Quando si parla di bonus edilizi, il pensiero corre subito alle detrazioni Irpef e dunque alle persone fisiche che possono beneficiarne.

Ma vale la pena di sottolineare che gran parte degli stessi bonus è fruibile anche dalle c.d. persone giuridiche ovvero dalle società (di persone e di capitali) e dagli enti del terzo settore.

All’ampliarsi, però, della platea dei beneficiari, con il decreto Sostegni ter il Legislatore ha tuttavia operato un’ulteriore stretta alla circolarizzazione dei crediti maturati dai soggetti beneficiari. Entriamo nei dettagli.

Quando si parla di bonus edilizi, il pensiero corre subito alle detrazioni Irpef e dunque alle persone fisiche che possono beneficiarne, ma vale la pena di sottolineare che gran parte degli stessi bonus è fruibile anche dalle c.d. persone giuridiche ovvero dalle società (di persone e di capitali) e dagli enti del terzo settore che, volendo investire in interventi da cui possano conseguire un risparmio energetico o un consolidamento antisismico, oltre a dare un apporto alla collettività, potrebbero avere un ritorno economico per la propria attività ed un rimborso finanziario dal 50 al 110% dell’importo speso.

Considerato che anche l’anno 2022 e i seguenti saranno densi di opportunità per chi ha la necessità e la possibilità di effettuare lavori sugli immobili, può essere utile riepilogare, tra le varie misure in campo, quelle espressamente fruibili da parte di Società ed Enti.

SPESE DI RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA: “ECOBONUS”. Quest’agevolazione, prevista dall’articolo 1, commi da 344 a 349, L. 296/2006, consiste in una detrazione, che varia dal 50 al 65%, concessa quando si eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti, mediante:

  • la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento;
  • il miglioramento termico dell’edificio (coibentazioni – pavimenti – finestre, comprensive di infissi);
  • l’installazione di pannelli solari;
  • la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale;
  • l’acquisto e la posa in opera di schermature solari;
  • l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili;
  • l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, produzione di acqua calda o climatizzazione delle unità abitative;
  • l’acquisto e la posa in opera di micro cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti;
  • l’acquisto di generatori d’aria calda a condensazione; la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con apparecchi ibridi costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione.

Sono ammessi a fruire della detrazione in esame, oltre alle persone fisiche, alle società semplici e alle associazioni tra professionisti, anche gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale e i soggetti che conseguono reddito d’impresa (ditte individuali, società di persone, società di capitali) che sostengono le spese per l’esecuzione degli interventi agevolati su edifici o parti di edifici, o su singole unità immobiliari esistenti.

Dal punto di vista soggettivo, dunque, beneficiari possono essere tutti i “soggetti titolari di reddito d’impresa” nonché gli “enti pubblici e privati”, ancorché non svolgano attività commerciale o la svolgano in misura marginale.

Dal punto di vista oggettivo, la detrazione spetta in relazione ai lavori eseguiti su fabbricati appartenenti a qualsiasi categoria catastale (anche rurale) indipendentemente dalla destinazione d’uso degli stessi.

L’unica limitazione espressamente prevista è che gli edifici siano esistenti escludendo, pertanto, dall’agevolazione gli interventi effettuati durante la fase di costruzione dell’immobile.

Nell’ipotesi in cui gli immobili siano concessi in locazione a terzi, in considerazione della finalità di interesse pubblico al risparmio energetico che costituisce la ratio dell’intera normativa, l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto che la detrazione d’imposta spetta al proprietario dell’immobile oggetto dei lavori, sempre che, ovviamente, i lavori eseguiti, per previsione negoziale, siano a carico del locatore e da questi siano di fatto sostenute le relative spese.

L’unica eccezione a questa regola è quella secondo cui la detrazione compete sempre e solo all’utilizzatore nel caso specifico di locazione finanziaria.

