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04.11.20

Notizie

Esenzione Imu: il caso di un separato di fatto che ha la residenza nell’immobile coniugale

L’agevolazione prima casa, e cioè l’esenzione dell’Imu, è applicabile anche al coniuge separato di fatto, ma che mantiene la residenza nell’immobile coniugale, non rilevando il trasferimento dell’altro coniuge in una seconda abitazione sita in un altro Comune. A sentenziarlo è la Corte di Cassazione che ha statuito il principio con un’apposita sentenza che porta la data di ieri, 3 novembre.

Tutto muove da un caso di specie. Dopo la crisi coniugale, uno dei coniugi aveva mantenuto la residenza e la dimora nell’abitazione familiare, mentre l’altro coniuge con i figli si erano trasferiti in un immobile sito in altra città.

In riferimento a tale caso, l’Amministrazione Finanziaria aveva disconosciuto l’agevolazione prevista e datata 1992, secondo cui, ai fini del calcolo dell’Imu dovuta sull’abitazione principale, il coniuge che aveva mantenuto la dimora nell’abitazione familiare, non poteva essere esonerato dal pagamento dell’Imu. La disposizione prevedeva l’applicazione di una detrazione per l’abitazione principale, intendendosi per tale quella nella quale “il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente”.

Quindi, in tema di Imu, l’agevolazione trovava applicazione nel caso in cui il contribuente dimorasse insieme con i familiari in un immobile di cui è proprietario. Nel caso, quindi, in cui sussista una separazione personale di fatto dei coniugi, il diritto al beneficio permane solo in favore del residuo nucleo familiare convivente nell’abitazione, non più identificabile con la casa coniugale. Nel caso di specie, l’agevolazione spettava al coniuge separato di fatto che aveva mantenuto la residenza nell’immobile coniugale, non rilevando il trasferimento dell’altro coniuge in altra abitazione sita in un diverso Comune.

La Suprema Corte ha ritenuto errata l’interpretazione sia della CTP sia della CTR in base alla quale era da escludere in ogni caso l’agevolazione per il solo fatto che i due coniugi vivessero in due abitazioni diverse, considerato peraltro che il coniuge beneficiario dell’agevolazione risultava residente nell’immobile familiare e che l’altro coniuge non aveva comunque beneficiato di tale agevolazione.

Stavolta, tra i due litiganti – rispettivamente marito e moglie – a “pagarne” è la Cassa dello Stato.

 

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