La reintroduzione dell’iper-ammortamento ripropone un tema rilevante in sede di bilancio: la corretta qualificazione della maggior deduzione ai fini della fiscalità differita.
In base ai principi contabili OIC, la misura consente di dedurre in dichiarazione una quota maggiore rispetto a quella imputata a Conto economico. Questa maggiorazione, però, è solo fiscale: non modifica il valore contabile del bene né il piano di ammortamento civilistico, che restano determinati secondo costo storico e vita utile.
Perché non si genera una differenza temporanea
Secondo l’OIC 25, le imposte anticipate e differite nascono quando esiste un divario tra valori contabili e fiscali, destinato a invertirsi negli esercizi successivi. Nel caso dell’iper-ammortamento, la maggior deduzione non deriva da un diverso valore fiscale del bene, ma da una maggiorazione extracontabile riconosciuta dalla norma.
In particolare:
- il costo fiscale del bene non cambia;
- il valore contabile coincide con quello fiscale;
- non si determina alcun un effetto “opposto” negli anni successivi che annulli la maggior deduzione.
Manca quindi l’elemento tipico delle differenze temporanee: il riassorbimento futuro dello scostamento con un impatto fiscale inverso.
Confronto con le perdite fiscali e implicazioni operative
Il caso è diverso dalle perdite fiscali riportabili: in quel contesto, se esiste certezza di imponibili futuri, l’impresa può iscrivere imposte anticipate perché il beneficio fiscale è già maturato e si realizzerà negli esercizi successivi.
Con l’iper-ammortamento, invece, il vantaggio si forma solo nella misura in cui le quote vengono dedotte anno per anno. Questo si vede anche in caso di cessione anticipata: le quote non ancora fruite non diventano un credito da recuperare in futuro, ma semplicemente si perdono.
Sul piano operativo, ciò implica che l’iper-ammortamento non determina l’iscrizione di imposte anticipate in bilancio, poiché non genera una differenza temporanea ai sensi dell’OIC 25. L’effetto dell’agevolazione si traduce invece in una riduzione dell’imposta corrente dell’esercizio, nei limiti della capienza dell’imponibile fiscale.
Resta tuttavia centrale il profilo informativo: qualora la maggior deduzione incida in misura significativa sul carico fiscale, è opportuno evidenziarne l’impatto nella riconciliazione tra imposte teoriche e imposte correnti, assicurando una rappresentazione trasparente e coerente del risultato di periodo.
In sintesi, l’iper-ammortamento non produce fiscalità differita perché non crea una differenza temporanea destinata a riassorbirsi. Una lettura adeguata della misura consente di rappresentare in modo coerente il carico fiscale e di evitare effetti impropri su indicatori e reporting verso stakeholder e istituti finanziari.
Fonte:
- Eutekne.info, “Iper-ammortamenti senza impatto sulla fiscalità differita” di Fabrizio Bava, Donatella Busso e Alain Devalle.