Dal Superbonus 110% al Superbonus 90%: con riguardo alle spese sostenute nell’anno 2023, l’aliquota sarà depotenziata e passerà al 90%. È quanto approvato dal Consiglio dei Ministri nel decreto Aiuti quater.

 Quanto ai crediti d’imposta ancora bloccati, il Governo sta lavorando a una via d’uscita, anche se «la cessione non è un diritto». Scopriamone di più. 

Il decreto Aiuti-quater, approvato il 10 novembre 2022 dal Consiglio dei Ministri, comprende, come riportato nel comunicato stampa di Palazzo Chigi, le modifiche alla disciplina del Superbonus, di cui all’art. 119 del DL 19 maggio 2020 n. 34, ampiamente anticipate in questi giorni dallo stesso Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Mediante un intervento sul comma 8-bis del citato art. 119 è previsto che gli interventi agevolati, che vengono effettuati dai condomini e dalle persone fisiche su parti comuni di edifici interamente posseduti, purché composti da massimo quattro unità immobiliari, ma anche dalle persone fisiche per gli interventi sulle singole unità immobiliari (sempre nel limite delle due unità immobiliari per gli interventi di riqualificazione energetica, compresi gli edifici unifamiliari, oppure su unità immobiliari “indipendenti e autonome” site in edifici plurifamiliari), al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, beneficino del Superbonus, nella misura del 110, per le spese sostenute, a decorrere dal 1° luglio 2020, sino al 31 dicembre 2022, del 90% per le spese sostenute nell’anno 2023, del 70% per le spese sostenute nell’anno 2024 e del 65% per quelle sostenute nel 2025.

La riduzione dell’aliquota dal 110% al 90%, con riguardo alle spese sostenute nell’anno 2023, non si applica però agli interventi per i quali, alla data del 25 novembre 2022 (in prima battuta era stato previsto alla data di pubblicazione in GU dello stesso Decreto Aiuti quater) risulti effettuata la comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA), ovvero, per gli interventi comportanti la demolizione e la ricostruzione degli edifici, risultino avviate le relative formalità amministrative per l’acquisizione del titolo abilitativo.

Per le persone fisiche, di cui al comma 9 lett. b) dell’art. 119 del DL 34/2020, che effettuano interventi su edifici unifamiliari, oppure su unità immobiliari “indipendenti e autonome” site in edifici plurifamiliari, invece, il Superbonus continuerebbe a spettare nella misura del 110% con riguardo alle spese sostenute entro il 31 marzo 2023 (non più quindi soltanto fino al 31 dicembre 2022), a condizione che alla data del 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo (nel cui computo possono essere compresi anche i lavori non agevolati).

Quindi,per coloro che hanno raggiunto la citata soglia del 30% al 30 settembre si incrementa l’orizzonte temporale entro il quale i lavori possono essere terminati fruendo dell’aliquota piena.

I medesimi soggetti di cui alla sopracitata lett. b) del comma 9, tuttavia, dovrebbero aver diritto al Superbonus nella misura del 90% in relazione alle spese sostenute entro il 31 dicembre 2023 se hanno avviato gli interventi a partire dal 1° gennaio 2023, ma a una condizione: l’unità sulla quale sono effettuati gli interventi deve essere adibita ad abitazione principale e il contribuente deve avere un reddito non superiore a 15.000 euro, determinato secondo le modalità stabilite dal comma 8-bis.1 che verrebbe anch’esso introdotto nell’art. 119 del DL 34/2020 dal decreto “Aiuti-quater”.

Il testo novellato della citata disposizione, nello specifico, dovrebbe prevedere che il Superbonus possa competere per gli interventi eseguiti dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari di cui sono proprietari o titolari di altro diritto reale di godimento.

Nella sostanza, per le persone fisiche il Superbonus non competerebbe più ai detentori degli immobili (es. locatari o comodatari) ma solo ai proprietari o ai titolari di altro diritto reale di godimento (usufrutto, abitazione, ecc).

Tale limitazione, tuttavia, non riguarderebbe gli interventi per i quali la CILA è stata presentata prima della data di entrata in vigore del decreto “Aiuti-quater” (o per i quali alla medesima data sono state avviate le formalità amministrative per l’acquisizione del titolo abilitativo nel caso di interventi di demolizione e ricostruzione) e gli interventi effettuati su unità immobiliari dalle persone fisiche, di cui al comma 9 lett. b), per i quali la detrazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 31 marzo 2023, a condizione che alla data del 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo, ai sensi dell’art. 119 comma 8-bis secondo periodo del DL 34/2020 (così come risultante dalle novità apportate dal decreto “Aiuti-quater”).

Altro tema su cui c’è stato “grande dibattito” è quello relativo alla cessione dei crediti d’imposta maturati. Un aspetto affrontato dal Ministro dell’Economia, che ha innanzitutto difeso la decisione di intervenire sul Superbonus tramite decreto legge, senza aspettare la Legge di Bilancio 2023 («prima si fa chiarezza normativa e meglio è per tutti», queste le parole del Ministro, come riportato da varie testate giornalistiche), e la “scelta politica” di concentrare la misura sui redditi medio-bassi. Stando ai dati del MEF, fino ad oggi avrebbe usufruito del Superbonus al 110% l’1-1,5% dei cittadini, in «buona parte dei casi» aventi redditi medio-alti.

Quanto alle cessioni dei crediti d’imposta, il Governo cercherà di intervenire perché è un problema reale di molte imprese. I cassetti fiscali sono pieni, non c’è la possibilità di assorbimento rispetto allo stock esistente e occorre definire una possibile via d’uscita.

Il Ministro, dunque, non chiarisce in che modo verrà trovata una soluzione ai crediti d’imposta attualmente bloccati, mentre è molto netto su come andranno considerati nel prossimo futuro: «Voglio ribadire che la cessione – diffonde la stampa – è una possibilità, non è un diritto. Tutti coloro che decideranno di fare questi interventi hanno la certezza di poterli detrarre negli anni, come è sempre avvenuto, ma non hanno e né possono avere la certezza di cedere i crediti d’imposta, altrimenti avremmo creato una moneta, che invece non è stata creata».

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