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21.04.20

Notizie

Boom smart working e le Pmi mirano a investire sulle tecnologie

Da qui a giugno si prevede una crescita esponenziale di richieste tecnologiche. A presagire i futuri investimenti delle imprese per Ansa è Davide Capozzi, l’innovation manager di Wiit, la società per azioni leader in erogazione di servizi di Hosted Private and Hybrid Cloud per aziende.

La notizia, tradotta in termini economici, ci pone di fronte a uno dei migliori investimenti che si possono progettare per bypassare l’epidemia o eventuali picchi di ricaduta, puntando a un lavoro da remoto che riduce il rischio di contagio e annulla le interruzioni della catena di produzione. Lì dove è possibile che accada.

E in effetti le aziende italiane non erano pronte ad affrontare questa condizione di smart working forzato: più della metà delle pmi hanno ricevuto una tegola in testa poiché prima dell’emergenza Coronavirus il 65% di queste imprese era disinteressato al lavoro agile e l’Italia, con 570 mila smart worker, era indietro rispetto agli altri paesi europei, in particolare nordici e anglosassoni.

Il sistema imprenditoriale italiano, però, ha saputo reagire attivando, ad esempio, tecnologie ad hoc e attrezzandosi con turnistiche a scaglioni e telelavoro da subito. Ma l’aver remotizzato tante persone in un breve lasso di tempo sta scoprendo il fianco ad altre problematiche aziendali, come ad esempio l’arretratezza nella trasformazione digitale, che diventa adesso uno dei primi punti in agenda. Inoltre, bisogna avere una tecnologia che funzioni bene, sia affidabile e resiliente, capace ad arginare il problema della cybersecurity: i lavoratori che prima erano dentro il perimetro aziendale si sono trovati all’esterno e, in più, su rete pubblica. Quindi, la possibilità di subire un attacco è diventata infinitamente più grande. Alias: investire in tecnologie è il primo punto da cui ripartire per non correre ancora il rischio di rallentarsi, o peggio, fermarsi.

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