Il successo o il declino di un’idea imprenditoriale è, spesso, direttamente proporzionale alla corretta definizione del budget aziendale, di obiettivi da raggiungere e dell’allocazione delle risorse. Tutto ciò diventa ancora più cruciale nell’attuale periodo storico, caratterizzato da una non indifferente incertezza economica che domina la fase di ripresa post Covid, ma anche dall’avanzare incessante delle nuove tecnologie, alla luce di tendenze economiche proprie dell’Industria 4.0. Termini come Internet of Things e Big Data entrano, in modo impetuoso, nel “vocabolario” aziendale e con essi anche nuove figure professionali, “Caronti” del nostro tempo.  

Nell’ultimo decennio, economisti e manager hanno analizzato – e spesso criticato – l’utilizzo del budget come strumento autonomo per svolgere l’analisi della performance aziendale, definendolo poco reattivo nei confronti dei mutamenti delle condizioni e strategie dell’impresa; troppo costoso in termini di risorse economiche e di ore di lavoro; di difficile attuazione nel caso di un gran numero di dati da analizzare.

Con il passare del tempo, però, è divenuto sempre più chiaro che l’errore fosse proprio utilizzare il budget come uno strumento di programmazione statico e autonomo, da analizzare e prendere in considerazione solo a fine esercizio, nella fase cosiddetta “post-action control”.

In un’ottica aziendale efficiente, il modo corretto di utilizzare il budgeting (e cioè rendendolo altamente funzionale) coincide con il suo utilizzo in modo dinamico e costante, integrandolo quanto più possibile con tutte le fasi aziendali.

È, quindi, facile intuire che la redazione del budget aziendale come strumento affidabile ed accurato sia strettamente correlato ad una sua realizzazione tramite formule capaci di sviluppare vere e proprie previsioni e simulazioni finanziarie ed economiche, in grado di adattarsi rapidamente al mutevole contesto economico.

L’ attuale ecosistema tecnologico permette di raggiungere obiettivi sempre più precisi grazie all’integrazione tra i Big data e l’Internet of Things (IoT) tipico dell’industria 4.0.

La raccolta dei dati e la capacità di metterli coerentemente assieme dando loro un senso logico e pratico, così come l’interconnessione dei macchinari e degli impianti tramite la transizione 4.0, rappresentano il terreno fertile per una modifica del concetto di budgeting, in un’ottica più funzionale.

L’IoT, nello specifico, permetterà alle imprese di avere informazioni in tempo reale su tutta la catena di produzione e vendita, garantendo tempestività nella fornitura di report affidabili e adattabilità al contesto economico. In questo modo è possibile abbattere le maggiori critiche sollevate nei confronti del budget aziendale, inteso nella sua accezione più datata.

L’utilizzo di tali nuove tecnologie si traduce, in sostanza, nella possibilità per le imprese di avere accesso ad un’infinita mole di dati, facendo sorgere anche la necessità di affidarsi a professionisti dell’analisi di dati. Tant’è che, all’interno delle imprese più strutturate, sta prendendo sempre più piede una nuova figura professionale, lo Chief supply chain officier (CSCO), che si traduce nel responsabile della catena di approvvigionamento. L’adozione di questa figura è trainata dalla necessità di dare corso a iniziative interne di Industria 4.0.

Uno step successivo sarà quello di connettersi ad altri stakeholder “chiave” per condividere, in tempo reale, analisi di produzione. Questa catena ininterrotta di dati (dalle materie prime in ingresso ai prodotti finiti fino alla produttività per addetto) permetterà di rimuovere quasi totalmente i buchi temporali tra la raccolta dei dati e l’analisi degli stessi, fino alle decisioni strategiche da adottare.

I Big Data, però, raccolgono un’ingente quantità e varietà di informazioni e sarebbe quasi impossibile individuare le tendenze utilizzando fogli di calcolo e tecniche di reporting tradizionali, così come previsto nei vecchi modelli. Si rende necessario, quindi, l’intervento combinato di altri strumenti di analisi, come la business intelligence e il monitoraggio dei dati di produzione e rendimento, per rendere evidenti tendenze che, altrimenti, non sarebbero riconoscibili.

Dunque, il budget aziendale non è morto, si sta semplicemente adattando anch’esso alle nuove tecnologie e tendenze economiche.

 

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