Con la Legge di Bilancio 2026, il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica è stato prorogato al 31 dicembre 2028 ed è stato ampliato il suo ambito territoriale con l’inserimento delle regioni Marche e Umbria.
Assonime, nella circolare n. 15 del 28 maggio, accoglie favorevolmente l’estensione triennale, che consente una programmazione più efficace in una prospettiva di medio periodo, ma evidenzia alcune criticità nel meccanismo di accesso e fruizione dell’agevolazione, che ne riducono le potenzialità incentivanti.
Investimenti pluriennali: un meccanismo che penalizza i progetti più significativi
La prima criticità riguarda i progetti di investimento di durata pluriennale. Questi si sviluppano tipicamente concentrando nella fase iniziale le spese immobiliari, come l’acquisto del capannone o dello stabilimento, mentre l’acquisizione e l’installazione di impianti e macchinari avviene negli anni successivi.
L’attuale meccanismo applicativo, strutturato su base annuale, rischia di comportare una scomposizione artificiosa di investimenti unitari in distinti investimenti “annuali”, con due conseguenze penalizzanti:
- La prima riguarda il limite previsto per gli immobili: il valore di terreni e fabbricati ammessi non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato.
Applicato su base annuale anziché pluriennale, questo tetto può escludere dal beneficio la componente immobiliare di progetti che, valutati nel loro insieme, sarebbero pienamente ammissibili.
- La seconda riguarda la soglia minima annua di 200.000 euro richiesta per accedere all’agevolazione. Un progetto che complessivamente supera questa soglia su base triennale, ad esempio con 300.000 euro, non raggiungerebbe il requisito in nessuna delle singole annualità, essendo distribuiti in tre tranche da 100.000 euro, restando di fatto escluso dall’incentivo.
La doppia comunicazione lascia le imprese “al buio”
La seconda criticità riguarda il meccanismo della doppia comunicazione, articolato in due finestre temporali.
Questo sistema non consente alle imprese di conoscere in anticipo la misura dell’agevolazione effettivamente spettante, rendendo difficile valutare la convenienza a portare a termine gli investimenti prenotati.
I dati definitivi vengono resi noti solo tramite un provvedimento direttoriale, emanato entro il 27 gennaio dell’anno successivo (rispettivamente 2027, 2028 e 2029) con il rischio concreto di vanificare, almeno in parte, l’effetto incentivante della misura.
Per le imprese che stanno valutando investimenti nella ZES Unica, è opportuno considerare queste criticità già in fase di pianificazione, strutturando i progetti in modo da minimizzare l’impatto delle limitazioni annuali.
È inoltre ragionevole attendersi che l’Agenzia delle Entrate interverrà con chiarimenti sugli aspetti evidenziati da Assonime, cosicché le incertezze attuali non rappresentino un ostacolo strutturale, ma una fase destinata a essere superata. Le opportunità legate agli investimenti nella ZES Unica restano concrete e meritano una valutazione attenta.