03.10.22

Le nuove limitazioni all’impugnazione di ruoli e cartelle invalidamente notificati

Con sentenza dello scorso 6 settembre, le Sezioni Unite hanno affermato un nuovo principio di diritto per cui la limitazione recentemente introdotta dal legislatore in tema di impugnazione dell’estratto di ruolo e delle cartelle di pagamento invalidamente notificate non ha automatica efficacia retroattiva.

La possibilità di impugnare il ruolo e la cartella di pagamento invalidamente notificati è un argomento ormai risalente.

A partire dal 2015, infatti, la giurisprudenza si è imposta con sentenze che hanno affermato la possibilità, per il contribuente, di impugnare una cartella di pagamento invalidamente notificata, della quale fosse venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario della riscossione. Ciò a prescindere dal dettato dell’art. 19 comma 3 D.Lgs. 546/1992, per cui “la mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo”.

Infatti, una lettura “costituzionalmente orientata” di quest’ultima norma dà la possibilità al contribuente di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale sia venuto comunque legittimamente a conoscenza, dal momento che il diritto alla tutela giurisdizionale non può essere compresso, ritardato reso più difficile o gravoso.

Tale impostazione ha, nel tempo, favorito il proliferare di ricorsi cosiddetti “al buio” con i cui i contribuenti impugnavano ruoli e cartelle di pagamento contestandone la mancata o invalida notifica ed altri vizi.

Infatti, pare che dei circa 135mila ricorsi incardinati nel 2020, oltre il 40% avevano ad oggetto difetti di notifica degli atti impositivi.

Il legislatore ha, quindi, ritenuto necessario intervenire per limitare il trend in atto e lo ha fatto attraverso il D.L. 146/2021, con l’introduzione del comma 4-bis all’articolo 12 del DPR 602/1973.

In conseguenza di tale intervento, è esplicitamente previsto che l’estratto di ruolo non è impugnabile e che l’estratto e la cartella di pagamento ritenuti invalidamente notificati sono suscettibili di impugnazione in alcuni casi ben determinati, ossia: se il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall’iscrizione a ruolo possa derivargli un pregiudizio per la partecipazione ad una procedura di appalto, oppure per la riscossione di somme allo stesso dovute da soggetti pubblici o, infine, per la perdita di un beneficio nei rapporti con una pubblica amministrazione.

È evidente l’importanza della limitazione introdotta dal Legislatore, limitazione che fa nascere una serie di timori in particolare circa la potenziale retroattività della stessa, per le gravi ripercussioni e per gli effetti che potrebbero conseguire al contenzioso in essere.

Le Sezioni Unite sono quindi intervenute sull’argomento, con la sentenza n. 26283 del 6 settembre 2022, affermando che in tema di riscossione a mezzo ruolo, le novità introdotte con il predetto comma 4-bis art. 12 Dpr 602/1973, avendo come obiettivo l’interesse alla tutela immediata a fronte di un ruolo e di una cartella non notificata o invalidamente notificata al contribuente, trovano sostanzialmente applicazione ai processi pendenti, ma non operano automaticamente.

Infatti, occorre ricordare il principio del giusto processo, previsto dall’art. 111 della Costituzione, per cui la dimostrazione del pregiudizio insorto al momento della presentazione del ricorso può essere fornita ance durante il processo.

Pertanto, non si avrà una automatica inammissibilità dei ricorsi già proposti, potendo comunque i contribuenti dare prova della sussistenza delle ragioni in base alle quali sussisteva un pregiudizio al momento dell’impugnazione anche durante il processo.

È opportuno rilevare che la pronuncia delle Sezioni Unite non risulta condivisibile, quindi, posto che comunque i giudici di merito possono discostarsi da tale pronuncia, potendo anche arrivare, se lo ritenessero, a sottoporre la questione alla Corte Costituzionale, è comunque consigliabile continuare a coltivare il contenzioso proponendo una lettura della norma maggiormente aderente al dettato costituzionale, ma anche al diritto europeo.

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