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Tra i vari istituti giuridici di “Wealth Planning”, il Fondo Patrimoniale rappresenta uno strumento di pianificazione e programmazione nella gestione dei patrimoni familiari in un’ottica conservativa e contrastando, entro determinati limiti, i rischi connessi ad eventi imprevedibili. Prima di istituire un Fondo Patrimoniale, tuttavia, è opportuno, anzi obbligatorio, conoscere i rischi conseguenti ad un utilizzo distorto dell’Istituto.

 

Il Fondo Patrimoniale approda nel Codice civile nel 1975 a seguito della riforma del diritto di famiglia.

Tale istituto, ha la peculiarità di destinare alcuni beni esclusivamente al soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ponendoli al riparo da eventuali azioni risarcitorie esperite da soggetti terzi che hanno subito un danno provocato da uno o entrambi i coniugi.

La ratio di tale istituto, però, non consiste nella segregazione di uno o più beni della famiglia per metterli al riparo da rischi, ma nella destinazione di tali beni al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

Tale aspetto è di fondamentale importanza in quanto un fondo patrimoniale istituito al solo fine di proteggere il patrimonio dall’aggressione di soggetti terzi rappresenta un “negozio simulato” annullabile da chiunque ne abbia interesse.

Al riguardo, è chiara e lineare la sentenza del Tribunale di Pescara del 7 luglio 2008, che statuisce come “La mancata deduzione di circostanze che giustificano la costituzione di un fondo patrimoniale ovvero dei bisogni che lo stesso è destinato a soddisfare può costituire la prova presuntiva della simulazione del negozio in realtà stipulato allo scopo di sottrarre i beni alle ragioni dei creditori”. Ancora sul punto, il Tribunale Napoli, sez. VI, sentenza del 5 febbraio 2008, statuisce che “l’azione di simulazione può essere promossa da chiunque abbia interesse alla caducazione”.

Data la particolare natura dell’Istituto, il legislatore riconosce ai soggetti che hanno istituito il fondo una particolare tutela dalle eventuali aggressioni da parte di terzi creditori. Ma ricordiamo che tale tutela non è assoluta.

Vediamo, quindi, quali sono i benefici e i limiti del Fondo Patrimoniale ed, infine, i rischi conseguenti all’uso improprio e a volte fraudolento di tale Istituto.

Preliminarmente, al fine di sgomberare qualsiasi equivoco, possiamo rilevare che, in presenza di fattispecie penalmente rilevanti, il fondo patrimoniale può essere facilmente aggredito.

La Cassazione, infatti, con un orientamento ormai univoco, è intervenuta più volte statuendo che “il sequestro preventivo può avere ad oggetto il fondo patrimoniale coniugale, poiché i vincoli di disponibilità previsti dall’art. 169 c.c. non riguardano la disciplina della responsabilità penale” (Cass. Pen. Sent. n. 29940/2007 e n. 4273/2008).

Sul punto ancora la Cass. Penale, con la Sent. n. 40364/2012 ha statuito che: “Può essere sequestrato e sottoposto a confisca per equivalente l’immobile di proprietà dell’evasore fiscale anche se fatto confluire in un fondo patrimoniale costituito in favore del figlio minore. Infatti, i beni costituenti il fondo patrimoniale rimangono nella disponibilità del proprietario o dei rispettivi proprietari, ma hanno solo un vincolo di destinazione. Da ciò consegue che i beni immobili conferiti dal ricorrente non possono che appartenere a lui e pertanto resta soddisfatto il criterio dell’appartenenza della cosa al reo, che ne giustifica la confisca e il preventivo sequestro”.

Fatta la superiore premessa, passiamo ad analizzare i benefici, i limiti e i rischi dell’Istituto.

BENEFICI. I benefici del fondo patrimoniale derivano principalmente dal combinato disposto degli artt. 169 e 170 del Codice civile e dai principi costituzionali in tema di famiglia.

Stando al contenuto dei sopra citati articoli del c.c., e secondo un orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. Sent. n. 7880/2012),“i beni costituiti nel fondo patrimoniale, non potendo essere distolti dalla loro destinazione ai bisogni familiari, possono costituire oggetto di iscrizione di ipoteca ad opera di terzi solo nei limiti in cui sono suscettibili di esecuzione forzata e, quindi, solo in relazione all’inadempimento di obbligazioni assunte nell’interesse della famiglia”.

