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La notizia è positiva e riguarda la possibilità per le imprese del Mezzogiorno di acquistare, anche nel 2020, nuovi beni strumentali, destinati all’upground della propria attività.

La disposizione giuridica di riferimento è la legge di Bilancio 2020, che ha prorogato fino al 31 dicembre il credito d’imposta introdotto per il triennio 2016-2019. Niente male, se si pensa che, grazie a questa proroga, le aziende avranno l’opportunità di essere supportate dall’Amministrazione finanziaria (Af) nel loro sviluppo, secondo la mission delle politiche di sostegno alle imprese… a condizione, però, che la stessa Af lo renda tecnicamente possibile.

L’art. 1, comma 319 della legge di Bilancio 2020 ha prorogato, fino alla data del 31 dicembre 2020, il credito d’imposta introdotto per gli anni 2016 – 2019 dalla legge n. 208 del 2015, in favore delle imprese che acquistano beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni Sicilia, Calabria, Molise, Sardegna, Abbruzzo, Campania, Puglia e Basilicata.

In assenza di altre variazioni normative, diverse dal periodo di riferimento, la norma conserva immutate tutte le sue caratteristiche, potendo espletare i suoi effetti anche sugli investimenti, che saranno realizzati nel corrente anno. E ciò vale sia che i soggetti abbiano già presentato, entro il 31 dicembre 2019, un’istanza per l’accesso al credito sia che intendano avviare un nuovo programma di investimenti nel corso dell’esercizio 2020.

In particolare, potranno verificarsi due fattispecie.

La prima, riguarda il caso in cui il contribuente ha presentato una precedente Comunicazione per la fruizione del credito d’imposta (CIM), prospettando all’Agenzia delle Entrate (Ade) un programma di investimenti articolato nel corso degli esercizi 2016-2019 che è stato fedelmente rispettato. Il contribuente, quindi, se volesse effettuare nuovi investimenti incrementali nel corso del 2020 dovrebbe presentare una nuova istanza in cui l’inizio e la fine del programma di investimenti siano ricompresi entrambi nel periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020.

La seconda ipotesi riguarda quei contribuenti che hanno presentato una precedente CIM, prospettando all’Ade un programma di investimenti, articolato nel corso degli esercizi 2016-2019, che però non è stato fedelmente (nei tempi) e interamente (nel “quantum”) realizzato: in questo caso,  sulla base dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 39 del 2 aprile 2019, conseguente a un interpello proposto da Vitale Associati, il contribuente dovrà presentare una CIM che vada a rettificare i dati esposti in via previsionale nella Comunicazione originaria, in modo tale da imputare a ciascun esercizio interessato l’effettivo ammontare degli investimenti realizzati e la corrispondente porzione di credito d’imposta maturato. Così facendo, da un lato si renderà coerente il credito d’imposta utilizzato in compensazione con quello effettivamente maturato ed indicato nel quadro RU del modello Redditi presentato per ciascun esercizio, e dall’altro si potrà rinviare all’esercizio 2020 quella porzione del programma di investimenti che, per varie ragioni, non è stata completata entro il termine previsto del 31 dicembre 2019.

La proroga dell’agevolazione al corrente anno e i chiarimenti già forniti con la citata Risoluzione n. 39/2019 sono stati implicitamente confermati nell’ambito della consulenza giuridica n.1 del 3 febbraio 2020, con cui l’Agenzia delle Entrate ha sottolineato diversi aspetti della disciplina.

In primo luogo, è stato confermato che, nell’ipotesi di investimenti traslati solo in parte ai periodi d’imposta successivi (seppur entro il 2020), la presentazione della CIM rettificativa non determina alcun effetto sulla quota di credito maturata che corrisponde agli investimenti già posti in essere (cfr. circolare n. 34/E del 2016).

In secondo luogo, è stato ribadito che, nei limiti degli investimenti realizzati e della originaria autorizzazione alla fruizione, sarà possibile utilizzare in compensazione i crediti d’imposta maturati nei periodi d’imposta precedenti alla rettifica, mentre la quota di credito relativa agli investimenti oggetto di riprogrammazione sarà utilizzabile in compensazione a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della nuova ricevuta attestante la fruibilità del credito.

E ancora, in caso di comunicazione rettificativa o di nuova istanza relativa ad un ulteriore investimento, qualora sia già presente la liberatoria antimafia sulla prima istanza, non sarà necessaria una nuova consultazione della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia (Bdna) a condizione che il nulla osta sia in condizione di validità (un anno dall’acquisizione) e che il quadro C delle due istanze sia identico; se invece la prima istanza è stata autorizzata sotto condizione risolutiva (come reso possibile grazie al chiarimento fornito dal Ministero dell’Interno con la circolare del 3 luglio 2018), a parità di quadro C, non sarà necessario avviare una nuova consultazione della Bdna, essendo sufficiente attendere l’esito dell’istruttoria in corso da parte della Prefettura competente.

Infine, nell’ipotesi in cui un contribuente avesse utilizzato – sempre successivamente al momento di effettuazione dell’investimento ma prima di aver rettificato la CIM – una porzione di credito d’imposta autorizzato per un determinato anno (ad es. il 2018) ma maturato successivamente (ad es. nel 2019 o rinviato al 2020), occorrerà presentare il modello CIM rettificativo e successivamente modificare il modello F24, indicando l’effettivo anno di maturazione del credito (nell’esempio il 2019 o il 2020) in modo tale da renderlo coerente con il modello CIM integrativo e, in sostanza, con l’effettivo periodo di realizzazione dell’investimento. Così agendo non saranno applicate sanzioni.

A fronte del suddetto iter – ormai consolidato – all’atto pratico si riscontra l’impossibilità di procedere alla presentazione di nuove comunicazioni o di comunicazioni rettificative delle precedenti che vedano la fine del programma di investimenti collocarsi nel corso dell’esercizio 2020, in quanto l’attuale versione del software (la n. 2.0.3 del 20 dicembre 2019) messa a disposizione dall’Ade, non è ancora aggiornata e, quindi, coerente con la novellata disposizione normativa.

Fornire alle imprese la concreta possibilità di fare affidamento, anche per il corrente anno, sul Credito d’Imposta sugli investimenti è una priorità, ma pare non lo sia ancora per l’Amministrazione finanziaria, la quale, sollecitata da Vitale Associati, ha confermato – nella risposta alla richiesta di chiarimenti presentata dallo Studio – che “l’invio del modello CIM per investimenti nel 2020 sarà possibile dopo l’adeguamento dell’applicazione a seguito della proroga in Finanziaria 2020 (legge 160 27/12/2019). Non siamo a conoscenza di una data di riferimento”.

Ancora una volta, dunque, fatta la legge… trovato l’impasse.

 

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