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Una recente ordinanza della Corte di Cassazione rileva che i debiti assunti nell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale e per esigenze estranee ai bisogni della famiglia, non possono determinare l’aggressione del Fondo Patrimoniale.

La Corte di Cassazione con l’Ordinanza 2904 dell’8 febbraio 2021 esclude una connessione immediata tra le obbligazioni relative all’attività d’impresa o professionali ed i bisogni della famiglia. Tali debiti, pertanto, non possono determinare l’aggressione diretta dei beni conferiti nel Fondo Patrimoniale.

L’orientamento della Corte è sicuramente di particolare interesse, poiché vi è un chiaro indirizzo verso un’ampia tutela patrimoniale dei beni conferiti nel Fondo e sulla necessità di effettuare una  distinzione tra i debiti contratti nell’esercizio d’impresa o di arti e professioni inerenti alle suddette attività ed i debiti contratti per i bisogni della famiglia.

Per chi si chiede cosa sia il Fondo Patrimoniale e a cosa serve, iniziamo col dire che si tratta di un istituto giuridico che consente di destinare un patrimonio, ovvero denaro, beni immobili o mobili, al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Si tratta, in sostanza, di un vincolo di destinazione sui beni conferiti nel Fondo, che vengono considerati indispensabili per far fronte ai bisogni della famiglia e non possono essere usati per scopi diversi dagli stessi.

Il Fondo Patrimoniale non determina alcuna tutela dai debiti contratti per far fronte alle necessità del nucleo familiare, quali ad esempio l’affitto della casa, le spese di condominio, l’università dei figli ecc. essendo questi funzionali ai bisogni della famiglia.

Negli anni passati, secondo l’orientamento prevalente della Cassazione, i debiti contratti nell’ambito dell’attività d’impresa o nell’esercizio di arti e professioni erano comunque inerenti ai bisogni della famiglia poiché indirettamente finalizzati al rafforzamento patrimoniale della famiglia.

Ed è proprio su questo orientamento che è intervenuta la recente ordinanza della Corte di Cassazione che, sulla base di un puntuale iter logico interpretativo, ha escluso l’immediata riconducibilità dei debiti contratti nell’esercizio d’impresa arti e professioni ai bisogni della famiglia.

In particolare, secondo la Corte le obbligazioni concernenti l’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale, hanno di norma un’inerenza diretta ed immediata con la stessa attività e solo in alcuni casi (e comunque solo indirettamente) possono avere un’inerenza finalizzata ai bisogni della famiglia.

Conseguentemente, ai fini dell’onere della prova, sarà dapprima il debitore a dover dimostrare l’estraneità dell’obbligazione ai bisogni della famiglia e successivamente il creditore a dover provare che una determinata obbligazione è stata assunta, non già nel normale esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale, bensì per sopperire ai bisogni della famiglia.

In conclusione, i creditori dei debiti contratti nell’ambito dell’attività d’impresa o professionale si trovano ad affrontare un onere della prova particolarmente gravoso poiché possono rivalersi sui beni conferiti nel Fondo solo dopo aver provato che le obbligazioni – a fronte delle quali sono maturati i suddetti debiti – sono state contratte non già quale normale atto d’esercizio dell’attività, bensì per bisogni della famiglia.

 

 

 

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