31.01.22

L’inoppugnabilità dell’estratto di ruolo è retroattiva: questo il parere dell’Ade

Secondo l’Agenzia delle Entrate l’inoppugnabilità dell’estratto di ruolo ha efficacia retroattiva. È quanto emerso in occasione di Telefisco 2022 de Il Sole 24h a seguito di una domanda ricevuta in diretta video.

Con l’introduzione il 21 dicembre scorso del comma 4-bis all’art. 12 del DPR 602/1973 è stata espressamente prevista l’inoppugnabilità dell’estratto di ruolo, volendo ridurre i procedimenti immotivatamente promossi dai contribuenti contro l’estratto di ruolo.

Tuttavia, manca una espressa previsione del momento in cui la norma risulta operativa. In precedenza, l’Agenzia aveva già puntato sulla retroattività della norma, ma lo scenario risulta ancora aperto, tra giuristi pro e contro il carattere interpretativo della risoluzione.

Durante Telefisco 2022 l’Agenzia delle Entrate, rispondendo a un quesito, ha precisato che l’introduzione del comma 4-bis dell’art. 12 del DPR 602/1973, avrebbe carattere interpretativo e come tale sarebbe applicabile retroattivamente, quindi anche ai ricorsi presentati precedentemente all’entrata in vigore della nuova disposizione, che è il 21 dicembre 2021.

È opportuno ricordare che già precedentemente la Corte di Cassazione aveva escluso l’autonoma impugnabilità dell’estratto di ruolo e, di conseguenza, l’accesso anticipato alla tutela giurisdizionale – senza attendere la notifica dell’atto riscossivo successivo.

Inoltre, in altri casi, l’Agenzia aveva già escluso la possibilità per il contribuente di presentare la dichiarazione di sussistenza di una causa di inesigibilità della pretesa – quale la prescrizione o la decadenza del diritto di credito sotteso – al fine di sospendere la riscossione.

Tale esclusione veniva giustificata dall’Agenzia dal fatto che la norma in questione presupponeva necessariamente la preventiva notifica “del primo atto di riscossione utile o di un atto della procedura cautelare o esecutiva”.

L’introduzione del comma 4-bis all’art, 12 del DPR 602/1973, ha espressamente previsto che l’estratto di ruolo non è più impugnabile e la cartella invalidamente notificata può essere direttamente impugnata nei soli casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall’iscrizione a ruolo possa derivargli un pregiudizio per la partecipazione a una procedura di appalto, oppure per la riscossione di somme allo stesso dovute dai soggetti pubblici o, infine, per la perdita di un beneficio nei rapporti con una pubblica amministrazione.

In tutti gli altri casi è impugnabile solo il primo atto con cui si manifesta la pretesa cautelare o esecutiva.

L’introduzione di tale disposizione ha la finalità di ridurre i procedimenti immotivatamente promossi dai contribuenti contro l’estratto di ruolo.

Tuttavia, ha fatto sorgere dubbi in merito al momento in cui la norma risulta operativa, tenuto conto che manca una espressa previsione in tal senso.

L’incertezza sulla decorrenza della disposizione è già stata oggetto di alcune decisioni di merito, per cui vi sono alcuni giudici (tra cui quelli di Catania e Siracusa) che ritengono che la nuova norma, confermando un orientamento ritenuto consolidato, si applica retroattivamente.

Ve ne sono, però, altri come quelli di Reggio Emilia, che hanno invece ritenuto che la norma decorra dal 21 dicembre 2021. Secondo, questi ultimi, infatti, tale norma non può qualificarsi “di interpretazione autentica” sia perché non è espressamene qualificata come tale dal legislatore sia perché dopo l’intervento selle sezioni unite, nel 2015, la giurisprudenza si è uniformata ai principi affermati. Inoltre, gli stessi giudici hanno escluso che la norma sia di stretto carattere processuale, applicabile immediatamente, infatti la norma avrebbe modificato la platea di atti impugnabili, agendo sui presupposti, quindi sotto un profilo sostanziale.

La risposta dell’Agenzia e anche di alcuni giudici di merito trascura, però, che la Cassazione, in diverse occasioni, aveva invece confermato l’impugnabilità dell’estratto di ruolo proprio al fine di tutelare il diritto di difesa del contribuente, nel caso di cartella non validamente notificata.

La risposa dell’Agenzia genera quindi perplessità, soprattutto considerando che negli ultimi sei mesi, almeno 18 volte i giudici di legittimità si sono pronunciati a favore dell’impugnabilità dell’estratto di ruolo, per cui pare difficile sostenere l’esistenza di un “consolidato” orientamento giurisprudenziale contrario.

Peraltro, lo stesso Statuto del contribuente prevede che se una norma è di interpretazione autentica – quale viene assunta adesso dall’Agenzia delle entrate la norma che introduce il comma 4bis – la circostanza deve essere esplicitata nel testo – cosa che non è – per cui l’eventuale applicazione retroattiva della non impugnabilità degli estratti di ruolo rischierebbe addirittura di aggravare una situazione che risulta già delicata. Infatti, se il contribuente non potesse richiedere la sospensione di eventuali misure volte alla riscossione, si troverebbe privo di difesa costretto a subire le azioni dell’Agenzia.

È auspicabile, quindi, in presenza di una interpretazione così discutibile da parte dell’Agenzia, che qualche giudice sollevi l’incostituzionalità della norma, facendo emergere concretamente la violazione del diritto di difesa del contribuente.

 

 

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