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09.04.19

Finanza strutturata

Credito d’imposta sul Mezzogiorno: che fare se variano i tempi di realizzazione degli investimenti?

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 39/E del 2 aprile 2019, ha chiarito – in riferimento alla legge 208/2015 – che le imprese beneficiarie del nulla osta alla fruizione del credito, che per specifiche ragioni si trovino nelle condizioni di dovere modificare i tempi di realizzazione degli investimenti, dovranno presentare un nuovo modello CIM 2017 che riporti la nuova tempistica degli investimenti ed attendere il relativo nulla osta da parte dell’Agenzia. Tuttavia, in considerazione del contenuto della nota del ministero dell’Interno del 3 luglio 2018, si ritiene che, a seguito della presentazione del nuovo modello CIM 2017, l’Agenzia delle Entrate non sia tenuta ad effettuare una nuova verifica antimafia.

 

I CASI PRATICI

Ad aprile del 2017, Vitale Associati per conto di una Società cliente trasmette all’Agenzia delle Entrate (Ade) la comunicazione (Mod. CIM17) per la fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno (ex legge n. 208/2015), indicando gli investimenti previsionali e il corrispondente credito, che sarebbe maturato nel triennio che va dal 2017 al 2019. Nell’agosto dello stesso anno, l’Ade – tramite il Centro operativo di Cagliari – autorizza la fruizione del credito d’imposta richiesto.

Tuttavia, per motivi di ordine tecnico la Società nell’esercizio 2017 non è riuscita a realizzare gli investimenti previsti, che ha inteso recuperare nell’esercizio 2018, realizzando un ammontare di investimenti corrispondente alla somma di quelli previsti per ambedue gli anni, maturando così un credito d’imposta pari alla sommatoria dei crediti prenotati per il biennio.

Occorre far presente che né le norme di legge né i chiarimenti finora emessi dall’Agenzia delle Entrate (Circ. 34/E2016 e Circ. 12/E/2017) pongono limiti al rispetto annuale delle previsioni di investimento e di utilizzo del credito, prevedendo esclusivamente limiti complessivi dell’investimento e del credito prenotato. A seguito degli investimenti effettuati nel 2018, la Società ha maturato un credito d’imposta superiore a quello richiesto e autorizzato per lo stesso anno, confidando nella possibilità di cumulare gli investimenti relativi al 2017 e al 2018 ed utilizzare il corrispondente credito d’imposta.

Vi è da rilevare che l’Agenzia delle Entrate non preclude tale possibilità, tant’è che la Circolare N. 34/E/2016, al paragrafo 6, in merito all’utilizzo del credito d’imposta afferma che “L’ammontare del credito utilizzato in compensazione, anche in più soluzioni, non può eccedere l’importo risultante dalla ricevuta dell’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto del modello F24” senza specificare se l’importo (“risultante dalla ricevuta dell’Agenzia delle Entrate”) cui fare riferimento debba essere quello complessivamente autorizzato in relazione all’intero programma di investimenti o quello previsto per ciascun anno solare, previa maturazione dello stesso.

A parere di chi scrive appare logico che la Società possa utilizzare in compensazione il credito d’imposta maturato nell’esercizio 2018, considerato che qualora la Circolare avesse inteso far valere delle condizioni più restrittive le avrebbe espresse chiaramente.

Tuttavia, le legittime aspettative della Società si infrangono con il sistema automatico dell’Agenzia delle Entrate, che nel momento in cui viene superata la soglia del credito d’imposta autorizzato per il 2018, pur nei limiti del credito complessivamente autorizzato per il 2017 e 2018, ha bloccato l’utilizzo del credito.

***

In un altro caso, una Società per motivi di ordine tecnico ha dovuto differire l’intero piano di investimenti al solo 2019, sebbene originariamente fosse articolato nel triennio 2017 – 2019.

In considerazione delle condizioni di oggettiva incertezza e dell’impasse tecnico incontrato, Vitale Associati ha presentato per conto delle Società un interpello all’Ade, ai sensi dell’art. 11 della legge n. 212 del 27 luglio 2000, riguardo la possibilità di modificare l’articolazione temporale degli investimenti originariamente previsti ed utilizzare in compensazione tutto il credito d’imposta maturato in un determinato esercizio e le modalità tramite cui superare lo scarto dei modelli F24 che si determina nel momento in cui viene utilizzato il credito in misura eccedente rispetto a quella autorizzata per un determinato esercizio, pur nei limiti del credito complessivamente concesso.

 

 

LA SOLUZIONE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’Agenzia delle Entrate a seguito dell’interpello ha emanato la risoluzione n° 39/E del 2 aprile 2019 *, (attenzionata anche da Il Sole 24 Ore del 03 aprile 2019 **), con cui – partendo dal presupposto che le istruzioni al modello CIM17 prevedono la possibilità di rinunciare al credito d’imposta o di rettificare una precedente comunicazione – afferma che in casi come quelli prospettati <<il contribuente è tenuto a comunicare all’Agenzia l’avvenuta rettifica del piano di investimento, indicando che gli investimenti originariamente dichiarati per l’anno 2017 e 2018 sono stati traslati nell’anno 2019. Il credito d’imposta complessivo per l’anno 2019 sarà quindi pari alla somma di quello inizialmente previsto per gli anni 2017 e 2018, nonché di quello programmato per il 2019 (…). Ovviamente il contribuente non potrà utilizzare tale credito in compensazione, esponendo nel modello F24, quali anni di riferimento, gli anni 2017 e 2018, ma dovrà indicare l’anno 2019 e attendere, a seguito della presentazione dell’istanza di rettifica, di ricevere la relativa ricevuta da parte dell’Agenzia>>.

