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01.02.21

Consulenza Aziendale - Diritto Societario

Gestione straordinaria dell’impresa: trasferimento dell’azienda e subentro nei rapporti contrattuali

Tra le vicende che interessano la vita di una impresa, a volte occorre valutare l’opportunità di trasferire, in tutto o in parte, l’azienda.

Nella gestione ordinaria della società è consigliabile tenere presente questa possibilità, ad esempio quando si stipulano i diversi contratti necessari al suo funzionamento, prevedendo delle clausole specifiche volte a regolamentare al meglio le possibili successive vicende traslative.

Secondo la nozione civilistica, l’azienda non è altro che “il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. È evidente il nesso di strumentalità tra apparato aziendale e svolgimento dell’attività esercitata dall’imprenditore. L’imprenditore è infatti una figura centrale e determinante per la definizione di azienda, essendo in grado di imprimere a beni eterogenei un’organizzazione funzionale capace di generare utilità superiori a quelle ottenibili dai beni singolarmente presi.

Per tale ragione, la disciplina codicistica tende a tutelare tale complesso unitario in particolare nel caso di modifiche soggettive dell’imprenditore, ovvero quando si pongano in essere cessioni d’azienda o di un suo ramo.

Il codice civile detta, infatti, un insieme di norme che regolano alcuni aspetti della circolazione d’azienda, prevedendo, innanzitutto, che i contratti aventi ad oggetti il trasferimento della proprietà e del godimento dell’azienda debbano avere forma scritta ad probationem. Inoltre, delinea una sorta di tripartizione volta a disciplinare la successione nei contratti, la cessione dei crediti e la responsabilità per i debiti relativi all’azienda ceduta.

Con particolare riferimento ai rapporti contrattuali, è previsto che, salva diversa pattuizione tra le parti, l’acquirente subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda che non abbiano carattere personale.

Al terzo contraente è data, però, la facoltà di recedere, entro tre mesi dalla notizia del trasferimento se sussiste giusta causa (che deve essere oggettiva e riconducibile essenzialmente a carenze dell’acquirente che determinano una sua incapacità di garantire l’esecuzione del contratto), fermo restando, in tal caso, la responsabilità dell’alienante.

Pertanto, è prevista per il cessionario la successione automatica all’alienante nel complesso delle posizioni giuridiche derivanti dai contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda, sostituendosi in tutto e per tutto a quest’ultimo e divenendo titolare dei diritti ed obblighi derivanti da tali contratti.

È il caso di ricordare che, a differenza della disciplina dettata per la cessione dei contratti, la successione nei rapporti contrattuali conseguente al trasferimento dell’azienda opera a prescindere dal consenso delle parti, producendo automaticamente l’effetto traslativo alla data di efficacia del trasferimento. Tanto che l’eventuale comunicazione al contraente ceduto non rileva ai fini dell’opponibilità del subentro, ma solo per il decorso del termine trimestrale previsto per l’esercizio del recesso.

Inoltre, è opportuno evidenziare che il subentro si produce anche in relazione ai contratti dei quali l’acquirente ignori l’esistenza.

La suddetta automatica successione nei contratti si realizza limitatamente ai contratti con prestazioni corrispettive che non siano ancora completamente eseguite da nessuna delle due parti.

Infatti, nel caso in cui la prestazione di una delle due parti sia stata eseguita, non si avrà la successione nel rapporto contrattuale, ma il subentro nella posizione di credito o di debito, a seconda di quale delle due parti abbia adempiuto alla propria obbligazione.

Secondo l’opinione largamente diffusa, inoltre, la successione troverebbe applicazione anche ai contratti in corso di formazione. In questi casi il cessionario subentrerà nella posizione del cedente risultando, quindi, vincolato dalla proposta formulata nei confronti dei terzi ovvero, a seconda dei casi, avendo la possibilità di accettare o rifiutare la proposta del terzo nei confronti del cedente.

Risultano espressamente esclusi dalla successione di cui sopra i contratti aventi carattere personale, ossia quelli relativi a prestazioni oggettivamente infungibili o nei quali assumono rilievo le qualità personali del contraente (per cui si realizza una infungibilità soggettiva della prestazione).

Da quanto detto, risulta evidente come nel corso della vita dell’impresa, quindi nella gestione ordinaria, sia sempre opportuno dare il giusto peso a tutte le scelte, in particolare quando si stipulino dei contratti.

Infatti, dal momento che la disciplina civilista prevede un automatico subentro del cessionario nei rapporti contrattuali in essere nel caso di cessione dell’azienda, è consigliabile inserire in quelli che possono essere ritenuti contratti chiave delle clausole volte ad escludere l’automatico subentro nel caso in cui la controparte avvii un procedimento di cessione d’azienda o di un suo ramo.

È comunque sempre opportuno, quando ci si trovi a negoziare un’operazione di cessione d’azienda (o di un suo ramo) avviare una fase di due diligence, in modo da delineare i contorni dell’azienda oggetto di cessione, identificando gli eventuali contratti che abbiano carattere personale, per i quali risulti opportuno ottenere il preventivo consenso delle controparti.

 

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