
Da oggi l’Italia si tinge di verde, ed anche la sua economia. Il “Green Pass”, infatti, va a modificare nuovamente le abitudini. Anche se, visti i continui cambiamenti a cui si è soggetti da marzo 2020 ad oggi, cioè da quando il Covid è entrato a far parte della vita del mondo, sarebbe meglio dire che a essere modificata è l’ altalena di azioni, decreti e ordinanze sfornati per provare a dare risposte agli infiniti punti di domanda che la pandemia ha posto, ribaltando priorità e innescando nuove logiche nei processi decisionali assunti per il buon vivere.
Accade, quindi, che da oggi e – fino a prossime disposizioni – il Green pass, e cioè il QrCode che attesta la somministrazione del vaccino anti Covid, diventa obbligatorio per tutta una serie di attività. Dunque, le ripercussioni sull’economia, nonché sulle attività d’impresa, sono evidenti.
Andiamo alla conta dei posti in cui è la conditio sine qua non per accedervi e, quindi, consumare. Green pass obbligatorio per sedere ai tavoli delle sale al chiuso di ristoranti e bar; per spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive; ma anche per entrare al cinema, nei musei e in altri istituti e luoghi di cultura. Obbligo pure per accedere in piscina, in palestre, nei centri benessere al chiuso e per andare di qua e di là per sagre, fiere, convegni e congressi; centri termali, parchi tematici e di divertimento; centri culturali, sociali e ricreativi; sale gioco, scommesse, bingo e casinò; concorsi pubblici.
Va così: su una torta da tagliuzzare in 360 pezzettini, 340 sono mangiabili se si ha il Green Pass. Così l’economia. Per restare in tema mangereccio&simili, che cattura più audience, ” zucchero non guasta bevanda”, dicono i proverbisti. Ecco che tocca ai gestori o ai titolari dell’esercizio commerciale verificare che l’accesso per gli over 12 avvenga nel rispetto delle prescrizioni. Per chi viola le regole o non effettua i controlli è prevista una multa da 400 a mille euro. Per gli esercenti, qualora le trasgressioni si ripetano in tre giorni diversi, c’è il rischio chiusura da 1 a 10 giorni.
Un lasciapassare sì obbligatorio per la tutela della salute pubblica, ma che pare pesi sulle teste di chi, dal punto di vista economico, sta ancora provando a risalire la china.