011, laddove richieste, l’Agenzia delle Entrate rilascia l’Autorizzazione alla fruizione dei crediti d’imposta prenotati in relazione agli investimenti effettuati e/o previsti, indicati nella Comunicazione.

 

Passando all’applicazione pratica della normativa di riferimento, e quindi al calcolo del credito d’imposta maturato e maturando, si pongono diversi quesiti operativi ai quali, nel prosieguo, si cercherà di dare risposta sulla base delle indicazioni fornite dalla stessa Agenzia delle Entrate anche con riferimento a precedenti “edizioni” del credito d’imposta sugli investimenti nel Mezzogiorno.

 

Importo dell’Investimento agevolabile

 

La norma non prevede un importo minimo dell’investimento da realizzare, né all’interno di ciascun anno interessato, né complessivamente, con riferimento all’intero programma di investimenti.

 

L’unica soglia minima è quella di Euro 500.000,00 prevista, unitamente ad altri criteri di ammissibilità,  dal Decreto MISE del 29/07/2016, solo al fine di selezionare i progetti ammissibili al co-finanziamento con le risorse del Piano Operativo Nazionale “imprese e competitività” 2012 -2020 FERS –Asse III – Competitività PMI, Azione 3.1.1.

 

E’ espressamente previsto invece un tetto massimo all’investimento agevolabile, diversificato a seconda delle dimensioni dell’impresa beneficiaria, come da seguente dettaglio:

 

3 milioni di euro per le piccole imprese,

 

10 milioni di euro per le medie imprese e

 

15 milioni di euro per le grandi imprese.

 

Per le acquisizioni di beni effettuate fino al 28 febbraio 2017 valgono invece i seguenti limiti di investimenti agevolabili:

 

1,5 milioni di euro per le piccole imprese,

 

5 milioni di euro per le medie imprese e

 

15 milioni di euro per le grandi imprese.

 

Qualora l’investimento abbia avuto inizio prima del 28 febbraio 2017 e si concluda successivamente a tale data  si applica il limite più elevato all’intero progetto di investimento.

 

Data di Avvio

 

Ai fini dell’ammissibilità alle agevolazioni, i programmi di investimento devono essere avviati successivamente al 1° gennaio 2016, data di entrata in vigore della legge istitutiva del credito d’imposta.

 

Un progetto può considerarsi “avviato” nel momento in cui il soggetto interessato pone in essere comportamenti giuridicamente rilevanti, diretti in modo non equivoco a realizzare gli investimenti pianificati.

 

L’avvio può risultare da uno o più elementi tra loro coordinati, che diano prova certa dell’inizio del progetto di investimento.

 

Tale prova dovrà essere fornita con modalità differenti a seconda della natura dei beni oggetto di agevolazione:

 

a) per gli investimenti che comportano l’acquisizione di beni mobili, la prova dell’avvio dell’investimento coincide con la data di conclusione del contratto, quale risulta:

 

i. dal contratto stesso, se presentato per la registrazione;

 

ii. dal versamento di acconti, effettuati tramite bonifici bancari, riconducibili al contratto concluso tra le parti;

 

iii. dalla negoziazione di assegni inequivocabilmente riferibili all’investimento contemplato dal contratto;

 

iv. da documenti provenienti da terzi, che attestino con certezza l’impegno ad acquisire il bene oggetto dell’investimento (quali, certificazioni del servizio postale, scritture relative a movimentazioni bancarie e, in genere, documenti formati o attestazioni provenienti da pubblici ufficiali);

 

b) nel caso di investimenti realizzati mediante prestazioni di terzi, la prova dell’avvio, oltre che dagli elementi precedentemente elencati, potrà desumersi da qualunque altro elemento materiale che provi in modo non equivoco l’inizio della realizzazione dell'investimento (ad esempio, la registrazione di un contratto di appalto ovvero l’apertura di un cantiere);

 

c) per gli investimenti realizzati in economia l'avvio si ha nel momento in cui, sulla base di documenti o scritture contabili certe, si considerano sostenute, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, le spese imputate al valore del bene in corso di realizzazione.

 

Logica vorrebbe che, indicata una certa data come data di avvio dell’investimento, non si tornasse indietro ad abbracciare investimenti effettuati prima della stessa, dando così l’idea che non si abbia davanti un “investimento iniziale” preconfigurato, nei limiti del possibile, fin dall’inizio, ma che si mettano insieme più investimenti disgiunti fra loro e non legati da una finalità comune.

 

Tuttavia la stessa logica potrebbe indurre a ritenere che, ove gli investimenti precedenti la data di avvio indicata nella comunicazione non siano investimenti “sostitutivi” e siano legati ai successivi da una progettualità comune, l’eventuale “errata indicazione formale” del momento di avvio dell’investimento non dovrebbe prevalere sulla sostanza delle cose.

 

Investimenti agevolabili

 

Per valutare se un determinato bene é agevolabile o meno occorre avere riguardo a due aspetti fondamentali:

 

la natura dei beni

 

la destinazione dei beni

 

Sotto il primo profilo sono agevolabili gli investimenti in:

 

Macchianari

 

Impianti e

 

Attrezzature varie

 

Per l’individuazione di tali beni, la norma (Art. 1 co.99 L.208/2015) si limita a menzionare soltanto le predette categorie senza aggiungere alcuna specifica.

 

Occorre dunque, in prima battuta, riferirsi ai beni “classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale come “Impianti e macchinari” e come “Attrezzature industriali e commerciali” di cui alle voci B.II.2 e voce B.II.3 dello Schema di Stato Patrimoniale previsto dall’ articolo 2424 c.c.

 

In particolare, come specificato dal Principio Contabile N.16, elaborato dall’OIC ed aggiornato a dicembre 2016:

 

la voce B.II.2 “impianti e macchinario” può comprendere:

 

Impianti generici: sono gli impianti non legati alla tipica attività della società (ad esempio: servizi riscaldamento e condizionamento, impianti di allarme);

 

Impianti specifici: sono gli impianti legati alle tipiche attività produttive dell’azienda;

 

Altri impianti: quali ad esempio forni e loro pertinenze;

 

Macchinari automatici e macchinari non automatici: si tratta di apparati in grado di svolgere da sé (automatico) ovvero con ausilio di persone (semiautomatico) determinate operazioni.

 

la voce B.II.3 “attrezzature industriali e commerciali” può comprendere:

 

Attrezzature: sono strumenti (con uso manuale) necessari per il funzionamento o lo svolgimento di una particolare attività o di un bene più complesso (ad esempio: attrezzi di laboratorio, equipaggiamenti e ricambi, attrezzatura commerciale e di mensa);

 

Attrezzatura varia, legata al processo produttivo o commerciale dell’impresa, completante la capacità funzionale di impianti e macchinario, distinguendosi anche per un più rapido ciclo d’usura, compresi convenzionalmente gli utensili.

 

A queste indicazioni di carattere generale si aggiungono quelle contenute nella Circolare N. 34/E del 3 agosto 2016 che contiene un espresso rinvio, per quanto compatibile e per quanto non diversamente

 

trattato, alle istruzioni operative impartite con la circolare N. 38/E dell’11 aprile 2008 relativa all’analogo credito d’imposta istituito con la L. N. 296/2006.

 

Quest’ultima, al paragrafo 1.5.1 rubricato “Beni materiali: macchinari, impianti e attrezzature”, oltre a richiamare le predette voci (B.II.2 e B.II.3) dello SP, fornisce le indicazioni che seguono.

 

Gli impianti e i macchinari identificano beni strumentali, fissi o mobili, aventi fisica esistenza, comprese le linee di produzione e gli stabilimenti industriali tecnicamente organizzati, considerati sia nella loro aggregazione funzionale (vale a dire, come una pluralità di beni coordinati per l’attività produttiva) sia anche singolarmente nella loro individualità fisica e giuridica.

 

Rientrano tra i beni in questione sia gli impianti generici (quali impianti di produzione e distribuzione energia, officine di manutenzione, raccordi e materiale rotabile, mezzi per traino e sollevamento, centrali di conversione, parco motori, pompe, impianti di trasporto interno, servizi vapore, riscaldamento e condizionamento, impianti di allarme) che gli impianti specifici ed altri impianti (quali ad esempio, forni e loro pertinenze), nonché i beni individuabili quali “macchinari”, automatici e non automatici.

 

È utile ricordare che nel concetto di “impianti”, in senso lato, si individuano - come precisato dall’Amministrazione finanziaria con la circolare n. 181 del 27 ottobre 1994 - anche i fabbricati e i manufatti stabilmente incorporati al suolo, nonché le aree su cui insistono i fabbricati e quelle accessorie.

 

A tal riguardo, mentre il comma 273 dell’art. 1 L.296/2006 faceva espresso riferimento agli impianti e macchinari “diversi da quelli infissi al suolo”, la norma in esame (L.208/2015) non ripropone questa specifica.

 

Pertanto, dal confronto delle interpretazioni letterali delle due norme e dal richiamo alla Circolare N. 34/E 2008, limitatamente a quanto non diversamente trattato, si può desumere l’agevolabilità anche degli impianti stabilmente infissi al suolo.