L’Agenzia, dunque, chiarisce come in tutti i casi in cui si verifichi una variazione dell’articolazione temporale degli investimenti previsti, occorra trasmettere una comunicazione rettificatava ed attendere la “ricevuta” prima di procedere all’utilizzo del credito ricalcolato per ciascun anno.

*https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/302007/Risoluzione+n.+39+del+02042019_Risoluzione+n.+39+del+2+aprile+2019.pdf/e540fe61-203b-40ef-6f01-23f3509d5ef5

** https://www.quotidianofisco.ilsole24ore.com/art/reddito-d-impresa/2019-04-02/bonus-sud-obbligo-rettifica-chi-riprogramma-spesa-210131.php?uuid=ABgGXNkB

I PROBLEMI ANCORA APERTI

La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, sebbene indichi la procedura da seguire nel caso in cui le previsioni di investimento siano variate, lascia irrisolte ulteriori problematiche, che vanno chiarite nel più breve tempo possibile poiché il 31 dicembre del 2019 scadono i termini entro cui le imprese che hanno fatto istanza sono tenute a realizzare gli investimenti.

Occorre, quindi, capire se la “ricevuta” da attendere prima di utilizzare il maggior credito maturato in un determinato esercizio (prevista dalla risoluzione n. 39/E) sia semplicemente la comunicazione di avvenuto ricevimento del modello CIM17 rettificativo o, com’è più probabile, l’autorizzazione alla fruizione del credito d’imposta, spendibile a partire dal quinto giorno successivo alla data di ricezione della stessa.

La differenza non è di poco conto perché, mentre la ricevuta di trasmissione del modello CIM17 viene rilasciata in tempo reale, l’autorizzazione alla fruizione del credito d’imposta viene rilasciata in tempi più lunghi, soprattutto se subordinata alla liberatoria antimafia. Inoltre, considerato che la presentazione della Comunicazione rettificativa (che sostituisce quella originariamente presentata) determina il provvisorio azzeramento del credito precedentemente concesso e presente nel sistema dell’Agenzia delle Entrate, ne consegue che, fino a quando non verrà rilasciato il nuovo nulla osta per la fruizione, non solo non si potrà utilizzare il maggior credito maturato in un determinato esercizio rispetto a quello originariamente autorizzato, ma nemmeno il credito originariamente previsto e concesso per l’anno 2019.

Invero, sembra illogico come una Società che presenti la CIM17 rettificativa, al solo fine di comunicare l’intervenuta variazione della tempistica di realizzazione degli investimenti e di maturazione del credito, debba essere sottoposta ad una nuova verifica antimafia, sia qualora i soggetti titolari di cariche e qualifiche fossero variati rispetto al tempo della prima comunicazione e, ancor più, nel caso in cui fossero rimasti gli stessi. Salvo che l’Amministrazione Finanziaria non decida di avvalersi degli art. 88 e 92 del Codice Antimafia (D. Lgs. 6/09/2011 n. 159) dal D. Lgs. 13/10/2014 n. 153, i quali dispongono che, laddove il provvedimento antimafia non venga rilasciato nel termine ordinatorio di 30 giorni, l’Amministrazione procedente ha facoltà di corrispondere i contributi, per cui ricorre l’obbligo di acquisire la documentazione antimafia, sottoponendoli a condizione risolutiva (ex art. 88, comma 4-bis e 92, comma 3, del D. Lgs. n. 159/2011) e recuperando l’intero importo autorizzato del credito d’imposta.

Vi è da rilevare che l’ipotesi di CIM rettificativa subordinata a verifica antimafia, può essere assimilata al caso in cui l’interdittiva antimafia venga comunicata successivamente ad una precedente liberatoria in virtù della quale era già stata autorizzata la fruizione del credito d’imposta in assenza di condizioni risolutive: <<Nella descritta fattispecie – chiarisce il Ministero dell’Interno nella Nota del 3 luglio 2018 – si ritiene che non possa procedersi alla revoca dell’autorizzazione in quanto le relative norme di riferimento (art. 88, comma 4-ter e 92, comma 4, del D. Lgs. n. 159/2011), nel prevedere l’esercizio della revoca o del recesso contemplano solo i casi della stipula del contratto, della concessione dei lavori o dell’autorizzazione al subcontratto, senza alcun richiamo alle erogazioni. Queste ultime, pertanto, una volta disposte, nella accertata ricorrenza di tutti i presupposti di legge, non dovrebbero più essere messe in discussione in assenza di una espressa previsione che vada ad incidere sul generale principio di certezza dei rapporti giuridici e di tutela dell’affidamento degli interessati>>.

Pertanto, senza volere ridurre l’importanza delle verifiche antimafia, occorre considerare i principi generali di certezza dei rapporti giuridici e di tutela dell’affidamento indicati dal Ministero dell’Interno, e che gli attuali tempi di rilascio delle autorizzazioni alla fruizione dei crediti d’imposta ex L. 208/2015, subordinate o meno alla verifica antimafia, generano alle imprese un tale stato di incertezza che, piuttosto che incentivare i nuovi investimenti nel Mezzogiorno, li rallenta, se non addirittura li blocca, a dispetto delle finalità che la norma intende perseguire. È necessario, pertanto, che l’Amministrazione Finanziaria tenga conto delle indicazioni del Ministero dell’Interno, facendo sì che le imprese non si trovino costrette a rinunciare ai rispettivi programmi di investimenti a causa di incertezze e lungaggini.

In considerazione della notevole importanza che la problematica in oggetto costituisce per le imprese e per lo sviluppo economico del Mezzogiorno, Vitale Associati sta proseguendo l’azione di sollecito all’Amministrazione finanziaria, invitandola a chiarire quanto necessario. Resta inteso che nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate le problematiche fin qui espresse, procederemo a dare adeguata informazione.

 

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