Sostegno allo sviluppo di start-up che commercializzano prodotti e servizi innovativi oppure che hanno inserito all’interno dei loro processi produttivi innovazioni significative per lo sviluppo di prodotti e servizi altrettanto innovativi.

Con questo presupposto si conferma, anche quest’anno, al grande pubblico il finanziamento “Smart&Start Italia 2024” di Invitalia, che tende la mano anche ai nuovi progetti made in Italy, sin dalla loro costituzione, essendo considerati motore principale per lo sviluppo e la crescita dell’economia del Paese. L’incentivo è a sportello: non ci sono graduatorie né scadenze.

Invitalia, infatti, mette a disposizione delle imprese innovative un finanziamento a tasso zero, garantendo loro la copertura fino all’80% dei costi ammissibili destinati alla creazione dell’attività imprenditoriale e finanziando progetti con spese tra i 100mila euro ed 1 milione e mezzo di euro. La percentuale di finanziamento può arrivare anche al 90% se la startup è costituita interamente da donne o da giovani sotto i 36 anni, oppure se tra i soci vi sia almeno un esperto che possiede un dottorato di ricerca o certificazioni equivalenti da massimo 6 anni e sia impegnato stabilmente all’estero per attività di ricerca o didattica da almeno 3 anni.

Sono, però, necessari determinati requisiti per potervi accedere: essere nuove imprese innovative, avere sede legale e operativa in Italia ed avere un progetto di investimento coerente con quelle che sono le finalità del programma.

Chi può accedere all’agevolazione sono le Piccole e medie imprese innovative, ma anche un team di persone fisiche che vogliono costituire una start-up in Italia oppure le imprese straniere che si impegnano a istituire almeno una sede in territorio italiano.

Ulteriore “incoraggiamenti” sono riservati alle start-up avviate in Sicilia, Calabria, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Campania e Molise. Per loro, infatti, è previsto un contributo a fondo perduto pari al 30% del finanziamento concesso. In questo modo, anziché prevedere la restituzione dell’intera quota fornita, avranno la possibilità di restituire solo il 70% dell’agevolazione.

L’obiettivo è chiaro: stimolare una nuova cultura imprenditoriale legata all’economia digitale, valorizzare i risultati della ricerca scientifica e tecnologica e incoraggiare, soprattutto, il rientro dei “cervelli in fuga”… all’estero, auspicandone il ritorno.

Il bando Smart&Start Italia finanzia i piani di investimento comprendenti categorie di spese ben precise e che elenchiamo di seguito per una rapida consultazione:

  • Impianti, macchinari e attrezzature tecnologici nuovi di fabbrica purchè siano coerenti e funzionali all’attività d’impresa;
  • Immobilizzazioni immateriali necessarie all’attività oggetto dell’iniziativa agevolata quali brevetti, marchi e licenze, certificazioni, know-how e conoscenze tecniche anche non brevettate correlate alle esigenze produtiv e gestionali dell’impresa;
  • Servizi funzionali alla realizzazione del progetto di investimento quali costi di progettazione e sviluppo, personalizzazioni e collaudo di soluzioni architetturali informatiche e di impianti tecnologici produttivi, consulenze specialistiche tecnologiche, servizi forniti da incubatori e accelleratori d’impresa e quelli relativi al marketing ed al web-marketing;
  • Personale dipendente e collaboratori , in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, in possesso di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera nella misura in cui sono impiegati funzionalmente nella realizzazione del piano d’impresa.

Inoltre, è ammissibile a contribuzione un importo pari al 20% delle suddette spese a copertura delle esigenze di capitale circolante connesse al sostenimento di spese per materie prime, servizi necessari allo svolgimento delle attività d’impresa e godimento di beni di terzi.

Ma attenzione a un particolare di non poco conto. Il progetto di investimento presentato deve essere affine alle finalità del programma di finanziamento: deve avere una forte componente innovativa e deve dimostrare di possedere le  capacità di generare ricavi e nuovi posti di lavoro, avendo alle spalle una struttura organizzativa adeguata per poter garantire una corretta gestione del finanziamento.

La condizione secondo cui la sede legale – luogo in cui vengono registrati i documenti ufficiali dell’impresa – e la sede operativa – luogo in cui l’impresa svolge la propria attività economica, che non deve essere iniziata da più di 60 mesi – siano ben evidenti è voluta per garantire che le Pmi che accedono al finanziamento siano effettivamente attive in Italia  e che tali benefici vengano sfruttati per favorire chi investe in Italia, favorendo direttamente e indirettamente l’economia del Paese.

Relativamente alla forma giuridica, questa deve essere tra le forme di società di capitali (società per azioni, società a responsabilità limitata , società in accomandita semplice o società in nome collettivo e società cooperative).

Per poter avere maggiori probabilità per accedere al finanziamento il progetto deve essere presentato ad Invitalia nel miglior modo possibile, descrivendone tutti i particolari ed indicando i costi previsti ed i tempi di realizzazione, con annesso un piano ben dettagliato di utilizzo dei fondi. Tutto ciò che è considerato innovativo deve essere descritto in maniera precisa nel progetto presentato e deve essere accompagnato da un’adeguata documentazione tecnica.

È da tenere presente che i piani di impresa devono essere avviati successivamente alla presentazione della domanda e devono essere conclusi entro 24 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento.

L’Italia è ricca di opportunità: occorre solo saperle cogliere ed essere in grado di gestirle al meglio. Ancora più, se con lungimiranza e chiarezza, supportati da professionisti validi, per una buona resa di ciascun progetto lungo tutto il percorso di “innovazione”.

 

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