 

Sono da ritenersi, in ogni caso “diversi da quelli infissi al suolo” - in conformità a quanto contenuto nella circolare n. 46/E del 19 luglio 2007, emanata in relazione agli incentivi fiscali per gli impianti fotovoltaici - gli impianti e i macchinari che possono essere agevolmente rimossi e posizionati in altro luogo, mantenendo inalterata la loro originaria funzionalità e finalità produttiva senza “antieconomici” interventi di adattamento.

 

Ai fini della classificazione di un bene tra gli impianti piuttosto che tra i fabbricati non rileva l’iscrizione al catasto edilizio urbano che costituisce invece il presupposto per l’applicazione dell’ICI.

 

Infatti, per quanto, ad esempio, con la Risoluzione 3/T del 6/11/2008 l’Agenzia del Territorio abbia precisato che gli impianti fotovoltaici collocati a terra devono essere catastati nella categoria D/1 – Opifici (così come le centrali elettriche), ai fini della norma in esame, ciò non basta a farli ritenere fabbricati piuttosto che impianti. Stesse valutazioni valgono per gli impianti fotovoltaici collocati sugli edifici che laddove abbiano una potenza inferiore a 20kW non hanno alcun rilievo catastale a differenza di quelli di maggiore potenza che comportano un aumento di valore del fabbricato e, quindi, della relativa rendita.   

 

Sono, altresì, agevolabili:

 

- attrezzature industriali e commerciali, attrezzature di laboratorio, nonché equipaggiamenti e ricambi, attrezzatura commerciale e di mensa;

 

- attrezzature varie ed utensili, legati al processo produttivo o commerciale dell’impresa;

 

- attrezzature che completano la capacità funzionale di impianti e macchinari, anche se con un più rapido ciclo d'usura.

 

Deve trattarsi, in ogni caso, di beni ammortizzabili ai sensi degli articoli 102 ovvero 102-bis del TUIR.

 

Nel caso di beni parzialmente incorporati in un bene immobile (cioè beni non interamente separabili dall’immobile stesso), nella misura in cui gli stessi siano parte di un progetto di investimento iniziale, rileverà esclusivamente il costo relativo alla parte di essi separabile dall’immobile, determinata in base al costo specifico ovvero mediante criteri proporzionali (si pensi, ad esempio, ad un impianto elettrico ovvero ad un impianto di aria condizionata, per i quali saranno agevolabili solo i costi relativi agli elementi fisicamente asportabili senza procedere ad alcun intervento sull’immobile).

 

Non rientrano nelle predette voci, in quanto inclusi nella voce B.II.4 “altri beni”, gli investimenti in:

 

Mobili (ad esempio: mobili, arredi e dotazioni di ufficio, mobili e dotazioni di laboratorio, di officina, di magazzino e di reparto, mobili e dotazioni per mense, servizi sanitari ed assistenziali);

 

Macchine d’ufficio (ad esempio: macchine ordinarie ed elettroniche);

 

Automezzi (ad esempio: autovetture, autocarri leggeri, altri automezzi, motoveicoli e simili, mezzi di trasporto interni);

 

Imballaggi da riutilizzare.

 

Non sono altresì agevolabili, in quanto espressamente escluse, le immobilizzazioni immateriali di cui alla voce B.I dell’Attivo di Stato Patrimoniale ex art. 2424 c.c.

 

L’unica eccezione al riguardo è rappresentata da hardware e software, anche basati su piattaforme cloud computing, aventi uno specifico carattere di innovatività, ovvero che siano dedicati a:

 

- organizzazione ed elaborazione di ingenti quantità di dati;

 

- gestione di interfacce anche multimediali;

 

- utilizzazione di sensoristica avanzata per elaborare informazioni complesse;

 

- ottimizzazione delle elaborazioni dal punto di vista energetico e della privacy.

 

Taluni beni materiali possono presentare caratteristiche riconducibili sia alle tipologie agevolabili sia a tipologie non agevolabili (si pensi, ad esempio, ad un’autogru ovvero ad un carro-attrezzi e simili, che incorporano un macchinario ad un automezzo); in tali ipotesi, atteso l’esplicito rinvio della norma agevolativa all’articolo 2424 del codice civile, ai fini della qualificazione dei beni medesimi tra quelli agevolabili, dovrà farsi riferimento alla corretta classificazione di bilancio: conseguentemente, i relativi costi di acquisizione di tali beni potranno essere computati tra gli investimenti agevolabili se correttamente iscritti nelle richiamate voci B.II.2 e B.II.3 dello schema di Stato Patrimoniale.

 

Per quanto in generale qualificabili tra gli automezzi, possono invece ritenersi agevolabili i c.d. mezzi d’opera ovvero i veicoli o complessi di veicoli dotati di particolari attrezzature per il carico e il trasporto di materiali diimpiego o di risulta dell’attività edilizia, stradale, di escavazione mineraria e materiali assimilati ovvero quelli che completano, durante la marcia, il ciclo produttivo di specifici materiali per la costruzione edilizia, sia che siano idonei allo specifico utilizzo nei cantieri, sia che siano utilizzabili promiscuamente su strada e fuori strada.

 

Anche in questo caso i relativi costi di acquisizione di tali beni potranno essere computati tra gli investimenti agevolabili se correttamente iscritti nelle richiamate voci B.II.2 e B.II.3 dello schema di Stato Patrimoniale.

 

In relazione al secondo profilo, ovvero alla destinazione dei beni, occorre che gli stessi facciano parte di un “progetto di investimento iniziale”, ai sensi del Regolamento UE n. 651/2014, ovvero siano idonei a far conseguire, unitamente agli altri beni oggetto del programma di investimenti, le finalità previste dalla norma quali la realizzazione di un nuovo stabilimento o l’incremento della capacità produttiva di uno stabilimento esistente, sia in relazione alla produzione già avviata sia mediante diversificazione della produzione, o un radicale cambiamento del processo produttivo. 

 

Sono pertanto esclusi dalle agevolazioni gli investimenti di mera sostituzione in quanto gli stessi non possono essere considerati “investimenti iniziali”; in tal senso non sono agevolabili le operazioni di “permuta” neppure limitatamente alla differenza di valore fra i beni di nuova acquisizione e quelli dismessi e/o dati in permuta.

 

Per le stesse motivazioni i beni oggetto dell’investimento agevolabile devono possedere il requisito della strumentalità nel senso chedevono essere impiegabili ed impiegati come strumenti di produzione all’interno del processo produttivo aziendale; sotto questo profilo non sono agevolabili i beni merce ed i materiali di consumo oltre quei beni che per presunzione normativa (ancorché fossero classificabili nelle voci B.II.2 e B.II.3 del Bilancio) non sono prettamente strumentali quali ad esempio telefoni ed autovetture.

 

In ogni caso la strumentalità va valutata non in astratto ma anche con riferimento all’attività esercitata dall’impresa beneficiaria del credito d’imposta.

 

Infatti, ciò che, ad esempio, per un’impresa di costruzioni potrebbe essere qualificato come un “altro bene materiale” (voce B.II.4) ovvero un computer, lo stesso bene per una Società di Ingegneria può essere correttamente inquadrato come una attrezzatura specifica (voce B.II.3); analogamente i mobili e gli arredi che in genere non hanno una stretta relazione con la capacità produttiva di un’azienda, per un’impresa operante nel settore turistico-alberghiero sono indubbiamente da considerarsi della “attrezzature specifiche”.    

 

Altro requisito di cui i beni agevolabili devono essere dotati è quello della novità intesa nel senso che devono essere stati acquistati direttamente dal produttore o distributore o anche da un terzo precedente acquirente, a condizione che il bene stesso non sia mai stato utilizzato (o dato ad altri in uso) né da parte del cedente, né da alcun altro soggetto.

 

Con riferimento ai beni complessi alla cui realizzazione concorrano anche beni usati, il requisito della novità va rilevato in relazione al valore dell’intero bene.

 

In particolare, il costo relativo ai beni usati impiegati per l’ottenimento di un bene complesso, del quale va verificato il requisito della novità,  non deve essere prevalente, anche per effetto di eventuali oneri capitalizzati, rispetto al costo complessivamente sostenuto.

 

Tale circostanza dovrà sussistere sia nell’ipotesi di bene realizzato in economia che nell’ipotesi di acquisto da terzi di un bene che incorpori anche un bene usato.

 

In quest’ultimo caso, il cedente dovrà attestare che il costo del bene usato non è di ammontare prevalente rispetto al costo complessivo.

 

Modalità di effettuazione degli Investimenti

 

Sono ammesse le seguenti modalità di acquisizione dei beni agevolabili:

 

- acquisto diretto;

 

- locazione finanziaria;

 

- realizzazione in economia;

 

- contratti di appalto.

 

È opportuno rilevare che gli acquisti effettuati in locazione finanziaria o mediante appositi finanziamenti consentono di conseguire un ulteriore beneficio in termini di liquidità.

 

In proposito se, ad esempio, un’azienda acquista un bene del costo complessivo di € 100.000 mediante un contratto di leasing della durata di 5 anni, il credito d’imposta di € 45.000 (nel caso di piccola impresa) che matura con la consegna del bene, sarà fruibile con largo anticipo rispetto al pagamento dei canoni di locazione finanziaria, con i conseguenti benefici sulla liquidità aziendale.

 

Modalità di calcolo del contributo

 

Il credito d’imposta si determina applicando all’investimento agevolabile le percentuali previste dalla norma.

