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La gestione delle perdite su crediti è da sempre un tema di notevole importanza per le imprese in sede di chiusura dei bilanci.

In particolare in un momento di crisi economica generale come quello attuale, in cui i mancati incassi sono sempre più frequenti, il giusto inquadramento dei crediti inesigibili costituisce un aspetto di fondamentale importanza ai fini della corretta individuazione del carico fiscale di ciascuna impresa.

In tal senso, la Legge di stabilità 2014, sembra venire decisamente incontro alle esigenze delle aziende.

Passando ad analizzare le valutazioni che le imprese devono effettuare in fase di chiusura dei bilanci è opportuno rilevare che la deducibilità delle perdite su crediti è disciplinata dell’art. 101 comma 5 del TUIR che dispone, come principio generale, la deducibilità delle perdite in presenza di elementi certi e precisi e, in ogni caso, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali o ha attuato accordi di ristrutturazione.

In considerazione della suddetta disposizione normativa, è frequente riscontrare nei bilanci la presenza di crediti che, pur datati e notoriamente inesigibili, non possono essere dedotti in assenza del sopraindicato presupposto normativo.

In proposito, sulle finalità che il legislatore si è posto con le disposizioni dell’art. 101 comma 5, si è sviluppato negli ultimi anni un aperto confronto finalizzato a superare l’attuale presupposto normativo e ad individuare, invece, le reali fattispecie di inesigibilità dei crediti.

In linea con tale orientamento il primo provvedimento è stato il D.L. 83/2012 convertito nella Legge 7 agosto 2012 n. 134 che all’art. 33 comma 5 dispone, a beneficio delle imprese che adottano i principi contabili internazionali (IAS) la possibilità di dedurre le perdite attraverso la semplice cancellazione dei crediti dal bilancio, da effettuare comunque in applicazione dei corretti principi contabili.

Si vedano in proposito i principi contabili di cui allo IAS 39.

A seguito dell’entrata in vigore del D.L. 83/2012 vi è una evidente disparità di trattamento tra le imprese che adottano i principi contabili internazionali e le altre imprese, che pur in presenza dei medesimi presupposti possono dedurre i rispettivi crediti secondo diverse modalità.

In tal senso la Circolare n. 15/2013 Assonime ha rilevato tale disparità di trattamento, auspicando un intervento del legislatore volto ad uniformare le regole.

In particolare, la Circolare ha evidenziato l’opportunità che tra tutte le imprese vi sia univocità nell’individuazione dei presupposti di certezza, precisione e definitività che consentono di dedurre le perdite e che tale univocità venga in ogni caso ad individuarsi con le scelte compiute in bilancio, senza che l’Amministrazione abbia la possibilità di sindacare tali scelte, ove queste rispondano a valide ragioni economiche.

D’altronde la Giurisprudenza, ai fini della deducibilità dei crediti, ha da tempo individuato esclusivamente nella reale inesigibilità il presupposto per la deducibilità, rilevando la centralità delle scelte imprenditoriali.

Al riguardo, si vedano la Sentenza della Corte di Cassazione del 29/08/2001 n. 11329, e la recente Ordinanza della stessa Corte del 2/05/2013 n. 10256, nella quale si rileva che le perdite su crediti sono deducibili, se documentate con certezza e precisione, anche nel caso di rinuncia volontaria al credito, ove tale rinuncia sia finalizzata a mantenere buoni rapporti con l’impresa debitrice in vista di future commesse.

In tale contesto è intervenuta la Circolare 26/E del 2013 dell’Agenzia delle Entrate, la quale ha chiarito che il presupposto presuntivo previsto dall’art. 101 comma 5 può essere superato in presenza di atti realizzativi quali la cessione del credito, la transazione con il debitore e la rinuncia al credito ed ha individuato esclusivamente negli elementi di certezza, precisione e definitività i presupposti necessari alla svalutazione dei crediti.

In proposito, diversi possono essere i documenti probatori dell’inesigibilità dei crediti, quali, ad esempio,  i documenti rilasciati da avvocati e procuratori che dimostrano, attraverso opportuna documentazione come malgrado le attività eseguite non vi siano né allo stato attuale né in futuro le condizioni per incassare il credito o, alternativamente, che qualsiasi attività risulterebbe antieconomica stante la certezza dell’inesigibilità.

Dai sopra riportati aspetti, consegue che la deducibilità delle perdite può essere supportata da qualsiasi documento o valutazione in grado di dimostrare inequivocabilmente con certezza e precisione la definitiva inesigibilità dei crediti.

Tuttavia, è quanto mai opportuno rilevare che, ai sensi dell’art. 37 bis del DPR 600/1973, resta fermo il potere dell’Amministrazione finanziaria di sindacare l’inerenza delle perdite laddove queste derivino da un’operazione antieconomica che dissimuli un atto di liberalità.

 

CONCLUSIONI

Le perdite su crediti sono deducibili secondo diverse modalità dai soggetti che adottano i principi contabili internazionali – i quali, ai sensi del D.L. 83/2012, possono dedurre i rispettivi crediti attraverso la definitiva cancellazione degli stessi dal bilancio –  ed i soggetti che non adottano i principi contabili internazionali – i quali non possono beneficiare delle disposizioni previste dal D.L. 83/2012 ma possono dedurre i crediti in presenza di elementi certi e precisi che ne dimostrano la definitiva inesigibilità.

A seguito dell’entrata in vigore del D.L. 83/2012 e dei chiarimenti forniti dall’agenzia dele Entrate con la Circolare n. 26/E del 2013, le imprese già in sede di definizione del Bilancio dell’esercizio 2013 hanno a disposizione nuove modalità attraverso cui dimostrare l’inesigibilità dei rispettivi crediti e conseguentemente ridurre il proprio carico fiscale.

Inoltre la Legge di stabilità 2014, nell’attuale formulazione, prevede la modifica dell’art. 101 comma 5 attribuendo anche ai soggetti che non adottano i principi contabili internazionali la possibilità di dedurre i crediti mediante la cancellazione dal bilancio secondo corretti principi contabili.

E’ evidente pertanto che l’approvazione della Legge di stabilità, secondo l’attuale formulazione, risulterebbe particolarmente positiva al fine di ridurre i numerosi contenziosi in essere, conseguenti all’attuale normativa ed alle interpretazioni spesso restrittive dell’Agenzia delle Entrate, ed al fine di consentire l’immediata deducibilità dei crediti effettivamente inesigibili.

Per VITALE ASSOCIATI

Dott. Marco Vitale

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