“Fare le cose vecchie in modo nuovo – questa è innovazione” 
JOSEPH ALOIS SCHUMPETER

Il filosofo Joseph Alois Schumpeter già nel Novecento parlava di innovazione quale ricerca costante del miglioramento, dell’apprendimento e dell’adattamento delle proprie strategie in un mondo in rapidissima evoluzione, in cui quanto fatto ieri arriva tardi oggi e non sarà più sufficiente domani.

L’eCommerce rappresenta ormai una nuova, anche se non più giovane, frontiera del business in quanto rappresenta un elemento innovativo in un mercato in continua crescita ed evoluzione.

Ogni giorno piccoli e nuovi elementi innovativi adattano l’e-commerce ai cambiamenti dell’evoluzione, come il modello del dropshipping. Si tratta di un modello di business che non prevede la gestione di un magazzino e si basa sulla consegna diretta del bene dal produttore (dropshipper) al cliente finale.

Questo modello rappresenta una risposta alla globalizzazione dei mercati dove numerosissime relazioni commerciali tra Paesi Ue ed ex-Ue determinano spostamenti di merce da una parte del globo all’altra.

Non son pochi i dubbi e le incertezze circa la corretta fatturazione e gestione Iva delle operazioni che ne scaturiscono.

Come prima cosa è necessario comprendere se l’operazione che si realizza rispetta il principale presupposto dell’applicazione dell’Iva e cioè la “territorialità”.

L’articolo 7 bis del dpr n. 633/72 territorialità – cessioni di beni sancisce che:

le cessioni di beni si considerano effettuate nel territorio dello Stato se hanno per oggetto beni immobili ovvero beni mobili nazionali, comunitari o vincolati al regime della temporanea importazione, esistenti nel territorio dello stesso …”

Per cui un’operazione per essere territorialmente rilevante è necessario che il bene, al momento dell’effettuazione dell’operazione secondo i principi dettati dall’art. 6 del DPR 633/72, esista fisicamente nel territorio dello Stato.

Per semplificare l’attività dell’e-commerce, il legislatore detta una semplificazione: la vendita online a consumatori finali prevede l’applicazione dell’Iva dello Stato in cui risiede il consumatore.

A tal fine sono due le ipotesi che possono realizzarsi:

VENDITE B2C: operazione Intra UE. Per le vendite a distanza di beni spediti a partire da uno Stato UE e a destinazione di consumatori finali di altro Stato UE il nuovo regime chiamato O.S.S. (One Stop Shop) semplifica gli obblighi in materia di IVA consentendo alle imprese di registrarsi elettronicamente ai fini IVA nel proprio Stato membro e dichiarare l’IVA tramite un’unica dichiarazione elettronica OSS IVA ed effettuare un unico pagamento dell’IVA dovuta su tutte le cessioni di beni UE.

VENDITE B2C: consumatore UE beni importati da Stati ex-Ue. Nel dropshipping, poiché la figura del venditore non coincide con quella del produttore ed essendo quest’ultimo il soggetto incaricato alla spedizione del bene, se risiede in un Paese ex-Ue, si configura un’operazione di vendita a consumatori di beni importati a cui dovrà applicarsi l’aliquota Iva dello Stato Ue di destinazione del bene.

A tal fine il regime Ioss (Import one stop shop), consente di semplificare le procedure di vendita di beni importati se hanno un valore inferiore a 150 euro.

Il funzionamento è sostanzialmente uguale a quello Oss: bisogna registrarsi elettronicamente ai fini Iva nel proprio Stato membro e, per tutte le cessioni di beni a favore di acquirenti Ue, occorre dichiarare l’Iva tramite un’unica dichiarazione elettronica Ioss Iva ed effettuare un unico pagamento dell’Iva dovuta su tutte le cessioni di beni importati.

Nel caso non si applica per il regime Ioss sarà necessario completare le operazioni sdoganamento della merce.

Nel caso in cui l’operazione di vendita in “dproshipping” si conclude tra soggetti passivi Iva ci troviamo di fronte ad una vera e propria cessione a catena denominata “triangolazione”.

Sono circa 65 i tipi di triangolazioni che possono generarsi, di seguito illustriamo una delle più ricorrenti e cioè tra fornitore ex-Ue – venditore Ita – acquirente Ue.

VENDITE B2B

Operazioni triangolari EXTRA UE – IT – UE

Premesso che, se un bene si trova all’estero, in un Paese Ue o extra Ue, per la normativa italiana l’operazione si configura come “operazione non rientrante nel campo di applicazione dell’Iva ai sensi dell’art. 7-bis, primo comma DPR 633/72” e in fattura va indicato:

  • nel caso di acquirente Ue, ai sensi dell’art. 21 comma 6-bis, “inversione contabile”;
  • nel caso di acquirente ex-Ue “operazione non soggetta”.

La risoluzione della AdE n. 184/E del 13/07/1995 chiarisce che “la sussistenza del presupposto della territorialità, per le cessioni di beni è subordinata alla circostanza che l’oggetto dell’operazione sia costituito da … beni nazionali, comunitari o vincolati al regime della temporanea importazione, esistenti nel territorio dello stesso”.

Risulta, pertanto, evidente che il mercato digitale globale è ancora in via di trasformazione e definizione, pur offrendo notevoli opportunità di crescita, ma per funzionare correttamente necessita di regole condivise che ancora, però, sono carenti.

 

 

 IL CASO PRATICO. Un’impresa italiana acquista beni da un’impresa ex-Ue con consegna diretta ad un’impresa di un Pase Ue a cui i beni vengono ceduti.

Sintesi:

  • EXTRA UE vende a IT
  • IT vende a UE
  • La merce in partenza dal Paese Extra UE arriva direttamente al Paese UE.

Inquadramento normativo:

art. 7-bis DPR n. 633/1972

Adempimenti IVA

  • Entrambe le operazioni sono non rilevanti ai fini IVA in Italia per mancanza del presupposto territoriale, in quanto al momento dell’acquisto e della successiva cessione i beni non si trovano fisicamente nel territorio dello Stato.
  • IT effettua un acquisto non rilevanti ai fini IVA in Italia in forza dell’art. 7-bis primo comma, del DPR n. 633/1972; pertanto, la fattura emessa da Extra UE deve essere qualificata come operazione non soggetta art. 7-bis del DPR n. 633/1972.
  • IT emette fattura a UE non soggetta ad IVA ai sensi dell’art. 7-bis, primo comma, del DPR n. 633/1972. Tale fattura deve essere assoggettata a imposta di bollo di 2 euro (se l’importo della fattura è superiore a 77,47 euro).
  • Ai fini doganali, il Paese Ue effettua un’importazione; la relativa operazione doganale in UE deve essere espletata sulla base della fattura IT verso Ue.
  • È inoltre necessario per IT avere documentazione di supporto che attesti l’effettiva movimentazione della merce dal Paese Extra Ue al Paese UE.

 

 

 

Foto di rupixen su Unsplash ; progetto grafico di Canva.
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