A quasi due anni dall’entrata in vigore delle norme che agevolano gli investimenti in beni strumentali, ancora molte imprese sono in dubbio sulle concrete modalità di utilizzo dei benefici.

Eppure, il treno dello sviluppo è in piena corsa e non è possibile pensare di stare sul mercato senza cogliere le opportunità previste dalla generosa politica di sostegno agli investimenti.

 Le leggi di bilancio per il 2020 e per il 2021, rispettivamente la numero 160/ 2019 e 178/ 2020, hanno modificato gli incentivi fiscali previsti dal Piano impresa 4.0, abrogando le precedenti agevolazioni consistenti nei cosiddetti iper e super ammortamenti, a vantaggio del credito d’imposta.

Occorre fare una premessa. A beneficiarie delle agevolazioni sono tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito.

Tra i soggetti beneficiari rientrano gli enti non commerciali con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata, le imprese agricole che determinano il reddito agrario, le reti di imprese e gli esercenti arti e professioni, sia in forma singola che associata.

Il credito d’imposta, quindi, si ottiene sugli acquisti di macchinari, impianti ed attrezzature nuovi, effettuati negli anni 2020, 2021, 2022 e fino al 30 giugno 2023, se entro il 31 dicembre 2022 sia stato emesso il relativo ordine e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo.

Il credito è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi beni, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile Irap, non porti al superamento del costo sostenuto.

La normativa prevede agevolazioni percentualmente diverse tra gli acquisti dei beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati, definiti beni 4.0 (ex iper ammortamento) ed i beni tradizionali (ex super ammortamento).

I beni 4.0 per i quali è previsto il credito di imposta pari al 50% per il 2021 e al 40% per il 2022, a fronte del 10% e del 6% i per i beni tradizionali, sono i cosiddetti “beni interconnessi”, e cioè quelli inseriti nell’allegato A della legge 232 del 2016.

A tal proposito, il Piano industria 4.0 ruota intorno ai concetti di interconnessione e di integrazione automatizzata, requisiti idonei a mettere in comunicazione i singoli beni con il sistema informativo aziendale, determinando scambi di informazioni.

Tuttavia, malgrado un sistema agevolativo che ha l’obiettivo di supportare i processi di trasformazione tecnologica e digitale, molte imprese sono incerte nella realizzazione dei programmi di investimento poiché dubitano dell’esatto significato dell’interconnessione.

In particolare, se le imprese di maggiori dimensioni sono, per lo più, consapevoli dell’esatto significato dell’interconnessione, le imprese meno strutturate dubitano frequentemente su sé e come realizzare i rispettivi programmi.

Inoltre, mentre nel Nord Italia le agevolazioni 4.0 vengono utilizzate in termini corrispondenti alle potenzialità del sistema economico, nel Centro e nell’Italia meridionale si registra un utilizzo delle agevolazioni sicuramente inferiore alle corrispondenti potenzialità.

Eppure, le aree meridionali sono quelle che, più di ogni altre, hanno bisogno di investimenti innovativi ed in cui sembra inverosimile che, nonostante sia possibile conseguire un credito d’imposta complessivo pari al 95 % del costo dei beni, grazie al cumulo con il Bonus Sud, non vi sia un adeguato utilizzo delle agevolazioni.

Ma da cosa deriva questo insufficiente utilizzo delle agevolazioni? In alcuni casi vi sono riserve e perplessità da parte delle imprese che ritengono illogico che ingenti investimenti possano beneficiare di un regime agevolativo particolarmente vantaggioso solo grazie a dispositivi di poche migliaia di euro quali telecamere o sistemi di rilevazione dei dati.

In vero, però, l’interconnessione non è l’effetto di un semplice dispositivo ma un requisito di cui possono disporre solo determinati beni specificamente indicati nell’allegato A della legge 232 del 2016, che devono rientrare in una delle tre seguenti categorie:

  • beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti;
  • sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità;
  • dispositivi per l’interazione uomo-macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0.

I macchinari devono essere dotati di tutte le seguenti caratteristiche:

  • controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller)
  • interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program
  • integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo
  • interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive
  • rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro

e devono essere dotati di almeno due delle seguenti caratteristiche per renderle assimilabili o integrabili a sistemi cyberfisici:

  • sistemi di tele manutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto;
  • monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e ad attività alle derive di processo;
  • caratteristiche di integrazione tra macchine fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyber fisico).

Dai suddetti aspetti, si rileva che i requisiti 4.0 vengono determinati, piuttosto che da semplici dispositivi, da precise caratteristiche e funzioni previste dalla legge, di cui i beni possono disporre autonomamente o attraverso infrastrutture aziendali.

Pertanto, le imprese che intendano beneficiare delle agevolazioni 4.0 dovranno dapprima verificare con i propri fornitori se i beni rientrano in una delle tre sopra indicate categorie ed assolvono almeno due delle tre funzioni previste dalla legge. Successivamente, se tali funzioni sono già presenti nel bene o potranno essere conseguite attraverso specifiche infrastrutture aziendali. Infine, nel caso in cui il bene non sia in condizioni di assicurare tali funzioni autonomamente, valutare, eventualmente con l’ausilio dei propri consulenti, l’opportunità di dotare l’azienda delle infrastrutture funzionali allo scambio di dati in tempo reale.

Per effetto di questo iter valutativo, le imprese potranno quindi disporre delle perizie, nel caso di beni di valore unitario superiore a € 300.000, o delle dichiarazioni del legale rappresentante, nel caso di beni di valore unitario inferiore a tale importo, che attesteranno inequivocabilmente la legittima fruizione delle agevolazioni.

Ed è questo il momento di valutare sia nuovi investimenti, sia se quelli già effettuati consentano il conseguimento delle agevolazioni 4.0, poiché l’interconnessione può essere acquisita anche tardivamente conseguendo le maggiori agevolazioni anche su beni già acquistati.

Il treno dello sviluppo è in piena corsa e non è possibile pensare di stare sul mercato senza cogliere le opportunità previste dalla generosa politica di sostegno agli investimenti.

 

 

 

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