 

Per la determinazione dell’investimento agevolabile realizzato in ciascun anno, si applica il principio generale di competenza temporale previsto dall’art. 109, comma 1 e 2, del TUIR, a norma del quale le spese di acquisizione dei beni si considerano sostenute:

 

- per i beni mobili: alla data della consegna o spedizione, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale; se, in virtù di specifiche clausole contrattuali, non vi è coincidenza tra la data in cui avviene il trasferimento dei rischi e dei benefici e la data in cui viene trasferito il titolo di proprietà, prevale la data in cui è avvenuto il trasferimento dei rischi e dei benefici;

 

- per le prestazioni di servizi: alla data in cui sono ultimate; le stesse, ove direttamente connesse alla realizzazione dell’investimento ma non comprese nel costo di acquisto del bene, vanno capitalizzate  e si considerano sostenute alla data in cui sono ultimate;

 

- per gli investimenti realizzati in economia: i relativi costi sono determinati con riferimento alle spese complessivamente sostenute nel periodo d’imposta avuto riguardo ai criteri di competenza di cui al citato art. 109 TUIR; il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al bene (materiale e mano d’opera diretta, costi di progettazione, forniture esterne, quota di costi generali di produzione per la quota ragionevolmente imputabile al cespite) durante il periodo di fabbricazione e fino al momento in cui il bene può essere utilizzato, ivi inclusi gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione interna o presso terzi (OIC N. 16);

 

- i costi per la costruzione del cespite vanno imputati alla voce B.II.5 Immobilizzazioni in corso ed acconti fino alla data in cui il bene è disponibile e pronto per l’uso; a quella data la corrispondente immobilizzazione materiale viene iscritta nella specifica voce dell’attivo.

 

- nell’ipotesi in cui l’investimento venga realizzato attraverso un contratto di appalto a terzi, i costi si considerano sostenuti alla data di ultimazione della prestazione ovvero, in caso di stati di

 

avanzamento lavori, alla data di accettazione degli stessi. L’importo dell’investimento che rileva in ciascun periodo agevolato è commisurato, pertanto, all’ammontare dei corrispettivi liquidati in base allo stato di avanzamento lavori (S.A.L.), sia che il contratto abbia durata ultrannuale, sia infrannuale. Il riferimento alla somma liquidata sulla base del S.A.L., infatti, permette di individuare con certezza la porzione di opera realizzata e quindi agevolabile nell’ambito di ciascun periodo d’imposta.

 

La quantificazione dei costi sostenuti va effettuata ai sensi dell’art. 110 co.1 lett. a) e b) del TUIR, anche considerando eventuali oneri capitalizzati.

 

Con riferimento agli impianti e macchinari i costi accessori che concorrono a formare il valore del bene sono: i costi di progettazione, i trasporti, i dazi sulle importazioni, i costi d’istallazione, i costi e gli onorari di perizie e collaudi, i costi di montaggio e posa in opera, i costi di messa a punto (OIC N. 16).

 

Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni, escludendo eventuali costi per servizi accessori (manutenzione, assicurazione, etc.) eventualmente previsti nel contratto.

 

Le percentuali di agevolazione da applicare agli investimenti agevolabili, come sopra determinati, sono:

 

FINO AL 28/02/17

DAL 01/03/17

20% per le Piccole imprese

45% per le Piccole imprese

15% per le Medie imprese

35% per le Medie imprese

10% per le Grandi imprese

25% per le Grandi imprese

 

Per gli investimenti realizzati fino al 28/02/2017 il credito d’imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni agevolabili eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d’imposta, relativi alle medesime categorie dei beni d’investimento appartenenti alla stessa struttura produttiva, ad esclusione degli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell’investimento agevolato; con riferimento agli investimenti effettuati o da effettuarsi a decorrere dal 1° marzo 2017 il credito d’imposta è commisurato al costo complessivo dei beni agevolabili senza alcuna decurtazione a titolo di ammortamento.

 

Modalità di utilizzo del credito d’imposta

 

Le imprese beneficiarie possono utilizzare il credito:

 

- solo in compensazione ai sensi dell’art. 17 D.Lgs. 9 luglio 1997 n.241;

 

- presentando il modello di pagamento F24 esclusivamente tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline, pena il rifiuto dell’operazione di versamento;

 

- a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della ricevuta attestante la fruibilità del credito e nei limiti dell’importo maturato in relazione agli investimenti già realizzati al momento della compensazione.

 

Il codice tributo da utilizzare è il 6869, sezione Erario, colonna “Importi a credito compensati”.

 

Il campo “anno di riferimento” va valorizzato con l’anno di sostenimento dei costi, nel formato AAAA. 

 

L’ammontare del credito utilizzato in compensazione, anche in più soluzioni, non può eccedere l’importo risultante dalla ricevuta dell’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto del modello F24.

 

Il credito d’imposta in esame può essere fruito annualmente senza alcun limite quantitativo e, pertanto, per importi anche superiori al limite di 250.000 euro applicabile ai crediti d’imposta di natura agevolativa.

 

Non si applica neanche il limite generale di compensabilità di crediti di imposta e contributi di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, pari a 700.000 euro a decorrere dal 1° gennaio 2014.

 

Non trova altresì applicazione la preclusione di cui all'articolo 31 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, che prevede un divieto di compensazione ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo n. 241 del 1997 dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro.

 

Cumulabilità

 

Il nuovo comma 102 art.1 L. 208/2015 prevede che il credito di imposta sia cumulabile con gli aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammessi al beneficio, a condizione che il cumulo non porti al superamento dell’intensità o dell’importo di aiuto più elevati consentiti dalle pertinenti discipline di riferimento.

 

Il previgente divieto di cumulo (con aiuti de minimis e di Stato, quale ad es. la “Sabatini”) continua a trovare applicazione con riferimento alle acquisizioni di beni effettuate entro il 28 febbraio 2017, secondo le regole generali del TUIR.

 

Per espressa previsione di legge, come richiamata dalla Circolare N. 34/E 2016, il credito d’imposta in esame è cumulabile con la maggiorazione del 40 per cento del costo di acquisizione degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, prevista dall’articolo 1, commi da 91 a 94, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (cd. super-ammortamento) e con quella del 150% prevista dalla Legge di Bilancio 2017 (cd. iper-ammortamento). 

 

Ciò vale anche per gli investimenti effettuati nel periodo ante 1° marzo 2017, in quanto il super e l’iper ammortamento rappresentano agevolazioni di carattere generale e come tali, mancando del requisito

 

della selettività, non costituiscono aiuti di Stato.

 

Regime fiscale

 

Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi (quadro RU) relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l'utilizzo.

 

Il credito d’imposta in commento concorre alla formazione del reddito imponibile IRES e del valore della produzione ai fini IRAP.

 

Controlli

 

L’attività di controllo che sarà effettuata a posteriori dall’Agenzia delle Entrate consisterà:

 

- nella preliminare verifica dell’esistenza dei presupposti e delle condizioni fissati dalla legge per usufruire dell’agevolazione;

 

- nel riscontro dell’esatta quantificazione, nonché del corretto utilizzo in compensazione del credito spettante.

 

Periodo di sorveglianza

 

Il credito d’imposta si perde:

 

- se i beni oggetto dell'agevolazione non  entrano  in  funzione entro il secondo periodo d'imposta successivo  a  quello  della  loro acquisizione o ultimazione; in questo caso il  credito  d'imposta  e'  rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni non entrati in funzione;

 

- se, entro  il  quinto  periodo  d'imposta  successivo  a quello nel quale sono entrati in  funzione,  i  beni  sono  dismessi, ceduti  a  terzi,  destinati  a  finalità estranee all'esercizio dell'impresa ovvero  destinati  a  strutture  produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all'agevolazione; in questo caso il credito  d'imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni distolti dall’originario e legittimo impiego.

 

- qualora non venga esercitato, entro il periodo di vigilanza, il riscatto dei beni acquisiti in leasing.

 

Se nel periodo d'imposta in cui si verifica una delle suddette ipotesi, vengono acquisiti beni  della  stessa  categoria  di quelli agevolati, non è più prevista la possibilità rideterminare il credito d’imposta escludendo soltanto la quota di costo non ammortizzato degli investimenti agevolati che eccede i costi delle nuove acquisizioni.

 

Il credito d'imposta indebitamente utilizzato per effetto di una eventuale rideterminazione, deve essere versato, senza applicazione di sanzioni, entro il termine di versamento a saldo dell'imposta sui  redditi dovuta per l’esercizio in cui si verificano le  ipotesi  in commento.

 

Regime sanzionatorio

 

Qualora, a seguito dei controlli, sia  accertata  l'indebita fruizione, anche parziale,  del  credito  d'imposta,  per  il  mancato rispetto delle  condizioni  richieste  dalla  norma  ovvero  a  causa dell'inammissibilità  dei  costi  sulla  base  dei  quali  é stato determinato l'importo fruito, l'Agenzia  delle  Entrate  provvede  al recupero del relativo importo, maggiorato  di  interessi  e  sanzioni di legge.

