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17.03.20

Notizie

L’analisi del commercialista: il “viaggio” nel decreto Cura Italia

Grafica decreto – cura Italia

C’è voluto un pò di tempo, ma alla fine è stato emanato. Il decreto Cura Italia è ai primi vagiti, ma già pronunzia parole complesse, che recitano così: “Nessuno deve perdere il lavoro e tutti devono potersi sostenere”… . Eh già. Impugniamo, quindi, la lente d’ingrandimento che è propria del commercialista e analizziamo la disposizione di legge composta da circa 130 articoli. Ciò che salta subito agli occhi è la previsione di spesa per circa 25 miliardi di euro. Certo, nel mare magnum dei danni da pandemia potrebbero non essere sufficienti, ma rappresentano pur sempre una cifra importante, soprattutto se raffrontata con la legge di Bilancio 2020, contenuta in circa 7 miliardi di euro.

LA SOSPENSIONE DEL 16 MARZO. Parliamo anche di ieri, però. E cioè delle famigerate sospensioni delle scadenze di lunedì 16 marzo. Ebbene, la sospensione della maggior parte dei tributi era stata già annunziata con comunicati stampa del Mef e dell’Inps, prima ancora dell’emanazione del decreto, che si è limitato, in questo punto, a prevedere una generica proroga fino a venerdì 20 marzo, estendendo il termine al 31 maggio per i settori più colpiti come il turismo, la ristorazione, la cultura e lo spettacolo ecc. Il decreto rimanda, comunque, a un secondo intervento la definizione più puntuale della sospensione dei versamenti e dei pagamenti delle cartelle esattoriali. Probabile che gli sia andato un pò di liquido amniotico di traverso.

LAVORATORI ALLO SPECCHIO: AUTONOMI VS DIPENDENTI. In questo caso, la sostanza è nella forma del rapporto lavorativo e se è di tipo contrattuale è meglio. La coperta dei lavoratori dipendenti, infatti, è lunga e in loro aiuto arriva la Cassa integrazione guadagni. Per una parte di lavoratori autonomi, invece, è in previsione un contributo di 600 euro, per il mese di marzo, per le loro esigenze minime…. Insomma, una tantum che mette ben poca allegria. Il ministro ha, inoltre, parlato di una “menzione speciale” per coloro che pagheranno quanto dovuto alle varie scadenze, trattandosi di entrate molto importanti per il bilancio dello Stato. Probabile che, stavolta, il liquido amniotico sia arrivato in testa.

GLI AIUTI ALLE PARTITE IVA. Soffermandoci sulle prospettive dei lavoratori autonomi, la “cura” è questa: quanti esercitano la propria attività in locali in affitto, hanno accesso a un credito d’imposta pari al 60% sull’affitto di marzo. Inoltre, per tutti coloro che nel 2019 hanno guadagnato meno di 10mila euro, trovandosi adesso costretti a sospendere, cessare o chiudere la propria attività, è in elaborazione un’ulteriore forma di sostegno dal fondo per il reddito di ultima istanza.

LA SORTE DELLE IMPRESE. Tutto muove dal potenziamento della Cassa integrazione guadagni, a favore dei dipendenti e aperta a tutte le aziende, a prescindere dalla dimensione. Si può usufruire della misura agevolativa per poco più di due mesi (esattamente nove settimane). E le aziende che sono già in cassa integrazione? La Cigs potrà essere bloccata e sostituita con la cassa ordinaria, mentre la cassa in deroga verrà estesa a tutti i settori non coperti, compresi agricoltura e pesca. Resta fuori il lavoro domestico. In questo caso, il liquido amniotico del neonato decreto è stato correttamente espulso.

LA MORSA DI RATE E MUTUI. Sono previsti aiuti ai lavoratori autonomi  che auto-certifichino un calo di fatturato di almeno il 33% a causa della pandemia. Le imprese potranno accedere alla moratoria di mutui e prestiti grazie alle garanzie pubbliche e le banche potranno ricevere sostegno per la cessione di crediti deteriorati. Il sistema bancario sarà garantito dallo Stato e potrà così iniettare liquidità alle imprese. Ma è tutto un equilibrio sopra la follia.

GENITORI E FIGLI VS LAVORO. Il decreto Cura Italia riconosce voucher di 600 euro per baby sitter (la cifra sale a mille euro per medici, infermieri, operatori sanitari e ricercatori) e congedi parentali e permessi per i genitori di under 12, in considerazione della chiusura delle scuole (i permessi potranno essere di 15 giorni con garanzia del 50% della retribuzione) e maggiori tutele per i genitori di figli con handicap.

Il neonato decreto, però, ancora deve crescere e imparare a pronunciare parole chiare e concrete. Al momento, dai vagiti è tutto.

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