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20.01.14

Diritto Societario

La disciplina fiscale dei beni aziendali concessi in godimento ai Soci o familiari dei Soci e dell’imprenditore individuale

Con il D.L. 138/2011 convertito dalla Legge 148/2011, il Legislatore ha introdotto un particolare regime fiscale che disciplina la concessione in godimento dei beni aziendali (es. autovetture, immobili) ai Soci e/o familiari dei Soci o dell’imprenditore individuale.

Con il medesimo Decreto, il legislatore ha introdotto altresì un adempimento fiscale che consiste nella comunicazione annuale all’Agenzia delle Entrate dei dati dei Soci o dei familiari dei Soci o dell’imprenditore che nel corso dell’anno precedente:

–        hanno ricevuto in godimento per fini privati beni appartenenti all’impresa ad un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato;

–        hanno trasferito all’impresa disponibilità liquide almeno pari o superiori ad € 3.600,00 a titolo di finanziamento o di capitalizzazione.

 

  1. 1.    Beni aziendali concessi in godimento ai soci o ai familiari dei Soci e dell’imprenditore individuale

1.1 La disciplina fiscale

L’intervento normativo di cui in premessa, ha come scopo principale quello di contrastare il fenomeno dell’intestazione “di comodo” (fittizia) di beni alle imprese.

Con questa espressione ci si riferisce tipicamente alla prassi di intestare all’impresa beni quali autovetture e autoveicoli in genere, motocicli, motoveicoli, immobili strumentali e non, che di

fatto vengono utilizzati da parte dei soci o dei loro familiari o dei familiari dell’imprenditore per fini privati.

In estrema sintesi, la disciplina in commento prevede che l’impresa che concede in godimento un bene aziendale ai Soci o ai familiari dei Soci e dell’imprenditore ha l’obbligo di addebitare all’utilizzatore un corrispettivo pari almeno al valore di mercato dell’utilizzo del bene mediante l’emissione di una regolare fattura soggetta ad IVA.

Se l’impresa concedente addebita al Socio o familiare utilizzatore un corrispettivo congruo rispetto al valore di mercato e l’utilizzatore versa interamente detto prezzo, l’impresa potrà dedurre i relativi costi di gestione (ammortamento, spese di manutenzione, altri costi di gestione) in base alle regole previste dal TUIR per ciascuna categoria di bene e il Socio o familiare utilizzatore non dovrà dichiarare alcun reddito.

Se invece l’impresa concedente non addebita al Socio o familiare utilizzatore nessun corrispettivo o addebita un corrispettivo inferiore al valore di mercato, la stessa non potrà dedurre i relativi costi di gestione, ovvero, li potrà dedurre nella misura proporzionale pari al rapporto tra il corrispettivo addebitato ed il valore di mercato. Di contro il Socio o familiare utilizzatore dovrà dichiarare nel proprio Modello Unico, quale “reddito diverso”, la differenza tra il valore di mercato ed il corrispettivo corrisposto all’impresa concedente.

 

1.2 La comunicazione all’Agenzia delle Entrate

Allo scopo di potenziare l’applicazione dell’accertamento sintetico, il D.L. 138/2011 ha introdotto l’obbligo di comunicare ogni anno all’Agenzia delle Entrate i dati dei Soci o dei familiari dei Soci o dell’imprenditore individuale che nel corso dell’anno precedente hanno ricevuto in godimento per fini privati, beni appartenenti all’impresa ad un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento.

Per i beni concessi in godimento nel corso dell’anno 2012, la comunicazione dev’essere effettuata entro il 31 gennaio 2014.

Per i beni concessi in godimento o che permangono in godimento nel corso delle annualità successive al 2012, la comunicazione dovrà essere effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello in cui i beni sono stati concessi e permangono in godimento.

1.3  Soggetti obbligati alla comunicazione e soggetti esclusi

Sono obbligati alla comunicazione telematica gli imprenditori individuali, le società e gli enti di tipo associativo che svolgono attività commerciale.

La comunicazione può essere eseguita indifferentemente dalla società o imprenditore individuale concedente ovvero dal Socio o dal familiare utilizzatore.

Rimangono esclusi dalla comunicazione le società semplici, i professionisti (anche associati) e gli enti non commerciali che non svolgono attività d’impresa.

 

1.4  Beni soggetti all’obbligo di comunicazione

L’obbligo di comunicazione riguarda tutti i beni di proprietà dell’impresa, siano essi strumentali, beni merce o beni di tipo patrimoniale, concessi in godimento ai seguenti soggetti:

–       ai Soci della società concedente;

–       ai familiari dei Soci della società concedente;

–       ai Soci o ai familiari dei Soci di altra società appartenente allo stesso gruppo;

–       ai familiari dell’imprenditore individuale.