 

In particolare si evidenzia che:

 

- in caso di utilizzo del credito di imposta in misura superiore a quella spettante, risulta applicabile la sanzione pari al trenta per cento del credito utilizzato (articolo 13, comma 4, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471);

 

- qualora, invece, sia utilizzato in compensazione un credito di imposta inesistente, è applicata la sanzione dal cento al duecento per cento della misura del credito stesso (articolo 13, comma 5, del decreto legislativo n. 471 del 1997). Per tale sanzione, peraltro, in nessun caso si applica

 

la definizione agevolata prevista dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (c.d. Ravvedimento operoso).

 

Si intende inesistente il credito in relazione al quale manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile mediante controlli di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all'articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

 

Variazioni al Programma di Investimenti

 

Non essendo espressamente vietata si può ritenere ammissibile la variazione della composizione interna dell’investimento agevolato, ovvero una distribuzione dell’investimento complessivo tra le diverse categorie di cespiti agevolabili, diversa da quella originariamente prevista, soprattutto laddove questa risponda alle mutate necessità di investimenti in funzione dell’originario obiettivo.

 

Considerazioni analoghe potrebbero farsi per una diversa articolazione temporale dell’investimento previsto, postO che le risorse prenotate sono state accantonate per ciascun progetto e per il periodo di tempo agevolabile (2016 - 2019).

 

Tuttavia, proprio perché mancano precise indicazioni su questi aspetti, sarebbe opportuno attenersi il più possibile alle previsioni di massima contenute nella Comunicazione inoltrata all’Agenzia delle Entrate.

 

Altre formalità

 

Le imprese che fruiscono del credito di imposta dovranno apporre, entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi di ciascun esercizio, su ciascun titolo di spesa relativo ai beni agevolati acquisiti nel medesimo esercizio, un timbro recante la seguente dicitura: “spesa agevolata con credito di imposta previsto all’art. 1, commi 98-108, della legge 208/2015, dichiarazione dei redditi presentata nell’anno ……”.

 

Posto il riferimento al criterio della “competenza”, si può affermare che non esistono vincoli precisi in merito alla tempistica di pagamento dei beni/servizi oggetto dell’investimento agevolabile.

 

Viceversa, pur in assenza di espresse indicazioni in tal senso, in virtù di una prassi ormai consolidata in ambito agevolativo, si ritiene opportuno che i pagamenti dei beni agevolati vengano effettuati con mezzi tracciabili.

 

                                                                                                                             

 

PER LO STUDIO VITALE

Dott.ssa Valentina Licari

Il Decreto Legge n. 193 del 22.10.2016, convertito con modificazioni nella Legge n. 225/2016, entrata in vigore il 3 dicembre u.s., ha introdotto la possibilità, per tutti i contribuenti, persone fisiche e giuridiche, che abbiano importi iscritti a ruolo impagati, di fruire di una definizione agevolata degli stessi, la c.d. “rottamazione dei ruoli”.

Con la presente circolare riassumiamo i tratti principali della sanatoria in oggetto riservandoci di fornire singolarmente i chiarimenti e gli approfondimenti relativi alle specifiche casistiche.

Somme oggetto di sanatoria  e somme escluse

Possono formare oggetto di rottamazione tutti gli importi iscritti a ruolo negli anni dal 2000 al 2016 relativi a qualsiasi imposta (Ires, Iva, Addizionali, Imposta di registro, Canone Rai, etc.), ai Contributi Inps e Inail nonché ai Contributi previdenziali dovuti alle Casse Professionali o di altra natura, nella misura in cui la riscossione sia stata affidata ad Equitalia o altro Agente.

Possono formare oggetto di definizione agevolata anche le somme affidate all’Agente della Riscossione a seguito di accertamenti esecutivi e avvisi di addebito non ancora notificati ai contribuenti alla data del 31 dicembre 2016.

Sono viceversa esclusi dal perimetro della sanatoria i carichi aventi ad oggetto:

−        le risorse tradizionali della UE (dazi doganali, Iva armonizzata, etc.);

−        l’Iva riscossa all’importazione;

−        le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;

−        i crediti derivanti da condanne della Corte dei Conti;

−      le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;

−       le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazioni contributive e previdenziali.

Le multe dovute alle violazioni del codice della strada possono formare oggetto di rottamazione limitatamente agli interessi.

In sede di conversione del D.L. 193/2016, è stata introdotta, anche per le entrate, tributarie e non, degli Enti locali, quali Regioni, Provincie, Città metropolitane, Comuni e altri, non riscosse dagli stessi, a seguito di provvedimenti di ingiunzione diretta o tramite gli Agenti della riscossione, la facoltà di avvalersi della sanatoria stabilendo le modalità di definizione tramite apposita delibera da adottare entro i 60 giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione.

 I benefici della definizione

I benefici della sanatoria consistono nel discarico delle sanzioni amministrative, degli interessi moratori inclusi nei carichi a ruolo, degli eventuali interessi di maggiore rateazione sui carichi rateizzati e delle sanzioni e somme aggiuntive dovute sui crediti previdenziali.

Restano, invece, dovuti per intero, oltre agli importi a titolo di imposta e di contributi, gli interessi per tardivo/omesso versamento, gli aggi a favore del concessionario riproporzionati alle somme dovute, le spese di notifica e le eventuali spese per le procedure esecutive avviate dal concessionario.

La procedura e gli effetti

La procedura prevede che, entro il 28 febbraio 2017, l’Agente della riscossione, tramite posta ordinaria, avvisi i debitori dei ruoli per i quali, alla data del 31 dicembre 2016, non sia stata ancora notificata la cartella esattoriale né altri atti impositivi.

Per ottenere la rottamazione dei ruoli, il debitore dovrà attivarsi presentando, entro il 31 marzo 2017, apposita domanda con la modulistica messa a disposizione dall’Agente della riscossione.

Nel modello di richiesta il contribuente dovrà indicare quali carichi a ruolo intende definire tenendo presente che la sanatoria potrà essere anche parziale.

Nella domanda dovranno essere specificate anche le modalità di pagamento con le quali il debitore intende provvedere all’adesione, potendo scegliere di versare in un’unica soluzione o in forma rateale.

Il debitore dovrà altresì indicare l’eventuale esistenza di contenziosi in corso aventi a oggetto i carichi per i quali si richiede la definizione, assumendo l’impegno, in seno alla richiesta, di rinunciare, nell’ipotesi di definizione, ai giudizi pendenti.

Successivamente alla presentazione della domanda, ed entro il termine del 31 maggio 2017, l’Agente  della riscossione comunicherà al contribuente l’entità complessiva delle somme da versare nonché l’entità e la scadenza di ciascuna rata.

A seguito della presentazione della domanda di accesso alla definizione agevolata, e limitatamente ai ruoli oggetto della stessa, l’Agente della riscossione non potrà avviare nuove azioni esecutive, ovvero iscrivere nuovi fermi amministrativi e ipoteche, e non potrà proseguire le procedure di recupero coattivo precedentemente avviate.

Restano validi gli eventuali fermi amministrativi e le iscrizioni ipotecarie già effettuate sui beni del debitore.

Per i carichi oggetto di richiesta di definizione verranno sospesi i termini di prescrizione e decadenza.

Modalità di pagamento per la definizione

La definizione dei carichi a ruolo avverrà tramite il pagamento delle somme che l’Agente della riscossione comunicherà al debitore entro il 31 maggio 2017.

Nel caso venga richiesta la rateazione nel numero massimo di 5 rate, gli importi e le scadenze delle stesse saranno i seguenti:

 

Rata

Importo dovuto

Termine

Prima

23,33 % del totale dovuto

31 luglio 2017

Seconda

23,33 % del totale dovuto

 30 settembre 2017

Terza

23,34 % del totale dovuto

30 novembre 2017

Quarta

15% del totale dovuto

30 aprile 2018

Quinta

15% del totale dovuto

30 settembre 2018

 

Sulle somme oggetto di versamento rateale saranno dovuti, con decorrenza 1° agosto 2017, gli interessi di dilazione nella misura attualmente prevista del 4,5% (art. 21, comma 1, DPR 602/1973).

Il pagamento potrà essere effettuato mediante domiciliazione sul conto corrente oppure tramite i  bollettini RAV allegati alla comunicazione o direttamente presso gli sportelli dell’Agente della riscossione.

Decadenza dal beneficio

Nell’ipotesi di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata prevista o di una soltanto di quelle in cui è stato dilazionato il debito, il contribuente decadrà dai benefici della rottamazione.

Conseguentemente riprenderanno a decorrere gli ordinari termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi oggetto della richiesta di rottamazione.

Le somme eventualmente versate per la definizione poi decaduta, verranno acquisite a titolo di acconto dell’importo originario complessivamente dovuto.

A seguito dell’intervenuta decadenza dai benefici della definizione agevolata, l’Agente della riscossione potrà riprendere o iniziare le procedure coattive per il recupero del credito mentre al debitore resterà preclusa la possibilità di richiedere il pagamento rateale delle somme residue ex articolo 19, D.P.R. 602/1973, salvo per quelle cartelle o avvisi per i quali tra la data di notifica e la data di presentazione della domanda di definizione siano trascorsi meno di sessanta giorni.

Le rateazioni in corso

Anche per i carichi oggetto di rateazioni in corso, sarà possibile richiedere la definizione agevolata a condizione che sia stato assolto il pagamento di tutte le rate pregresse, incluse quelle scadute tra il 1° ottobre e il 31 dicembre 2016.