 INTERVENTI DI MESSA IN SICUREZZA DAL RISCHIO SISMICO: “SISMABONUS”. A conclusioni analoghe deve giungersi con riferimento alla misura contenuta nell’articolo 16, comma 1-bis e ss., D.L. 63/2013, denominata “sismabonus”. La norma prevede, in questo caso, detrazioni differenziate (fino all’80% su un massimale di 96.000 euro, con ulteriore maggiorazione per le parti comuni condominiali) per gli interventi finalizzati all’adozione di misure antisismiche su edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e riferiti a costruzioni adibite ad abitazione e ad attività produttive.

La detrazione spetta anche ai soggetti Ires ed è pertanto a beneficio di tutti i tipi di Enti commerciali o non commerciali.

Anche in questo caso l’AdE ha riconosciuto l’agevolabilità degli interventi riguardanti immobili non utilizzati direttamente ai fini produttivi della società ma destinati alla locazione, precisando che la ratio della norma è quella di favorire la messa in sicurezza degli edifici per garantire l’integrità delle persone.

Ne consegue che Società ed Enti possono accedere al beneficio anche per gli immobili locati, sempre che la spesa dell’intervento sia a carico del proprietario/locatore.

Si ricorda inoltre che il comma 2-quater dell’articolo 14, D.L. 63/2013, prevede una specifica detrazione per interventi finalizzati congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica, fruibile in alternativa alle singole agevolazioni “ecobonus” e “sismabonus” in presenza dei requisiti posti a condizione dell’accesso alle due detrazioni singolarmente considerate.

IL “BONUS FACCIATE”. La Legge di Bilancio 2022, ha da ultimo prorogato al 31 dicembre 2022, il c.d. “bonus facciate”, ossia la  detrazione Irpef/Ires pari al 60% delle spese sostenute per gli interventi di pulitura o tinteggiatura esterna realizzati sulle strutture opache delle facciate, che interessano oltre il 10% della superficie disperdente lorda dell’edificio, nonché i lavori su balconi, ornamenti e fregi, a condizione che gli edifici oggetto di intervento siano ubicati in zona A o B ai sensi del D.M. 1444/1968 o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale o ai regolamenti edilizi comunali.

Anche in questo caso rientrano nel campo soggettivo di applicazione del “bonus facciate” sia  le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, che le società semplici, le associazioni tra professionisti e i soggetti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, enti, società di persone, società di capitali) nonché gli enti pubblici e privati ancorché non svolgano attività commerciale.

Unico requisito è che il soggetto beneficiario detenga l’immobile quale proprietario (o titolare di altro diritto reale) ovvero ne abbia il possesso in forza di contratto di locazione, comodato o leasing risultanti da atto registrato.

IL “SUPERBONUS” DEL 110%. Come è ormai ampiamente noto, la misura introdotta dall’articolo 119, D.L. 34/2020 (Decreto Rilancio), convertito, con modificazione, dalla L. 77/2020, prevede che, a fronte di specifici interventi finalizzati alla efficienza energetica (ivi inclusa la installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici) nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici, si applichi una detrazione del 110% delle spese sostenute.

La norma originaria (articolo 119 del Decreto Rilancio) è stata modificata dall’articolo 1, comma 66, lettera a) e f), L. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021) e da ultimo, anche dalla Legge di Bilancio 2022.

Tralasciando, in questa sede, l’analisi degli interventi (trainanti e trainati) agevolabili, preme evidenziare che, l’ambito soggettivo di applicazione del “superbonus”, disciplinato dall’articolo 119, comma 9 del Decreto Rilancio, alle lettere d-bis) ed e), include tra i beneficiari (sempre che detengano l’immobile quali proprietari o titolari di altro diritto reale ovvero ne abbiano il possesso in forza di contratto di locazione, comodato o leasing risultanti da atto registrato) i seguenti soggetti:

  • organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) di cui all’articolo 10, D.Lgs. 460/1997;
  • 0rganizzazioni di volontariato (OdV) iscritte nei registri di cui alla L. 266/1991;
  • associazioni di promozione sociale (Aps) iscritte nei registri nazionali, regionali e delle Provincie autonome di Trento e Bolzano previsti dall’articolo 7, L. 383/2000;
  • associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte nel Registro istituito ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera c), D.Lgs. 242/1999, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoio.

