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07.06.21

Crediti non riscossi e Iva: il decreto Sostegni bis indica come recuperare con il Fisco

Anche se dispiace doverlo constatare, l’emergenza generata dalla pandemia da Covid-19 ha mietuto molte vittime anche sul piano economico. Alle difficoltà finanziarie dovute a chiusure e restrizioni varie, si sommano anche quelle determinate, per ricaduta, dalle difficoltà o dalla impossibilità di cessionari e committenti di onorare i propri debiti. Il decreto Sostegni-bis, ne prende atto, consentendo di recuperare, quanto meno l’Iva dovuta/pagata all’Erario a fronte di crediti non riscossi. Vediamo a quali condizioni.  

Nel corso dell’ultimo anno, a seguito dei prolungati a ripetuti lockdown, le iniziali tensioni finanziarie si sono inevitabilmente evolute in tensioni economiche le quali hanno portato, a loro volta, alla chiusura di esercizi commerciali e di altre attività imprenditoriali.

E, tenendo conto dell’elasticità dei fallimenti rispetto al ciclo economico stimata dalla Banca Centrale, si ipotizza che nei prossimi mesi il numero delle procedure fallimentari potrebbe subire un’impennata.

Da qui l’importanza della modifica introdotta dal DL Sostegni-Bis per le imprese fornitrici di un soggetto in crisi, per il quale sia stata avviata una procedura concorsuale, le quali potranno adesso emettere una nota di variazione Iva in diminuzione fin dal momento dell’avvio della procedura.

La nuova norma interviene sull’articolo 26 del DPR 633/72, concernente le variazioni dell’imposta e dell’imponibile intervenute dopo l’emissione della fattura, consentendo, in caso di mancata riscossione dei crediti vantati nei confronti di cessionari o committenti coinvolti in procedure concorsuali, di effettuare le variazioni in diminuzione dell’Iva addebitata in fattura senza dovere attendere che sia definitivamente accertata l’infruttuosità della procedura medesima, come previsto dalla previgente disciplina.

In presenza di procedure concorsuali avviate successivamente all’entrata in vigore della norma, ovvero dopo il 26 maggio 2021 (giorno successivo alla pubblicazione in G.U del D.L. 73/2021), i dies a quo da tenere in considerazione per operare le rettifiche Iva in oggetto saranno dunque i seguenti:

– data della sentenza dichiarativa del fallimento;

– data del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa;

– data del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo;

– data del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Resta invariata la disciplina prevista per le altre procedure di risoluzione della crisi (introdotta dal DLgs. 175/2014), che prevede l’emissione delle note di variazione in diminuzione a partire dalla data del decreto che omologa un accordo di ristrutturazione dei debiti (ex art. 182-bis della legge fallimentare) o dalla data di pubblicazione nel Registro delle imprese di un piano attestato (ai sensi dell’art. 67, comma 3 , lettera d) della legge fallimentare).

In sostanza, viene ripristinata la disciplina di recupero dell’Iva relativa a crediti inesigibili, oggetto di procedure concorsuali, che era stata introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 (articolo 1, comma 126, Legge n. 208/2015), ma non entrata in vigore a seguito delle modifiche apportate dalla successiva Legge di Bilancio 2017 (articolo 1, comma 567, Legge n. 232/2016).

La relazione di accompagnamento al DL Sostegni-bis evidenzia che le modifiche apportate al citato articolo 26 risultano conformi ai principi dell’ordinamento europeo e in particolare alla previsione di cui all’articolo 90 della direttiva 2006/112/CE (direttiva Iva), il quale, quanto meno, rimette agli Stati membri la facoltà di stabilire se e a quali condizioni riconoscere il diritto alla riduzione della base imponibile e dell’imposta, in caso di mancato pagamento in tutto o in parte del corrispettivo, partendo dal principio fondamentale del sistema Iva, secondo cui la base imponibile è costituita dal corrispettivo realmente ricevuto.

E la Corte di Giustizia, in proposito, aveva già chiarito (causa C- 246/16) che tale facoltà concessa agli Stati si fonda sull’assunto che, in presenza di talune circostanze ed in ragione della situazione giuridica esistente nello Stato membro interessato, il mancato pagamento del corrispettivo può essere difficile da accertare, come accade ad esempio in presenza di procedure concorsuali che, in Paesi come il nostro, possono durare anche più di dieci anni, determinando, implicitamente, una forma di violazione del principio di neutralità dell’imposta ed un effetto evidentemente distorsivo, sotto il profilo della concorrenza, che comprometterebbe l’obiettivo di armonizzazione fiscale perseguito a livello comunitario.

Anche la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 25896, depositata il 16 novembre 2020, si era pronunciata nella direzione dell’impossibilità di subordinare l’emissione di una nota di variazione Iva in diminuzione alla certezza dell’irrecuperabilità del credito in esito alla procedura concorsuale cui è assoggettato il cessionario o committente. Tale pronuncia ha segnato dunque il limite da porre alle esigenze di tutela erariale quando quest’ultima è suscettibile di ledere, oltre misura, la disponibilità economico-finanziaria dei soggetti passivi d’imposta.

Secondo quanto statuito dalla Corte di giustizia e recepito dalla Corte di Cassazione, per accordare il diritto alla riduzione della base imponibile Iva è sufficiente che il soggetto passivo evidenzi l’esistenza di una “probabilità ragionevole” che il debito non sia saldato.

Nello scorso mese di agosto il legislatore nazionale aveva nuovamente esaminato la questione, ipotizzando una modifica normativa che regolasse con maggiore precisione i termini di emissione delle note di variazione nelle ipotesi di procedure concorsuali; tuttavia la norma è stata stralciata nella versione definitiva del D.L. n. 104 2020 (cd Decreto “Agosto”) approvata dal Consiglio dei Ministri.

Ma, nell’attuale contesto, l’allineamento delle norme interne ai principi comunitari, oltre ad essere doveroso, riveste carattere di sostegno all’economia e di misura di prevenzione rispetto al l’innescarsi di un effetto domino. La possibilità per il fornitore di recuperare l’ iva al momento dell’apertura della crisi d’impresa, senza attendere gli anni necessari alla sua definizione, è una risorsa finanziaria necessaria alla sopravvivenza delle attività economiche e all’auspicata ripartenza.

A ciò, dunque, mira la nuova norma, consentendo di recuperare l’Iva al momento dell’avvio della procedura concorsuale, fermo restando l’obbligo di effettuare nuovamente il versamento qualora parte del corrispettivo venisse successivamente incassato.

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