Per la determinazione dell’importo dovuto, l’Agente della riscossione terrà conto soltanto di quanto versato dal contribuente a titolo di capitale e interessi, aggi, spese per procedure esecutive e spese di notifica, mentre resteranno definitivamente acquisite, e non potranno formare oggetto di rimborso, le somme riscosse, tramite i suddetti pagamenti rateali, a titolo di sanzioni, interessi di dilazione e moratori nonché di sanzioni e somme aggiuntive su contributi e premi previdenziali.

A seguito della presentazione della domanda di definizione, per i carichi oggetto della stessa, sono sospesi gli obblighi di pagamento delle rate derivanti da precedenti dilazioni aventi scadenza successiva al 31 dicembre 2016.

Il pagamento della prima o dell’unica rata prevista dalla sanatoria determinerà, automaticamente, la revoca della dilazione precedentemente accordata dall’Agente della riscossione.

Relativamente agli importi oggetto di una rateazione decaduta (alla data del 24.10.2016) si ritiene che non si possa accedere alla definizione agevolata per mancanza della condizione vincolante richiesta dalla norma ovvero “l’esistenza di un piano di rateazione in corso”.

Procedure da sovraindebitamento e concorsuali

Il comma 9-ter dell’articolo 6, D.L. 193/2016, disciplina le modalità di accesso alla rottamazione dei ruoli nell’ambito delle procedure di sovraindebitamento previste in favore dei soggetti non fallibili e precisamente l’accordo di ristrutturazione e il piano di sovraindebitamento.

In questi casi è previsto che i debitori possano estinguere il proprio debito al netto di sanzioni e interessi di mora provvedendo al pagamento del debito residuo, anche falcidiato, con le modalità e nei tempi previsti nel decreto di omologazione dell’accordo di ristrutturazione o nel piano del consumatore. 

Il comma 13 dell’articolo 6, D.L. 193/2016, disciplina invece la possibilità di accesso alla definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo per i debitori assoggettati a una procedura concorsuale nonché a tutte le procedure di composizione negoziale della crisi d’impresa previste dal R.D. 267/1942.

In tal caso, se gli organi delle procedure concorsuali riterranno utile e conveniente, nell’interesse della massa dei creditori, accedere alla definizione agevolata dovranno trattare le somme occorrenti per la definizione alla stregua di crediti “prededucibili”, applicando agli stessi la disciplina prevista dagli articoli 111 e 111-bis, L.F., con conseguente modifica dell’ordine di ripartizione dell’attivo.

La Legge N. 208 del 28 dicembre 2015, c.d. Legge di stabilità 2016, ha istituito un credito di imposta a favore delle imprese che effettuano, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2019, investimenti in beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, e in alcune zone delle regioni Molise, Sardegna e Abruzzo.

Di seguito si illustrano sinteticamente le disposizioni normative che regolano l’accesso all’agevolazione in commento, anche alla luce dei chiarimenti forniti dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate N. 34/E del 3 agosto 2016.

Imprese beneficiare

Possono accedere all’agevolazione tutti i soggetti titolari di reddito di impresa ai sensi dell’art.55 del TUIR, in relazione all’acquisto di beni strumentali nuovi facenti parte di un progetto di investimento iniziale.

Rientrano quindi nel perimetro dell’agevolazione gli investimenti volti:

- alla creazione di un nuovo stabilimento;

- all'ampliamento della capacità produttiva di uno stabilimento esistente;

- alla diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente;

- a un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente,

- ovvero, per le grandi imprese localizzate nelle aree di cui all’art. 107, par. 3, lett. c), del TFUE, quelli a favore di una nuova attività economica a condizione che le nuove attività che verranno svolte utilizzando gli attivi acquisiti non siano uguali o simili a quelle svolte nello stabilimento prima dell’acquisizione.

Possono beneficiare dell’agevolazione anche le imprese che intraprendono l’attività successivamente alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del credito (1° gennaio 2016).

Soggetti esclusi

L’agevolazione non si applica ai soggetti che operano nei settori:

  •        dell’industria siderurgica,
  •        dell’industria carbonifera,
  •        della costruzione navale,
  •        delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture,
  •        della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche,
  •        nonché nei settori creditizio, finanziario e/o assicurativo.

Alle imprese attive nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli, nel settore della pesca e dell'acquacoltura, e nel settore della trasformazione e della commercializzazione di prodotti agricoli, della pesca e dell'acquacoltura, che effettuano l'acquisizione di beni strumentali nuovi, gli aiuti sono concessi nei limiti e alle condizioni previsti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato nei settori agricolo, forestale, delle zone rurali e ittico.

L’agevolazione non si applica altresì alle imprese in difficoltà come definite dalla comunicazione della Commissione europea 2014/C 249/01, del 31 luglio 2014.

Misura dell’agevolazione

Il credito d’imposta spetta nella misura massima del:

  •        20 per cento per le piccole imprese,
  •        15 per cento per le medie imprese e
  •        10 per cento per le grandi imprese.
  • per ciascun progetto di investimento, su un importo massimo agevolabile pari a       
  •        1,5 milioni di euro per le piccole imprese,
  •        5 milioni di euro per le medie imprese e
  •        15 milioni di euro per le grandi imprese.

Le suddette percentuali vanno applicate al valore dell’investimento netto agevolabile determinato secondo le indicazioni che seguono.

Beni agevolabili e beni esclusi

Sono agevolabili gli investimenti, relativi all’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, alla realizzazione in economia o mediante contratto di appalto, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nelle aree ammissibili.

I beni agevolabili devono possedere il requisito della “strumentalità”, ovvero devono essere impiegati come strumenti di produzione all’interno del processo produttivo aziendale, e il requisito della “novità”.

Sono pertanto esclusi:

  •         gli investimenti di mera sostituzione;
  •          i beni merce;
  •          i materiali di consumo;
  •          gli investimenti in beni, a qualunque titolo, già utilizzati.

La circolare 34/E ha precisato che possono essere oggetto dell’agevolazione in esame anche i beni che vengono esposti in show room ed utilizzati esclusivamente dal rivenditore a solo scopo dimostrativo, in quanto si ritiene che, con queste limitazioni, il bene non perda il requisito della novità.

Con riferimento ai beni complessi alla cui realizzazione concorrano anche beni usati, il requisito della novità va rilevato in relazione al valore dell’intero bene.

In particolare, il costo relativo ai beni usati impiegati per l’ottenimento di un bene complesso, del quale va verificato il requisito della novità,  non deve essere prevalente rispetto al costo complessivamente sostenuto.

Tale circostanza dovrà sussistere sia nell’ipotesi di bene realizzato in economia che nell’ipotesi di acquisto da terzi di un bene che incorpori anche un bene usato. In quest’ultimo caso, il cedente dovrà attestare che il costo del bene usato non è di ammontare prevalente rispetto al costo complessivo.

La quantificazione dei costi sostenuti va effettuata ai sensi dell’art. 110 co.1 lett. a) e b) del TUIR, anche considerando eventuali oneri capitalizzati, e l’imputazione al periodo di vigenza dell’agevolazione ed al singolo esercizio va fatta in base al principio di competenza di cui all’art.109 del TUIR.

Determinazione dell’investimento agevolabile

Ai fini della individuazione dell’importo agevolabile, la norma stabilisce che “il credito d’imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni agevolabili eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d’imposta, relativi alle medesime categorie dei beni d’investimento appartenenti alla stessa struttura produttiva, ad esclusione degli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell’investimento agevolato. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni.”

Si evidenzia che la maggiorazione del 40 per cento del costo di acquisizione degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi (c.d. super ammortamento) non rileva ai fini della determinazione del valore degli investimenti netti su cui calcolare il credito d’imposta, fermo restando che sui beni agevolati è possibile applicare il super-ammortamento nei limiti ad alle condizioni previste dalla legge (Art.1 commi da 91 a 94 L. 28/12/2015 N. 208).

Per la determinazione dell’investimento netto agevolabile, occorre portare in diminuzione del costo complessivo dei beni agevolabili acquisiti nel periodo d’imposta anche gli “ammortamenti figurativi” relativi ai beni (appartenenti alle categorie agevolabili) detenuti in leasing ed utilizzati nella medesima struttura produttiva, tenendo conto del costo di acquisizione del bene da parte del concedente e dei coefficienti di ammortamento previsti dal D.M. 31/12/1988.

Richiesta di fruizione del beneficio

Condizione necessaria ma non sufficiente per la fruizione del Credito d’imposta in esame è la presentazione di un’apposita comunicazione telematica all’Amministrazione Finanziaria, a partire dal 30 giugno 2016 e fino al 31 dicembre 2019.

Gli investimenti indicati nella comunicazione possono essere già stati avviati, a decorrere dal 1° gennaio 2016, ma non devono essere stati portati a termine o completamente attuati prima dell’invio della comunicazione.

L’Agenzia delle Entrate, verificata la correttezza formale dei dati dichiarati e effettuate le verifiche antimafia, previste nel caso in cui il credito d’imposta prenotato sia superiore ad euro 150.000, comunica alle imprese l’autorizzazione alla fruizione del credito d’imposta.