In questo caso, dunque, a differenza dei precedenti, la misura agevolativa include tra i beneficiari solo una parte dei soggetti Ires, consentendo ad alcuni Enti di accedervi a condizioni, in alcuni casi, anche più vantaggiose rispetto a quelle previste per le persone fisiche. Infatti, nei loro confronti, non opera la limitazione prevista per le persone fisiche in merito alla possibilità di fruire del superbonus limitatamente a 2 unità immobiliari.

In merito al riferimento contenuto nella norma agli “edifici residenziali”, l’Agenzia delle entrate, ha chiarito che il beneficio spetta indipendentemente dalla categoria catastale e dalla destinazione dell’immobile oggetto degli interventi, ferma restando la necessità che gli stessi siano effettuati sull’intero edificio o sulle singole unità immobiliari.

Con riferimento agli Enti del Terzo Settore che possono accedere al Superbonus, appare ininfluente la qualifica, commerciale o non commerciale, dell’ente e la destinazione d’uso dell’immobile, nonché il titolo di disponibilità dello stesso.

Quanto agli Enti esclusi dal perimetro soggettivo del superbonus (in quanto, ad esempio, privi dei requisiti di OdV o Aps), l’AdE ha chiarito che gli stessi possono beneficiare della misura soltanto per le spese sostenute a fronte di interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici in condominio, qualora partecipino alla ripartizione delle spese in qualità di condomino.

Se un lato, dunque, la platea dei beneficiari delle diverse tipologie di bonus edilizi é ampia e variegata, il Legislatore, con il passare del tempo e il succedersi delle norme, ha tuttavia operato una progressiva stretta a quelle che sono le possibilità di circolarizzazione dei crediti maturati in capo ai soggetti beneficiari.

In particolare, il Decreto Sostegni ter, esaminato in data 21 gennaio 2022 dal Consiglio dei Ministri, dopo aver prorogato agli anni 2022, 2023 e 2024 la facoltà dei contribuenti di usufruire delle detrazioni fiscali concesse per gli interventi in materia edilizia ed energetica, alternativamente, sotto forma di sconto in fattura o credito d’imposta e al 31 dicembre 2025 la facoltà di optare per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, in luogo della detrazione fiscale, per le spese sostenute per gli interventi coperti dal cd. Superbonus, è intervenuto nuovamente sulla cessione dei crediti mettendo un ulteriore freno alla caratteristica della misura, ossia alla facoltà di operare più cessioni del credito successive alla prima, come originariamente previsto dall’art. 121 comma 1) del Decreto Rilancio.

Qualora la bozza del testo di legge venisse approvata nella sua attuale formulazione, ai contribuenti e alle imprese beneficiarie delle agevolazioni sarà permesso cedere il credito (o chiedere lo sconto in fattura) una sola volta.

Questo significa che:

  • il beneficiario della detrazione potrà cedere il credito a banche e intermediari finanziari ma questi non potranno cederlo a loro volta;
  • i fornitori che praticano uno sconto in fattura potranno recuperare lo sconto sotto forma di credito di imposta e cederlo una sola volta ad altri soggetti (banche o intermediari finanziari) ma questi ultimi non potranno cederlo a loro volta.

Tutti i contratti stipulati violando queste regole saranno considerati nulli.

L’obbligo, una volta confermato dal testo ufficiale, entrerebbe in vigore dal 7 febbraio 2022.

A partire da tale data, i crediti che sono stati precedentemente oggetto di una delle opzioni previste dal Decreto Rilancio potranno essere oggetto di una sola cessione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

Se l’intento del Governo è quello di porre un freno alle frodi, il risultato sembra essere invece quello di ingenerare caos tra gli operatori del settore e porre un freno alle iniziative piuttosto che alle frodi.

Si spera dunque in un passo indietro del Governo al fine di non vanificare le opportunità in campo.

 

 

 

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