L’attenzione verso la sostenibilità e l’innovazione tecnologica non è mai stata così alta in quanto, queste ultime, costituiscono due variabili considerate, a sentire comune, le chiavi del futuro dell’industria. Motivo per cui il Governo ha introdotto misure incentivanti, come il nuovo credito d’imposta per l’Industria 5.0, già contenuto nel decreto legge Pnrr, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 26 febbraio.

L’ iniziativa è progettata per supportare le imprese che vogliono impegnarsi nell’ammodernamento dei loro processi produttivi tramite l’adozione di tecnologie avanzate e modi di produrre sostenibili. L’obiettivo è duplice: stimolare la competitività delle aziende italiane e promuovere una produzione più rispettosa dell’ambiente.

Per comprendere meglio come sfruttare l’agevolazione, è opportuno comprendere quali sono i criteri che definiscono l’ammissibilità dei beni materiali e immateriali e che consentono alle imprese di ottenere il credito in questione.

I Criteri di Ammissibilità dei Beni

Per accedere al credito d’imposta Industria 5.0, le aziende dovranno programmare gli investimenti basandosi su una variabile cruciale: dovranno contribuire in modo diretto e concreto alla riduzione dei consumi energetici tramite l’introduzione di tecnologie e processi sempre più efficienti e data driven. Questi nuovi beni materiali e immateriali devono essere strumentali all’attività imprenditoriale e interconnessi al sistema produttivo aziendale di gestione della produzione o alla sua rete di fornitura.

Per reintrare tra quelli agevolabili, gli investimenti effettuati devono esserer in grado di poter apportare alla catena produttiva aziendale una riduzione dei consumi energetici del 3% dell’impianto produttivo complessivo o del 5% riguardo i processi specifici interessati dall’investimento. Questi target di efficienza sottolineano l’intento del credito d’imposta nel promuovere trasformazioni significative e misurabili nelle pratiche produttive, al fine di rilanciare la competitività industriale.

Va evidenziato che il grado di efficienza ottenuto dal nuovo impianto si riflette anche sulla quantità di credito riconosciuto. Ad esempio, gli investimenti in moduli fotovoltaici che soddisfano criteri specifici di efficienza possono beneficiare di una maggiorazione significativa del credito, che può raggiungere il 120% o 140% del loro costo. Questo perché il loro ritorno in efficienza energetica è molto più elevato rispetto ad altre alternative di investimento.

Esempi di beni materiali e immateriali

Per comprendere meglio i risvolti pratici dell’iniziativa, è opportuno far riferimento ad alcuni esempi di beni agevolabili. Tra questi, troviamo sicuramente gli impianti che utilizzano fonti di energia rinnovabili (biomassa esclusa) fortemente incentivati perché favoriscono l’autoconsumo. Nel già citato caso dei pannelli fotovoltaici, questi dovranno essere prodotti all’interno dell’Unione Europea e dovranno raggiungere specifiche soglie di efficienza energetica (almeno il 21,5%). Di conseguenza, sono compresi nell’agevolazione anche i relativi sistemi di stoccaggio energetico, essenziali per gestire in modo ottimale l’energia prodotta autonomamente.

Fortemente incentivati sono anche tutti i vari strumenti digitali che monitorano e ottimizzano i consumi energetici tramite l’analisi di dati raccolti, meglio se agevolati da supporti IoT (Internet of Things). Questi software sono vitali per garantire un controllo continuo e dettagliato sui processi produttivi. Nel contesto dei beni immateriali, è sottinteso che i relativi software di gestione aziendale – che favoriscono il monitoraggio dell’intera catena dell’efficienza, amplificando l’efficacia dell’intero progetto – sono “candidati ideali” per l’accesso agli incentivi.

Altro elemento che potrebbe essere compreso in un idale piano di investimento è la formazione del personale. Infatti, le spese legate alla formazione tecnica sono ammissibili, perché il know-how non può prescindere dal relativo progetto di ammodernamento. Se esse riescono a sviluppare competenze direttamente connesse alle tecnologie digitali ed energetiche avanzate, l’efficacia del processo di ammodernamento ne trarrà beneficio.

Conclusioni

L’introduzione dei beni strumentali ammissibili nel quadro del credito d’imposta Industria 5.0 apre una serie di possibilità per le imprese italiane. Le aziende che si impegnano in questo percorso non solo avanzano verso una maggiore sostenibilità, ma si posizionano anche strategicamente per un futuro in cui la tecnologia e l’efficienza energetica saranno sempre più centrali. È cruciale, quindi, che le aziende comprendano a fondo i requisiti e le opportunità offerte da questa importante misura incentivante, per ottimizzare i loro investimenti e contribuire attivamente alla transizione energetica e digitale del Paese.

 

 

 

 

Foto di Ricardo Gomez Angel su Unsplash
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