È di circa un miliardo di euro il conto dei crediti d’imposta fittizi per i vari bonus edilizi, secondo quanto stimato dall’Agenzia delle Entrate.

Le nuove regole introdotte dal decreto Antifrode, emanate d’urgenza per arginare il fenomeno, stanno già facendo “tremare”.

E fioccano le accuse di indebita fruizione dei crediti, con gravose conseguenze tributarie e penali. Utile sapere, dunque, quali sono i casi in cui si configura l’illecito. 

L’indebita fruizione dei crediti d’imposta comporta conseguenze tributarie, e talvolta pure penali, particolarmente gravose. Basti pensare a quanto accaduto con le nuove regole introdotte dal cosiddetto decreto Antifrode (Dl n. 157/2021), emanate d’urgenza per arginare un’ondata di crediti d’imposta fittizi per i vari bonus edilizi.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, i crediti finora richiesti sfiorano già un miliardo di euro: cifra che potrebbe aumentare a seguito dei prossimi controlli effettuati dalla stessa, con una conseguente maggiore diffusione di accertamenti e di potenziali contestazioni.

L’IMPATTO SUL SUPERBONUS 110%. L’art. 121 commi 4 e 5 del DL 34/2020 disciplina i profili accertativi e le conseguenze sanzionatorie in tema di indebita fruizione delle detrazioni di imposta disciplinate dallo stesso articolo, tra cui spicca il superbonus del 110%.

Se i lavori sono stati eseguiti? La situazione più frequente che potrebbe verificarsi è quella in cui i lavori siano stati eseguiti ma, per qualsivoglia ragione (ad esempio inosservanza adempimenti, superamento soglie, assenza parziale dei requisiti) la detrazione non spetti in tutto o in parte, per mancata sussistenza dei requisiti.

Di norma, in questi casi, si è in presenza di violazioni fiscali il cui accertamento, salvo circostanze particolari, viene eseguito in capo ai contribuenti che hanno beneficiato dei lavori e della conseguente detrazione/sconto in fattura/cessione del bonus. L’Agenzia recupera nei loro confronti l’importo corrispondente alla detrazione non spettante, le sanzioni del 30% e gli interessi.

Il fornitore che ha applicato lo sconto e il cessionario del credito rispondono solidalmente con il beneficiario della somma detratta e dei relativi interessi solo in caso di accertato concorso da parte loro nella violazione del contribuente.

Al di fuori del concorso, fornitori e cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito d’imposta ricevuto. In altre parole, il fornitore o il cessionario rispondono delle violazioni solo se l’Ufficio accerta il concorso nella violazione o per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito ricevuto.

Si possono ipotizzare anche ulteriori, e più gravi illeciti, con conseguenti responsabilità penali.

Se i lavori non sono stati eseguiti? Quando i lavori non vengono svolti, o riguardano interventi del tutto differenti rispetto a quelli previsti per l’accesso al beneficio e indicati nelle fatture della ditta fornitrice. Questa ipotesi presupporrebbe una pericolosa complicità illecita della ditta esecutrice dei lavori, di chi li riceve e degli attestatori.

Una situazione frequentemente configurabile attiene ai casi in cui i lavori descritti in fattura siano stati effettivamente eseguiti, ma con un costo sovrastimato per fruire di un maggiore credito di imposta rispetto a quello realmente spettante o per ottenere, a fronte della medesima spesa, anche l’esecuzione di lavori non ammessi al beneficio.

È anche ipotizzabile che i lavori vengano fatturati da un’impresa differente rispetto a quella che ha effettivamente eseguito i lavori, per esempio perché il cliente intende cedere il credito e l’impresa, per le più svariate ragioni, non può utilizzarlo.

La responsabilità penale implica la consapevolezza dell’illecito. Quindi occorrerebbe individuare, in concreto, quanto un condomino o l’impresa esecutrice dei lavori abbia partecipato attivamente alla consumazione dell’illecito o ne fosse quanto meno consapevole.

Si pensi, per esempio, alla sovra-fatturazione dei lavori: la posizione di un condomino (numeroso) all’oscuro delle modalità di quantificazione dei prezzi sarà certamente differente rispetto a quella di un condomino che ha ricevuto lavori ulteriori rispetto a quelli oggetto del beneficio senza pagare in più, o rispetto a chi ha concordato con l’impresa valori “gonfiati”.

Nelle ipotesi esposte potrebbero configurarsi operazioni inesistenti oltre che, a determinate condizioni, indebite compensazioni. Infatti, secondo l’articolo 1 del Decreto legislativo 74/2000, per fatture o altri documenti per operazioni inesistenti si intendono quelli emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte; che indicano i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore al reale; che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi.

In capo all’impresa che esegue i lavori (che emette le fatture), è configurabile il delitto previsto dall’articolo 8 del Decreto legislativo 74/2000 in base al quale è punito con la reclusione da quattro a otto anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione, emette o rilascia fatture per operazioni inesistenti.

Nel caso in cui l’importo non rispondente al vero sia inferiore a 100 mila euro, si applicherebbe la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

Fermo restando la necessità della consapevolezza dell’illecito di cui si è detto in precedenza, per colui che ha beneficiato dei lavori (quindi chi ha ricevuto le fatture), se le ha indicate in dichiarazione (il caso di un’impresa o di una persona fisica che detrae l’imposta) si configurerebbe lo speculare delitto di dichiarazione fraudolenta ex art. 2 del Decreto legislativo 74/2000 (punito analogamente all’emissione); nel caso di persona fisica non soggetto Iva che non ha indicato in dichiarazione la fattura, si potrebbe configurare il concorso nel precedente reato di emissione commesso dall’impresa edile.

Invece, gli utilizzatori del credito acquistato (banche – intermediari finanziarie), se ignari degli illeciti penali commessi da impresa e beneficiario dei lavori, non rischiano tali gravose conseguenze. Per esempio, non rispondono mai per dichiarazione fraudolenta, considerato che questi soggetti non devono indicare in dichiarazione tali crediti.

Bisogna ribadire che, in ambito penale-tributario, occorre sempre la presenza dell’elemento soggettivo doloso (coscienza e volontà, almeno eventuale, di evasione delle imposte), non essendo sufficiente, per le fattispecie previste dal Decreto legislativo. 74/2000, la sola colpa.

Rimane fermo, in costanza dei requisiti di legge, l’eventuale concorso nel reato di indebita compensazione del beneficiario della detrazione e/o del professionista che ha rilasciato il visto di conformità.

 

 

Leggi anche “Decreto Antifrode: visto di conformità obbligatorio per tutte le opzioni sui bonus edilizi” e “Decreto Antifrode e Superbonus: visto di conformità obbligatorio”.

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