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22.09.20

Notizie

Fiscalità post-Covid: dall’UE una tassazione più equa

Equità, linearità e semplicità: sono questi i tre vettori del piano d’azione fiscale varato dalla Commissione europea per venire incontro alle esigenze aziendali. Un pacchetto di nuove norme e procedure relative a determinati aspetti dell’Iva, redatto per provare a risollevare le aziende dal profondo nero in cui sono imbattute a causa degli effetti economicamente devastanti del Covid, che ha agito alla pari di un’onda d’urto, trascinandosi nel tempo. Motivo per cui la nuova fiscalità avrà uno spazio d’azione abbastanza ampio, da qui ad almeno il 2024, apportando notevoli cambiamenti nel modo in cui le imprese contabilizzeranno l’Iva in Europa.

FISCALITA’ POST-COVID. Il pacchetto definito dalla Commissione europea, in sintesi, comprende tre elementi: un piano d’azione per una tassazione equa e semplice a sostegno del recupero delle diverse economie; la revisione della direttiva sulla cooperazione amministrativa (la futura DAC7); le linee guida della comunicazione sulla buona governance fiscale in Europa. Sono 25, invece, le iniziative in programma che verranno attuate fino al 2024 per rendere la tassazione più equa, più semplice e in linea con le moderne tecnologie, così raggruppate:

– semplificazione, ovvero, ridurre gli ostacoli e limitare al minimo il peso amministrativo per le imprese nel mercato unico per migliorare la competitività e contribuire alla crescita economica;

– conformità, per aiutare le autorità fiscali a riscuotere l’imposta dovuta sfruttando meglio i dati esistenti e a condividere i nuovi in modo più efficiente, in un modo da migliorare l’applicazione delle norme fiscali e aiutare a combattere la frode e l’evasione fiscale in modo più efficace;

– diritti dei contribuenti, da realizzare aumentandone la consapevolezza ai sensi del diritto dell’UE, semplificando i loro obblighi e facilitando la conformità.

Per quanto riguarda le dichiarazioni Iva, la Commissione proporrà una legislazione per modernizzare gli obblighi di dichiarazione con l’obiettivo di uno scambio più rapido di dati sulle transazioni all’interno dell’UE, che sarà possibilmente in tempo reale. Ciò sarebbe accompagnato dalla razionalizzazione del meccanismo per le transazioni interne. Si esaminerà anche la necessità di un’ulteriore espansione della fatturazione elettronica.

Il piano d’azione include anche il concetto di un’unica registrazione Iva dell’Ue che potrebbe essere utilizzata per vendere beni e servizi in tutto il territorio comunitario. Ma ancora è presto per i dettagli: la proposta di questa misura sarà introdotta nel 2022-23. Fino a quando queste misure non entreranno in vigore, le imprese continueranno a dover considerare appieno dove devono essere registrate ai fini Iva e, dopo averlo fatto, assicurarsi di poter adempiere ai loro obblighi di conformità in corso.

PROIEZIONI 2016. Nei prossimi anni si verificheranno notevoli cambiamenti nel modo in cui le imprese contabilizzano l’Iva nell’Ue. Oltre alle modifiche proposte nel piano d’azione fiscale, il piano d’azione 2016 sull’Iva ha proposto un regime definitivo per le forniture B2B intra-Ue che cambierebbero radicalmente il modo in cui vengono trattate tali transazioni. Attualmente, esiste un’esenzione negli Stati membri di spedizione con imposta sull’acquisto dovuta nello Stato membro di consegna e questa esenzione ha portato a frodi carosello che generano perdite IVA significative.

Il sistema definitivo eliminerebbe questa esenzione e richiederebbe al fornitore di rendere conto dell’Iva nel Paese di consegna. Ciò avverrebbe mediante un’ulteriore estensione dell’Oss (e cioè dei sistemi a supporto delle operazioni) con la modifica proposta per il 1 ° luglio 2022. Tuttavia, vi sono seri dubbi sul fatto che ciò sarà realizzabile dato il ritardo nell’implementazione dell’Oss B2C al 1° luglio 2021 e il potenziale per un ulteriore ritardo al 2022. La sua idoneità all’uso su una scala così estesa è comunque ancora fonte di dubbi.

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