 

1.5  Beni esclusi dall’obbligo di comunicazione

L’obbligo di comunicazione non riguardano i seguenti beni:

–       beni concessi in godimento agli amministratori;

–       beni concessi in godimento al socio dipendente o lavoratore autonomo, qualora detti beni costituiscano fringe benefits;

–       beni concessi in godimento all’imprenditore individuale;

–       beni di società e di enti privati di tipo associativo che svolgono attività commerciale, residenti o non residenti, concessi in godimento a enti non commerciali soci che utilizzano gli stessi beni per fini esclusivamente istituzionali;

–       alloggi delle società cooperative edilizie di abitazione a proprietà indivisa concessi ai propri soci;

–       beni ad uso pubblico per i quali è prevista l’integrale deducibilità dei relativi costi nonostante l’utilizzo privatistico riconosciuto per legge.

L’obbligo della comunicazione infine non sussiste quando i beni concessi in godimento al Socio o familiare, diversi da veicoli, unità da diporto, aeromobili ed immobili, siano di valore non superiore a tremila euro, al netto dell’imposta sul valore aggiunto.

 

1.6  Sanzioni

L’omessa, incompleta o errata compilazione della comunicazione determina l’applicazione della sanzione pecuniaria pari al 30% del reddito che l’utilizzatore deve dichiarare nel caso in cui utilizzi il bene ad un corrispettivo inferiore al normale valore di mercato.

Nel caso in cui i costi non siano stati dedotti ed il socio abbia dichiarato il reddito diverso è dovuta, in solido, la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 11 co. 1 lett. a) del D.Lgs. n. 471/97 che va da un minimo di € 258 ad un massimo di € 2.582.

 

  1. 2.    Finanziamenti e capitalizzazioni effettuati da Soci o familiari nei confronti dell’impresa

2.1  La comunicazione all’Agenzia delle Entrate 

Il D.L. 138/2011 ha introdotto un ulteriore adempimento fiscale a carico di alcuni contribuenti che consiste nella comunicazione annuale all’Agenzia delle Entrate dei dati dei Soci o dei familiari dell’imprenditore che nel corso dell’anno precedente          hanno trasferito all’impresa disponibilità liquide almeno pari o superiori ad € 3.600,00 a titolo di finanziamento o di capitalizzazione.

Tale adempimento è stato introdotto per rafforzare l’attività di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate nei confronti dei contribuenti (persone fisiche) il cui reddito annuo prodotto e dichiarato nel Modello Unico non risulti congruo con le spese sostenute nel medesimo anno.

In pratica, se l’importo dei finanziamenti erogati all’impresa dal Socio o familiare nel corso di un anno solare, unitamente alle altre spese sostenute, risulta superiore o sproporzionato rispetto al reddito complessivo prodotto dallo stesso Socio o familiare nel medesimo anno, c’è il rischio che l’Agenzia delle Entrate proceda ad una verifica fiscale nei confronti del contribuente finalizzata ad accertare un maggior reddito rispetto a quello dichiarato con la conseguente richiesta di maggiori imposte, interessi e sanzioni.

Per superare la presunzione dell’Agenzia delle Entrate, il Socio o familiare, dovrà dimostrare che i finanziamenti o le capitalizzazioni effettuati all’impresa in misura non coerente con il reddito prodotto sono stati erogati mediante risorse finanziarie provenienti da altre fonti reddituali non soggette a tassazione come ad esempio eredità, donazioni, redditi esenti da imposta o assoggettati già a tassazione alla fonte o a titolo d’imposta (cedole su titoli e interessi attivi su investimenti o su c/c bancari).

L’obbligo di comunicazione riguarda i finanziamenti o le capitalizzazioni ricevute dall’impresa per un importo complessivo, per ciascuna tipologia di apporto, pari o superiore a tremilaseicento euro.

L’obbligo di comunicazione è riferito ai finanziamenti ed alle capitalizzazioni effettuate a decorrere dall’anno 2012.

Come già evidenziato in premessa, per i finanziamenti e le capitalizzazioni concessi nel corso dell’anno 2012, la comunicazione deve essere effettuata entro il 31 gennaio 2014.

Mentre, per i finanziamenti e le capitalizzazioni concessi nel corso delle annualità 2013 e seguenti, la comunicazione deve essere effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo.

 

2.2  Soggetti obbligati alla comunicazione

Sono obbligati alla comunicazione telematica le società e gli imprenditori individuali che hanno ricevuto da parte di persone fisiche Soci o dai familiari, nel caso di imprenditore individuale,  finanziamenti o capitalizzazioni per un importo complessivo, per ciascuna tipologia di apporto, pari o superiore a tremilaseicento euro.

A differenza della comunicazione dei beni in godimento, la comunicazione può essere eseguita solo dall’impresa, collettiva o individuale, che ha ricevuto il finanziamento o la capitalizzazione.

 

2.3  Operazioni escluse dall’obbligo di comunicazione

Sono escluse dall’obbligo di comunicazione le operazioni di finanziamento e capitalizzazione di cui l’Amministrazione finanziaria ha già conoscenza.

Si cita a titolo di esempio la sottoscrizione del capitale sociale di una società commerciale in sede di costituzione o in sede di aumento di capitale sociale.

 

2.4  Sanzioni

Il D.L. 138/2011 non prevede alcuna specifica sanzione per l’omessa, incompleta o errata compilazione della comunicazione pertanto si ritiene possa risultare applicabile la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 11 co. 1 lett. a) del D.Lgs. n. 471/97 che va da un minimo di € 258 ad un massimo di € 2.582.

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