Utilizzo del credito di imposta e regime fiscale

Il beneficiario può utilizzare il credito:

  •       solo in compensazione,
  •      presentando il modello di pagamento F24 esclusivamente tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline, pena il rifiuto dell’operazione di versamento;
  •       a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della ricevuta attestante la fruibilità del credito e nei limiti dell’importo maturato in relazione agli investimenti già realizzati al momento della compensazione.

ll credito d’imposta non è cumulabile con aiuti de minimis e con altri aiuti di stato che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammessi al beneficio.

Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi (quadro RU) relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l'utilizzo.

In assenza di un’espressa esclusione normativa, il credito d’imposta in commento è da considerarsi rilevante ai fini fiscali e dunque tassabile ai fini IRPEF, IRES ed IRAP.

Limiti di utilizzo

L’ammontare del credito utilizzato in compensazione, anche in più soluzioni, non può eccedere l’importo risultante dalla ricevuta dell’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto del modello F24.

Il credito d’imposta in esame può essere fruito annualmente senza alcun limite quantitativo e, pertanto, per importi anche superiori al limite di 250.000 euro applicabile ai crediti d’imposta di natura agevolativa.

Non si applica neanche il limite generale di compensabilità di crediti di imposta e contributi di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, pari a 700.000 euro a decorrere dal 1° gennaio 2014.

Non trova altresì applicazione la preclusione di cui all'articolo 31 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, che prevede un divieto di compensazione ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo n. 241 del 1997 dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro.

Perdita e/o rideterminazione del credito d’imposta

Il credito d’imposta si perde:

  1.    se i beni oggetto dell'agevolazione non entrano in funzione entro il secondo periodo d'imposta successivo a quello della loro acquisizione o ultimazione; in questo caso il credito d'imposta è  rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni non entrati in funzione;
  2.    se, entro il quinto  periodo d'imposta successivo  a quello nel quale sono entrati in  funzione, i beni  sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ovvero destinati a  strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all'agevolazione; in questo caso il credito  d'imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni richiamati.
  3.    qualora non venga esercitato, entro il periodo di vigilanza, il riscatto dei beni acquisiti in leasing.

Se tuttavia, nel periodo d'imposta in cui si verifica una delle suddette ipotesi, vengono acquisiti beni  della stessa categoria di quelli agevolati, il credito d'imposta é rideterminato escludendo il costo non ammortizzato degli investimenti agevolati per la parte che eccede i costi delle nuove acquisizioni.

Il credito d'imposta indebitamente utilizzato per effetto delle suddette ipotesi di rideterminazione, deve essere versato, senza applicazione di sanzioni, entro  il termine di versamento a saldo dell'imposta sui  redditi dovuta per l’esercizio in cui si verificano le  ipotesi  in commento.

Qualora, a seguito dei controlli, sia accertata l'indebita fruizione, anche parziale, del credito d'imposta  per il mancato rispetto delle condizioni richieste  dalla  norma ovvero a causa dell'inammissibilità dei  costi sulla base dei quali è stato determinato l'importo fruito, l'Agenzia delle Entrate provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni di legge.

L’INAIL, in attuazione dell’art. 11, comma 5, del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., ha pubblicato gli avvisi regionali contenenti  le modalità operative per l’ottenimento dei contributi in oggetto.

Di seguito si riportano gli elementi essenziali del Bando relativo alla Regione Sicilia, onde poter valutare l’opportunità per le imprese di concorrere all’assegnazione delle relative risorse.

PROGETTI AMMESSI A CONTRIBUTO

Sono ammessi a contributo i progetti ricadenti in una delle seguenti tipologie:

  1.       Progetti d’investimento volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori;
  2.       Progetti per l'adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale;
  3.       Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto.

Per ciascuna delle tre tipologie di progetto, sono previste apposite caratteristiche, i documenti da presentare in fase di domanda e di rendicontazione, le spese ammissibili e la loro entità massima nonché i parametri e i relativi punteggi utili per il raggiungimento della soglia minima di ammissibilità pari 120 punti.

Ogni impresa può presentare un solo progetto riguardante una sola unità produttiva e una sola tipologia tra quelle sopra indicate.

RISORSE FINANZIARIE DESTINATE AI CONTRIBUTI

Lo stanziamento previsto per la Regione Sicilia è pari a complessivi Euro 17.538.923 di cui:

  • Euro 12.277.246 per i progetti di investimento volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori ed i progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale;
  • Euro 5.261.677 per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto.

REQUISITI DEI DESTINATARI E CONDIZIONI DI AMMISSIBILITA'

I soggetti destinatari dei contributi sono le imprese, anche individuali, aventi i seguenti requisiti:

    • avere nel territorio della Regione l'unità produttiva per la quale intende realizzare il progetto;
    • essere iscritta nel Registro delle Imprese o all'Albo delle Imprese Artigiane;
    • non essere in stato di liquidazione volontaria, né sottoposta ad alcuna procedura concorsuale;
    • essere in regola con gli obblighi assicurativi e contributivi di cui al Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC);
    • non aver chiesto, né aver ricevuto, altri contributi pubblici sul progetto oggetto della domanda;
    • non aver ottenuto il provvedimento di ammissione al contributo per uno degli Avvisi pubblici INAIL 2012, 2013 o 2014 per gli incentivi alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
    • non aver ottenuto il provvedimento di ammissione al finanziamento per il Bando FIPIT 2014.

I suddetti requisiti e condizioni di ammissibilità devono essere mantenuti anche successivamente alla presentazione della domanda, fino alla realizzazione del progetto ed alla sua rendicontazione.

I progetti di tipologia 1 (progetti di investimento) devono consentire all’Azienda di conseguire un miglioramento documentato delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori rispetto alle condizioni preesistenti e riscontrabile con quanto riportato nella valutazione dei rischi aziendali.

I progetti di tipologia 2 (progetti per l'adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale) devono riguardare tutti i lavoratori facenti capo ad un unico datore di lavoro, anche se operanti in più sedi o più regioni.

Per i progetti di tipologia 3 (Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto) sono esclusi gli interventi su strutture delle quali l'azienda richiedente detiene la proprietà ma che ha dato in locazione ad altra azienda.

Sono invece ammessi gli interventi richiesti dall'azienda locataria dell'immobile oggetto dell'intervento.

Per i progetti di questa tipologia la presenza di materiali contenenti amianto deve essere riscontrabile nel documento di valutazione dei rischi (DVR).

AMMONTARE DEL CONTRIBUTO

Il contributo ottenibile è un contributo in conto capitale pari al 65% delle spese ammesse, sostenute e documentate al netto dell'IVA.

Il contributo massimo erogabile è pari a € 130.000.

Il contributo minimo ammissibile è pari a € 5.000.

I contributi rispettano le condizioni e le limitazioni della normativa comunitaria relativa agli aiuti "de minimis".

SPESE AMMESSE A CONTRIBUTO

Sono ammesse a contributo:

- le spese direttamente necessarie alla realizzazione del progetto;

- le eventuali spese accessorie o strumentali funzionali alla realizzazione dello stesso e indispensabili per la sua completezza;

- le eventuali spese tecniche, entro determinati limiti.

Le spese ammesse a contributo devono essere riferite a progetti non realizzati e non in corso di realizzazione alla data del 5 maggio 2016.

SPESE NON AMMESSE A CONTRIBUTO

Non sono ammesse a contributo le spese relative all'acquisto o alla sostituzione di:

  • dispositivi di protezione individuale;
  • veicoli, aeromobili e imbarcazioni;
  • impianti per l'abbattimento di emissioni o rilasci nocivi all'esterno degli ambienti di lavoro, o comunque qualsiasi altra spesa mirata esclusivamente alla salvaguardia dell'ambiente;
  • hardware, software e sistemi di protezione informatica fatta eccezione per quelli dedicati all'esclusivo funzionamento di impianti o macchine oggetto del progetto di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza;
  • mobili e arredi (scrivanie, armadi, scaffalature fisse, sedie e poltrone, ecc.);
  • ponteggi fissi.

Non sono inoltre ammesse a contributo le spese relative a:

  • trasporto del bene acquistato;
  • sostituzione di macchine di cui l'impresa richiedente il contributo non ha la piena proprietà;
  • ampliamento della sede produttiva con la costruzione di un nuovo fabbricato o con ampliamento della cubatura preesistente;
  • consulenza per la redazione, gestione ed invio telematico della domanda di contributo;
  • adempimenti inerenti alla valutazione dei rischi di cui agli artt. 17, 28 e 29 del D. Lgs 81/2008 e s.m.i.;
  • manutenzione ordinaria degli ambienti di lavoro, di attrezzature, macchine e mezzi d'opera;
  • adozione e/o certificazione e/o asseverazione dei progetti di tipologia 2 (progetti per l'adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale) relativi ad imprese senza dipendenti o che annoverano tra i dipendenti esclusivamente il datore di lavoro e/o i soci;
  • compensi ai componenti degli Organismi di vigilanza nominati ai sensi del D. Lgs 231/2001;
  • acquisizioni tramite locazione finanziaria (leasing);
  • acquisto di beni usati;
  • acquisto di beni indispensabili per avviare l'attività dell'impresa;
  • costi del personale interno: personale dipendente, titolari di impresa, legali rappresentanti e soci;
  • costi autofatturati.

MODALITÀ' DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

Le domande devono essere presentate in modalità telematica, secondo le seguenti 3 fasi successive:

  1.  accesso alla procedura on line e compilazione della domanda;
  2.  invio della domanda on line;
  3.  invio della documentazione a completamento della domanda.

