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La Legge N. 208 del 28 dicembre 2015, c.d. Legge di stabilità 2016, ha istituito un credito di imposta a favore delle imprese che effettuano, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2019, investimenti in beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, e in alcune zone delle regioni Molise, Sardegna e Abruzzo.

Di seguito si illustrano sinteticamente le disposizioni normative che regolano l’accesso all’agevolazione in commento, anche alla luce dei chiarimenti forniti dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate N. 34/E del 3 agosto 2016.

Imprese beneficiare

Possono accedere all’agevolazione tutti i soggetti titolari di reddito di impresa ai sensi dell’art.55 del TUIR, in relazione all’acquisto di beni strumentali nuovi facenti parte di un progetto di investimento iniziale.

Rientrano quindi nel perimetro dell’agevolazione gli investimenti volti:

– alla creazione di un nuovo stabilimento;

– all’ampliamento della capacità produttiva di uno stabilimento esistente;

– alla diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente;

– a un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente,

– ovvero, per le grandi imprese localizzate nelle aree di cui all’art. 107, par. 3, lett. c), del TFUE, quelli a favore di una nuova attività economica a condizione che le nuove attività che verranno svolte utilizzando gli attivi acquisiti non siano uguali o simili a quelle svolte nello stabilimento prima dell’acquisizione.

Possono beneficiare dell’agevolazione anche le imprese che intraprendono l’attività successivamente alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del credito (1° gennaio 2016).

Soggetti esclusi

L’agevolazione non si applica ai soggetti che operano nei settori:

  •        dell’industria siderurgica,
  •        dell’industria carbonifera,
  •        della costruzione navale,
  •        delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture,
  •        della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche,
  •        nonché nei settori creditizio, finanziario e/o assicurativo.

Alle imprese attive nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli, nel settore della pesca e dell’acquacoltura, e nel settore della trasformazione e della commercializzazione di prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura, che effettuano l’acquisizione di beni strumentali nuovi, gli aiuti sono concessi nei limiti e alle condizioni previsti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato nei settori agricolo, forestale, delle zone rurali e ittico.

L’agevolazione non si applica altresì alle imprese in difficoltà come definite dalla comunicazione della Commissione europea 2014/C 249/01, del 31 luglio 2014.

Misura dell’agevolazione

Il credito d’imposta spetta nella misura massima del:

  •        20 per cento per le piccole imprese,
  •        15 per cento per le medie imprese e
  •        10 per cento per le grandi imprese.
  • per ciascun progetto di investimento, su un importo massimo agevolabile pari a
  •        1,5 milioni di euro per le piccole imprese,
  •        5 milioni di euro per le medie imprese e
  •        15 milioni di euro per le grandi imprese.

Le suddette percentuali vanno applicate al valore dell’investimento netto agevolabile determinato secondo le indicazioni che seguono.

Beni agevolabili e beni esclusi

Sono agevolabili gli investimenti, relativi all’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, alla realizzazione in economia o mediante contratto di appalto, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nelle aree ammissibili.

I beni agevolabili devono possedere il requisito della “strumentalità”, ovvero devono essere impiegati come strumenti di produzione all’interno del processo produttivo aziendale, e il requisito della “novità”.

Sono pertanto esclusi:

  •         gli investimenti di mera sostituzione;
  •          i beni merce;
  •          i materiali di consumo;
  •          gli investimenti in beni, a qualunque titolo, già utilizzati.

La circolare 34/E ha precisato che possono essere oggetto dell’agevolazione in esame anche i beni che vengono esposti in show room ed utilizzati esclusivamente dal rivenditore a solo scopo dimostrativo, in quanto si ritiene che, con queste limitazioni, il bene non perda il requisito della novità.

Con riferimento ai beni complessi alla cui realizzazione concorrano anche beni usati, il requisito della novità va rilevato in relazione al valore dell’intero bene.

In particolare, il costo relativo ai beni usati impiegati per l’ottenimento di un bene complesso, del quale va verificato il requisito della novità,  non deve essere prevalente rispetto al costo complessivamente sostenuto.

Tale circostanza dovrà sussistere sia nell’ipotesi di bene realizzato in economia che nell’ipotesi di acquisto da terzi di un bene che incorpori anche un bene usato. In quest’ultimo caso, il cedente dovrà attestare che il costo del bene usato non è di ammontare prevalente rispetto al costo complessivo.

La quantificazione dei costi sostenuti va effettuata ai sensi dell’art. 110 co.1 lett. a) e b) del TUIR, anche considerando eventuali oneri capitalizzati, e l’imputazione al periodo di vigenza dell’agevolazione ed al singolo esercizio va fatta in base al principio di competenza di cui all’art.109 del TUIR.

