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13.03.20

Notizie

La giustizia tributaria si ferma, ma per i tributaristi è davvero così?

In linee generali è così: dallo scorso 9 marzo e sino a domenica 22 marzo, sono rinviate d’ufficio tutte le udienze tributarie, anche di sospensiva, dei procedimenti pendenti presso tutte le Commissioni Tributarie. Ciò significa che, di fronte all’emergenza dettata dalla funesta diffusione del Coronavirus, la giustizia tributaria può attendere. Ma il punto di domanda è un altro: la giustizia tributaria va in stand-by allo stesso modo in tutte le regioni?

Secondo quanto dispone il decreto legge n.11/2020, al fine di evitare assembramenti all’interno dell’ufficio giudiziario e contatti ravvicinati con le persone, i capi delle Commissioni tributarie provinciali e regionali possono (e non devono) prevedere il rinvio delle udienze tributarie a data successiva al 31 maggio 2020. Appare evidente come il rinvio o meno sia rimesso alla discrezionalità della Commissione. E non tutti le Commissioni potrebbero decidere di rinviare l’udienza.

Un’altra anomalia si riscontra nell’applicazione del diritto all’equa riparazione (di cui all’art. 2, legge n. 89/2001): ai fini del computo, non si tiene conto del periodo decorrente dalla data del provvedimento di rinvio dell’udienza alla data della nuova udienza, sino al limite massimo di tre mesi successivi al 31 maggio 2020. Ciò potrebbe comportare l’effetto fisarmonica in compressione dei termini di riparazione.

Il legislatore ha genericamente previsto l’applicazione delle suddette disposizioni ai procedimenti relativi alle Commissioni Tributarie, usando però l’espressione “in quanto compatibili”, che per i tributaristi lascia largo spazio alle interpretazioni dei giudici. Il rischio che siano contraddittorie, inoltre, è elevato.

Facciamo alcuni esempi. Poiché sono rinviate d’ufficio tutte le udienze, anche quelle cautelari, c’è il rischio che i contribuenti siano costretti a pagare le iscrizioni provvisorie, in attesa delle nuove udienze; a meno che non si blocchino quelle di sospensiva, fissandole nel più breve tempo possibile.

La sospensione dei termini processuali dal 9 al 22 marzo, inoltre, dovrebbe riguardare tutti i giudizi pendenti e non soltanto quelli le cui udienze sono rinviate d’ufficio a data successiva al 22 marzo 2020; così da evitare una illegittima disparità di trattamento processuale tra le parti, in quanto l’emergenza epidemiologica da Covid-19 riguarda tutti i professionisti impegnati nei procedimenti fiscali oggi pendenti.

Ecco che per evitare comportamenti contrastanti a livello nazionale, diventa opportuno per i capi delle Commissioni tributarie provinciali e regionali l’adozione delle stesse misure normative (anziché avere la possibilità discrezionale di decisione), disponendo d’ufficio il rinvio delle udienze di merito a data successiva al 31 maggio 2020.

Per la giustizia tributaria sarebbe un allineamento dovuto, per non incorrere nel rischio di gravare ulteriormente le tasche dei contribuenti.

 

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