Il creditore di uno o di entrambi i coniugi non potrà, pertanto, attivare l’esecuzione sui beni costituiti in fondo patrimoniale nell’ipotesi in cui sapesse che i debiti contratti fossero stati contratti per esigenze estranee ai bisogni della famiglia. La norma, invece, consente l’esecuzione per tutti i debiti contratti per i bisogni della famiglia. Allo stesso modo consente l’esecuzione per il caso in cui i debiti siano contratti per scopi diversi dai bisogni della famiglia ma che il debitore non conoscesse essere tali.

Occorre aggiungere che, l’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’art. 170 c.c. grava sul debitore opponente, il quale, non deve solo provare la regolare costituzione del fondo patrimoniale e la sua opponibilità nei confronti del creditore pignorante, ma anche che il debito per cui si procede venne contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

LIMITI. I limiti del fondo patrimoniale derivano dalla presenza nel nostro ordinamento di alcuni istituti giuridici a tutela dei creditori.

Un primo limite è l’azione revocatoria ordinaria di cui all’articolo 2901 del Codice civile.

Ai sensi dell’articolo 2901 c.c., infatti, il creditore può chiedere l’inefficacia nei suoi confronti degli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni, a condizione che il debitore conoscesse il pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l’atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento.

Ciò significa, che, essendo il fondo patrimoniale un istituto a titolo gratuito, il creditore, ove il debitore conoscesse che la costituzione di un bene in fondo patrimoniale fosse pregiudizievole per le ragioni creditorie, potrà domandare che sia dichiarata inefficace nei propri confronti tale costituzione.

Il termine quinquennale di prescrizione dell’azione revocatoria ordinaria (articolo 2903 del Codice civile), lo stesso decorre dalla data di annotazione della costituzione del fondo patrimoniale ai margini dell’atto di matrimonio (Cass. Sent. N. 5889/2016).

Un altro limite è rappresentato dalla revocatoria fallimentare, che prevede che gli atti a titolo gratuito compiuti dal fallito nel biennio anteriore al fallimento siano privi di effetto nei confronti dei creditori. Ad avviso della recente giurisprudenza già citata, come per la revocatoria ordinaria anche in caso di revocatoria fallimentare si dovrà avere riguardo alla data in cui è stata annotata la costituzione del Fondo ai margini dell’atto di matrimonio. Se dunque la costituzione è stata annotata nei due anni precedenti alla dichiarazione di fallimento sarà assoggettabile a revocatoria fallimentare.

Il terzo limite del fondo patrimoniale è rappresentato da quanto disposto dall’articolo 2929-bis del Codice civile. La norma, precisamente, si riferisce all’espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità. Tale articolo, introdotto dal decreto Legge numero 132 del 2015 stabilisce che il creditore pregiudicato possa, ove il credito sia sorto prima dell’atto costitutivo del vincolo e sia munito di titolo esecutivo, ancorché privo di sentenza dichiarativa di inefficacia, procedere a esecuzione forzata ove trascriva il pignoramento nel termine di un anno dalla data in cui l’atto è stato trascritto.

Il nuovo art. 2929-bis C.c. (aggiunto dal D.L. 83/2015) consente al creditore, che si senta pregiudicato nei suoi diritti, di procedere ad esecuzione sui beni segregati senza previo esperimento dell’azione revocatoria, al verificarsi delle seguenti condizioni:

– il vincolo di destinazione è stato costituito a seguito del sorgere del credito;

– il pignoramento viene eseguito entro un anno dalla trascrizione dell’atto (beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri);

– esiste un titolo esecutivo.

In tal caso, il debitore potrà difendersi unicamente facendo opposizione all’esecuzione.

RISCHI. Infine, si richiamano di seguito due disposizioni che in presenza di particolari fattispecie, rendono il fondo patrimoniale, non solo un istituto privo di efficacia, ma un atto compiuto in frode alla legge.

La prima è prevista dall’art. 388 c.p. che dispone che, “chiunque, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi nascenti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi all’autorità giudiziaria stessa, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi all’ingiunzione di eseguire il provvedimento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.

La seconda è prevista dall’art. art. 11 del D. Lgs. 74/2000 che dispone che, chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte, interessi o sanzioni amministrative di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Se l’ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni.

 

 

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