Determinazione dell’investimento agevolabile

Ai fini della individuazione dell’importo agevolabile, la norma stabilisce che “il credito d’imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni agevolabili eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d’imposta, relativi alle medesime categorie dei beni d’investimento appartenenti alla stessa struttura produttiva, ad esclusione degli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell’investimento agevolato. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni.”

Si evidenzia che la maggiorazione del 40 per cento del costo di acquisizione degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi (c.d. super ammortamento) non rileva ai fini della determinazione del valore degli investimenti netti su cui calcolare il credito d’imposta, fermo restando che sui beni agevolati è possibile applicare il super-ammortamento nei limiti ad alle condizioni previste dalla legge (Art.1 commi da 91 a 94 L. 28/12/2015 N. 208).

Per la determinazione dell’investimento netto agevolabile, occorre portare in diminuzione del costo complessivo dei beni agevolabili acquisiti nel periodo d’imposta anche gli “ammortamenti figurativi” relativi ai beni (appartenenti alle categorie agevolabili) detenuti in leasing ed utilizzati nella medesima struttura produttiva, tenendo conto del costo di acquisizione del bene da parte del concedente e dei coefficienti di ammortamento previsti dal D.M. 31/12/1988.

Richiesta di fruizione del beneficio

Condizione necessaria ma non sufficiente per la fruizione del Credito d’imposta in esame è la presentazione di un’apposita comunicazione telematica all’Amministrazione Finanziaria, a partire dal 30 giugno 2016 e fino al 31 dicembre 2019.

Gli investimenti indicati nella comunicazione possono essere già stati avviati, a decorrere dal 1° gennaio 2016, ma non devono essere stati portati a termine o completamente attuati prima dell’invio della comunicazione.

L’Agenzia delle Entrate, verificata la correttezza formale dei dati dichiarati e effettuate le verifiche antimafia, previste nel caso in cui il credito d’imposta prenotato sia superiore ad euro 150.000, comunica alle imprese l’autorizzazione alla fruizione del credito d’imposta.

Utilizzo del credito di imposta e regime fiscale

Il beneficiario può utilizzare il credito:

  •       solo in compensazione,
  •      presentando il modello di pagamento F24 esclusivamente tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline, pena il rifiuto dell’operazione di versamento;
  •       a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della ricevuta attestante la fruibilità del credito e nei limiti dell’importo maturato in relazione agli investimenti già realizzati al momento della compensazione.

ll credito d’imposta non è cumulabile con aiuti de minimis e con altri aiuti di stato che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammessi al beneficio.

Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi (quadro RU) relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo.

In assenza di un’espressa esclusione normativa, il credito d’imposta in commento è da considerarsi rilevante ai fini fiscali e dunque tassabile ai fini IRPEF, IRES ed IRAP.

Limiti di utilizzo

L’ammontare del credito utilizzato in compensazione, anche in più soluzioni, non può eccedere l’importo risultante dalla ricevuta dell’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto del modello F24.

Il credito d’imposta in esame può essere fruito annualmente senza alcun limite quantitativo e, pertanto, per importi anche superiori al limite di 250.000 euro applicabile ai crediti d’imposta di natura agevolativa.

Non si applica neanche il limite generale di compensabilità di crediti di imposta e contributi di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, pari a 700.000 euro a decorrere dal 1° gennaio 2014.

Non trova altresì applicazione la preclusione di cui all’articolo 31 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, che prevede un divieto di compensazione ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo n. 241 del 1997 dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro.

Perdita e/o rideterminazione del credito d’imposta

Il credito d’imposta si perde:

  1.    se i beni oggetto dell’agevolazione non entrano in funzione entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello della loro acquisizione o ultimazione; in questo caso il credito d’imposta è  rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni non entrati in funzione;
  2.    se, entro il quinto  periodo d’imposta successivo  a quello nel quale sono entrati in  funzione, i beni  sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero destinati a  strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all’agevolazione; in questo caso il credito  d’imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni richiamati.
  3.    qualora non venga esercitato, entro il periodo di vigilanza, il riscatto dei beni acquisiti in leasing.

Se tuttavia, nel periodo d’imposta in cui si verifica una delle suddette ipotesi, vengono acquisiti beni  della stessa categoria di quelli agevolati, il credito d’imposta é rideterminato escludendo il costo non ammortizzato degli investimenti agevolati per la parte che eccede i costi delle nuove acquisizioni.

Il credito d’imposta indebitamente utilizzato per effetto delle suddette ipotesi di rideterminazione, deve essere versato, senza applicazione di sanzioni, entro  il termine di versamento a saldo dell’imposta sui  redditi dovuta per l’esercizio in cui si verificano le  ipotesi  in commento.

Qualora, a seguito dei controlli, sia accertata l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta  per il mancato rispetto delle condizioni richieste  dalla  norma ovvero a causa dell’inammissibilità dei  costi sulla base dei quali è stato determinato l’importo fruito, l’Agenzia delle Entrate provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni di legge.

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