COMPILAZIONE DELLA DOMANDA

Prerequisito necessario per accedere alla procedura di compilazione della domanda è che l'impresa sia in possesso delle credenziali di accesso ai servizi on line Inail (Nome Utente e Password).

Una volta effettuata la registrazione, fino alle ore 18,00 del giorno 5 maggio 2016, sarà possibile:

-  effettuare simulazioni relative al progetto da presentare;

-  verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità;

-  salvare la domanda inserita;

-  effettuare la registrazione della propria domanda.

Dal 12 maggio 2016 le imprese che hanno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista e hanno salvato definitivamente la propria domanda effettuandone la registrazione riceveranno un codice identificativo da utilizzare per l’invio telematico.

Le domande saranno collocate in ordine cronologico di arrivo sulla base dell'orario registrato dai sistemi informatici INAIL.

Le date e gli orari dell'apertura e della chiusura dello sportello informatico per l'invio delle domande, saranno pubblicati a partire dal 19 maggio 2016.

Gli elenchi cronologici di tutte domande inoltrate saranno pubblicati, entro 7 giorni dalla ultimazione della fase di invio, con evidenza di quelle collocatesi in posizione utile per l'ammissibilità al contributo, ovvero fino alla capienza della dotazione finanziaria.

CRITERI DI PRECEDENZA A PARITÀ' DI POSIZIONE

Nel caso di ex aequo delle domande collocate nell'ultima posizione degli elenchi cronologici utile per l'ammissibilità al contributo l'ordine viene stabilito secondo i seguenti criteri da applicarsi nella sequenza sottoindicata:

- contributo richiesto minore;

- importo del progetto maggiore;

- data iscrizione alla CCIAA meno recente;

- possesso del rating di legalità di cui al Decreto MEF-MISE 20/2/2014 n. 57 per le imprese con fatturato superiore a 2 milioni di euro.

INVIO DELLA DOCUMENTAZIONE A COMPLETAMENTO DELLA DOMANDA

Le imprese collocate in posizione utile per il finanziamento dovranno far pervenire alla Sede INAIL territorialmente competente, a pena di decadenza, entro il termine di 30 giorni decorrente dal giorno successivo a quello di pubblicazione degli elenchi delle domande ammesse al contributo:

- la copia della domanda telematica generata dal sistema, debitamente sottoscritta dal titolare o dal legale rappresentante;

- tutti gli altri documenti, previsti per la specifica tipologia di progetto.

VERIFICA TECNICO AMMINISTRATIVA

Nei 30 giorni successivi all’inoltro della documentazione a completamento della domanda, l'INAIL avvierà il procedimento di riscontro di tutti gli elementi dichiarati nella domanda on-line e la corrispondenza con i parametri che hanno determinato l'attribuzione dei punteggi, potendo invitare l'impresa ad integrare la documentazione e/o a fornire chiarimenti. Qualora l'impresa non provveda ad ottemperare alla richiesta di integrazione dei documenti entro il termine perentorio di 20 giorni decorrenti dalla data di ricevimento del suddetto invito, la domanda non verrà ammessa.

Completata l'istruttoria, nel rispetto del termine di 120 giorni, l’INAIL comunicherà all'impresa richiedente il provvedimento relativo all'esito della verifica.

ANTICIPAZIONE PARZIALE DEL CONTRIBUTO

L'impresa il cui progetto comporti un contributo di ammontare pari o superiore a € 30.000,00 può richiedere un'anticipazione fino al 50% dell'importo del contributo stesso, previo rilascio, all’esito positivo della verifica tecnico-amministrativa, di apposita fidejussione, incondizionata ed escutibile a prima richiesta, a favore dell’INAIL.

TERMINI DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO

In caso di ammissione al finanziamento, il progetto deve essere realizzato (e rendicontato) entro 12 mesi (365 giorni) decorrenti dalla data di ricezione della comunicazione di esito positivo della verifica tecnico amministrativa o dalla data di avvio degli investimenti (a partire dal 6 maggio 2016).

Il termine per la realizzazione del progetto (e per la rendicontazione) è prorogabile su richiesta motivata dell'impresa per un periodo non superiore a sei mesi.

MODALITÀ' DI RENDICONTAZIONE ED EROGAZIONE DEL CONTRIBUTO

La verifica della documentazione attestante la realizzazione del progetto (fatture, ricevute, ecc.) sarà completata entro 90 giorni dal ricevimento della stessa, decorsi i quali, la Sede INAIL territorialmente competente, comunicherà all'impresa richiedente il provvedimento relativo all'esito di tale verifica.

REALIZZAZIONE DEL PROGETTO

II progetto deve essere realizzato conformemente a quanto descritto in sede di domanda ed ammesso al contributo.

Qualora in fase di rendicontazione si riscontrasse una incompleta o parziale realizzazione del progetto, il contributo verrà erogato solo per la parte effettivamente realizzata, a condizione che:

  1. per i progetti di investimento di cui alla tipologia 1 sia assicurata la coerenza dell'intervento realizzato al fattore di rischio/causa di infortunio alla quale si è fatto riferimento all'atto della richiesta del finanziamento;
  2. per i modelli organizzativi di cui alla tipologia 2 sia assicurata la rispondenza al modello organizzativo gestionale che si è chiesto di realizzare.

Diversamente, per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto non è consentita la realizzazione parziale del progetto ammesso a contributo a seguito della verifica tecnico amministrativa.

OBBLIGHI DEI SOGGETTI BENEFICIARI

Oltre a quanto già specificato, i soggetti beneficiari sono tenuti a:

  1. comunicare tempestivamente eventuali variazioni di sede e deliberazioni di liquidazione volontaria dell'impresa richiedente;
  2. curare la conservazione della documentazione amministrativa, tecnica, contabile relativa al contributo per i 5 anni successivi alla data di erogazione della rata di saldo del contributo;
  3. non alienare, né cedere, né distrarre i beni acquistati o realizzati nell'ambito del progetto prima dei 2 anni successivi alla data di erogazione del saldo;
  4. mantenere il modello organizzativo di cui alla tipologia 2 (allegato 2) per i 3 anni successivi alla data di erogazione del saldo del contributo. In caso di certificazione la stessa va mantenuta per un triennio a decorrere dalla data della certificazione;
  5. in caso di cessione d'azienda, trasferire al soggetto subentrante le obbligazioni derivate dalla concessione del contributo, inviandone notizia all'INAIL;
  6. rendere tracciabili tutti i movimenti finanziari relativi al programma di investimenti che pertanto dovranno essere effettuati esclusivamente tramite bonifico e registrati su un conto corrente indicato in sede di domanda ed oggetto di tempestiva comunicazione alla Sede INAIL competente  in caso di variazione.

Il Legislatore, allo scopo di contrastare le frodi ed il fenomeno dell’evasione dell’Iva nelle operazioni che vedono coinvolta, quale cessionaria o committente, la Pubblica Amministrazione (di seguito P.A.), ha introdotto alcune disposizioni volte a garantire, da un lato, l’Erario dal rischio di mancato versamento dell’Iva addebitata in fattura da parte dei fornitori e, dall’altro, gli acquirenti dal rischio di coinvolgimento nelle frodi commesse da propri fornitori o da terzi.

In particolare l’art. 1, comma 629, lettera b) della Legge di Stabilità 2015 (L. 23/12/2014 n. 190), ha inserito, a decorrere dal 1° gennaio 2015, nel corpo del DPR 633/1972 (c.d. Decreto IVA) il nuovo art. 17-ter rubricato “operazioni effettuate nei confronti di enti pubblici”.

Il D.M. 23 gennaio 2015, successivamente corretto dal D.M. 20 febbraio 2015, ha dato poi corpo alla predetta norma prevedendo che, in relazione agli acquisti di beni e servizi effettuati dalle PP.AA., l’Iva evidenziata in fattura dal cedente/prestatore dovrà essere versata all’Erario direttamente dall’Ente pubblico cessionario/committente, il quale quindi scinderà il pagamento del corrispettivo, effettuato al proprio fornitore, dal pagamento della relativa imposta; da qui il nome di “scissione dei pagamenti” con cui si fa sinteticamente riferimento alla normativa in esame.

Allo stesso scopo sono state anche ampliate le fattispecie in relazione alle quali trova applicazione il meccanismo dell’inversione contabile (meglio noto come c.d. reverse charge) e  che potenzialmente possono vedere coinvolti anche soggetti appartenenti alle PP.AA.

Nel presente contributo ci si soffermerà in particolare sul meccanismo della “scissione dei pagamenti”, rinviando ad un altro approfondimento l’analisi delle novità in materia di reverse charge.

 

 Ambito oggettivo

                Il meccanismo della “scissione dei pagamenti” si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi, di cui agli artt. 2 e 3 del DPR n. 633 del 1972, effettuati, nel territorio dello Stato, verso le Pubbliche Amministrazioni individuate dalla norma, sia che l’Ente pubblico agisca in veste istituzionale, sia che agisca nell’esercizio di una propria attività d’impresa.

Le sole eccezioni, in presenza delle quali non si applica il meccanismo dello split payment , si hanno:

  1.       quando l’Ente pubblico cessionario/committente, agendo nell’esercizio dell’attività commerciale,  acquisti beni e servizi per i quali sia tenuto ad applicare la disciplina del reverse chargeai sensi dell’art. 17 del Decreto Iva;
  2.       quando l’Ente pubblico eroghi compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenuta alla fonte sia a titolo d’imposta definitiva che a titolo di ritenuta d’acconto; in quest’ultimo caso troverà comunque applicazione la tradizionale disciplina dell’Iva differita ai sensi dell’art. 6 del DPR n. 633/72;
  3.       quando l’Ente pubblico effettui acquisti di beni e/o servizi soggetti a regimi speciali Iva che non prevedono l’esposizione dell’imposta in fattura (c.d. ad “aliquota zero”), come nel caso del regime del margine, del regime delle agenzie di viaggio, del regime di franchigia delle piccole imprese, etc.

La “scissione dei pagamenti” riguarda le operazioni documentate mediante fattura emessa dai fornitori, ai sensi dell’art. 21 del DPR n. 633 del 1972, dovendosi, pertanto, escludere dal predetto meccanismo le operazioni certificate dal fornitore mediante il rilascio della ricevuta fiscale o dello scontrino o mediante altre modalità semplificate di certificazione, specificatamente previste per legge.

 

 Ambito soggettivo

Le Amministrazioni Pubbliche destinatarie della disciplina della “scissione dei pagamenti” sono:

-          lo Stato e altri soggetti qualificabili come organi dello Stato, ancorché dotati di autonoma personalità giuridica, ivi compresi, ad esempio, le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM).

-          gli Enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane) ed i consorzi tra essi costituiti, ivi incluse le Comunità montane, le Comunità isolane e le Unioni di Comuni.

-          le Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (C.C.I.A.A.) e le Unioni regionali delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura;

-      gli Istituti universitari;

-           le Aziende sanitarie locali;

-           gli enti ospedalieri, ad eccezione degli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera, i quali, ancorché dotati di personalità giuridica, operano in regime di diritto privato;

-           gli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (I.R.C.C.S.);

-           gli enti pubblici di assistenza e beneficenza, ossia, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) e Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP);

 -          gli enti pubblici di previdenza (INPS, Fondi pubblici di previdenza).

Detta elencazione deve considerarsi tassativa, sicchè la disciplina dello split payment non può trovare applicazione nei confronti di tutti quegli altri enti pubblici economici che operano con un’organizzazione imprenditoriale di tipo privatistico nel campo della produzione di beni e di servizi, perseguendo fini propri ancorchè di interesse collettivo.

 

Decorrenza

Sulla base dei chiarimenti intervenuti con la Circolare A.E. n. 1/E/15, la disposizione in esame trova applicazione in relazione alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015 per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifichi successivamente a tale data.

                In merito all’esigibilità dell’imposta, la norma prevede che, per le operazioni soggette allo split payment, l’imposta diviene esigibile al momento del pagamento della fattura ovvero, su opzione dell’amministrazione acquirente, al momento della ricezione della fattura.

Viceversa non rientrano nell’ambito applicativo dello split payment  tutte le operazioni già fatturate all’ente pubblico alla data del 31 dicembre 2014 ancorchè non si sia ancora verificata l’esigibilità dell’imposta.

                Analogamente, eventuali cessioni di crediti nei confronti della PA, relativi a fatture ad esigibilità differita, perfezionatesi anteriormente al 1° gennaio 2015, restano escluse dal meccanismo dello split payment.

                Si tenga presente, sempre in tema di decorrenza, che la definitività della norma in esame è subordinata, ai sensi del comma 632 della legge di Stabilità 2015, al rilascio di un’espressa autorizzazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea. Qualora tale autorizzazione dovesse essere rifiutata, per gli aspetti operativi, occorrerà attendere specifiche indicazioni da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

 

Aspetti contabili e documentali

                Dal punto di  vista delle modalità di fatturazione verso le PP.AA. in regime di “scissione dei pagamenti”, si evidenzia che le fatture emesse dovranno continuare ad esporre l’Iva nella misura applicabile in virtù della specifica operazione e dovranno essere regolarmente contabilizzate ai sensi degli artt. 23 e 24 del D.P.R. 633/72.

                Tuttavia, dal momento che l’imposta non sarà incassata dal cedente/prestatore, lo stesso non dovrà farla concorrere alla liquidazione Iva del periodo di riferimento.

Nella sostanza, ogni fattura dovrà essere annotata nel registro Iva vendite, esponendo sia l’imponibile che l’Iva ma utilizzando uno specifico codice Iva che qualifichi esattamente tale fattispecie al fine di eseguire correttamente la liquidazione periodica e cioè senza far affluire l’Iva esposta nelle suddette fatture nel monte dell’Iva a debito di periodo.

Pertanto, a fronte di un’iniziale registrazione delle fatture in esame con le ordinarie modalità, sarà poi opportuno procedere ad un’ulteriore scrittura contabile con cui stornare da un lato (in dare) l’Iva addebitata in fattura alla P.A. e dall’altro (in Avere) l’importo del credito che sarà di fatto pagato dall’Ente pubblico.

Sarà opportuno poi che l’Iva stornata venga evidenziata in un apposito conto denominato ad es. “Iva da split payment” o “Iva ex art. 17-ter DPR n. 633/72” anche allo scopo di facilitarne il controllo in ipotesi di richiesta di “rimborso prioritario” di cui si dirà nel proseguio. 

Nelle fatture soggette alla disciplina in esame dovrà essere data evidenza della norma applicata inserendo l’indicazione “operazione soggetta a scissione dei pagamenti ai sensi dell’art. 17-ter D.P.R. n. 633/72” o altra equivalente.

 

Rimborsi prioritari

L’applicazione del meccanismo della “scissione dei pagamenti” comporterà, a carico dei soggetti che operano frequentemente con la P.A., la conseguenza di far loro maturare forti crediti Iva, proprio per il fatto di non potere scomputare l’Iva a credito sugli acquisti dall’Iva addebitata agli Enti Pubblici che non la verseranno più ai propri fornitori/prestatori ma direttamente all’Erario.

Per stemperare questo impatto negativo, il D.M. 23/01/2015, ha introdotto la possibilità di richiedere il rimborso Iva in via prioritaria anche in assenza dei requisiti previsti dall’art. 2 del D.M. 22 marzo 2007.

L’unico limite al rimborso, che potrà essere richiesto anche con cadenza trimestrale, è rappresentato dal fatto che l’importo rimborsabile non può essere superiore all’ammontare complessivo dell’imposta applicata in regime di split payment nel periodo cui la richiesta di rimborso si riferisce.

 

Modalità di versamento dell’IVA da parte degli Enti Pubblici 

                Per completezza di informazione si rappresenta che, a regime, l’Ente pubblico che riceverà fattura soggetta a “scissione dei pagamenti” potrà autonomamente decidere se considerare l’imposta esigibile:

  1.       al momento della ricezione della fattura (intesa come data di emissione);
  2.       al momento del pagamento.
  3.       versando con un singolo modello F24 l’Iva dovuta in relazione a ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;
  4.        versando cumulativamente l’Iva dovuta in relazione a tutte le fatture la cui imposta è divenuta esigibile nello stesso giorno;
  5.       versando cumulativamente, entro il giorno 16 di ciascun mese, l’Iva dovuta in relazione alle fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile nel mese precedente.

Inoltre il versamento dell’imposta da parte della P.A. acquirente potrà essere effettuato con le seguenti modalità:

Allo scopo di consentire agli Enti pubblici di adeguarsi alle nuove disposizioni normative, è stato stabilito il termine iniziale del 16 arile 2015 quale termine entro cui le PP.AA. potranno provvedere al versamento di tutta l’Iva divenuta esigibile nel corso del primo trimestre 2015.

                Nel caso in cui l’Ente pubblico non provveda al corretto versamento dell’Iva trattenuta , il comma 633 della Legge di Stabilità 2015, prevede che allo stesso vengano applicate le sanzioni previste dall’art. 13 D.Lgs. n. 471/97 come per le imprese ed i professionisti che non ottemperino ai medesimi adempimenti.

 

 Periodo transitorio

In considerazione delle numerose incertezze normative esistenti in materia, almeno fino all’emanazione della Circolare A.E. N. 1/E del 9 febbraio 2015, è stato stabilito che, ove le PP.AA. abbiano corrisposto ai propri fornitori/prestatori l’Iva addebitata sulle fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2015 e, a sua volta, il fornitore abbia fatto affluire alla liquidazione periodica l’Iva incassata dalle PP.AA., non occorrerà effettuare alcuna variazione.

Viceversa, ove il fornitore abbia erroneamente emesso fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti”, lo stesso dovrà correggere il proprio operato emettendo una nota di variazione di sola Iva in virtù della quale i cessionari/committenti pubblici che la riceveranno dovranno corrisponderne al fornitore il relativo importo.

L’esigenza di disciplinare i rapporti di debito e credito con la Pubblica Amministrazione, nonché l’esigenza di fornire alle Imprese una maggiore liquidità, anche mediante il supporto del sistema bancario,  ha indotto il Governo, in attuazione di quanto previsto  dall’art.31 co. 1-bis del lontano D.L. n. 78/10, a varare una serie di decreti attuativi volti a rendere più concreta la possibilità di liquidare i crediti vantati dalle Imprese verso le PP.AA.