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Sistematicamente si sente parlare del bisogno di semplificare gli adempimenti fiscali ai quali sono tenuti aziende e soggetti privati. La modernizzazione del rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuente, il miglioramento della qualità generale dei servizi al cittadino e l’aumento del livello di assolvimento spontaneo delle imposte, dovrebbero essere obiettivi prioritari. Tuttavia, le zone grigie dei nuovi regimi sono ancora parecchie, soprattutto in tema di eventuali ritardi nelle trasmissioni e quindi nelle sanzioni e nei termini del ravvedimento. 

Quello in corso sembrava poter essere l’anno della semplificazione in materia di Iva nell’ambito delle vendite internazionali effettuate tramite e-commerce, in un’ottica di evoluzione commerciale, digitalizzazione ed al tempo stesso di alleggerimento degli oneri fiscali.

Sono proprio i numeri che l’e-commerce ha raggiunto negli ultimi anni che hanno acceso i riflettori sulla necessità di semplificare la disciplina Iva sulle vendite effettuate online verso i consumatori finali: basti pensare che in Italia negli ultimi sei anni si è registrata una crescita annuale a due cifre nonostante la digitalizzazione del paese non si trovi ai primi posti in Europa.

Nel 2020 l’export digitale italiano di beni di consumo ha raggiunto un valore complessivo di 13,5 miliardi di euro, con una crescita pari al 14% e in linea con l’andamento pre-pandemia. Le vendite del settore fashion risultano ancora trainanti, con un valore di 7,1 miliardi di euro, pari al 53% delle esportazioni, seguito dal settore food, recentemente “favorito” dall’emergenza sanitaria ed il blocco delle attività ricettive.

Il terzo comparto più florido per l’Italia è l’arredamento, che vale 1,1 miliardi e quasi l’8% delle esportazioni online; chiudono in blocco elettronica, cosmetica, cartoleria, giochi, articoli sportivi che valgono complessivamente il 25% dell’export digitale B2C.

Le novità in questione erano precedentemente previste per il 1° gennaio 2021, ma il protrarsi dell’emergenza sanitaria ne ha fatto preferire lo slittamento al 1° luglio 2021. Solamente con le modifiche apportate dalla Direttiva 2017/2455/UE sono poi ufficialmente entrati in vigore i due nuovi regimi speciali previsti per il commercio elettronico transfrontaliero verso consumatori finali: l’OSS (One Stop Shop) e l’ISS (Import One Stop), con l’obiettivo primario di semplificare gli adempimenti in tema di identificazione Iva, precedentemente previsti dal Moss per le operazioni di commercio elettronico B2C.

I regimi introducono per la prima volta un sistema europeo unico di assolvimento dell’Iva, centralizzato e digitale, che ampliando il campo di applicazione del Moss, ricomprende tutte le vendite a distanza intracomunitarie di beni.

OPPORTUNITÀ. L’accesso ai nuovi regimi consentirebbe alle imprese in questione di:

  • registrarsi elettronicamente ai fini Iva in un unico Stato membro per tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ammissibili a favore di consumatori finali situati in tutti gli altri 26 Stati membri;
  • dichiarare l’Iva tramite un’unica dichiarazione elettronica OSS ed effettuare un unico pagamento dell’imposta dovuta su tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi;
  • collaborare con l’amministrazione fiscale dello Stato membro nel quale sono registrati per l’OSS e in un’unica lingua, anche se le loro vendite avvengono in tutta l’UE.

Tali novità evitano – in caso di superamento delle attuali soglie di protezione previste per ogni singolo stato UE – di dover prevedere l’identificazione ai fini IVA nello Stato le cui soglie sono state superate, soprattutto perché negli anni scorsi tale impostazione ha presentato diverse falle e complicazioni soprattutto per le imprese di minori dimensioni.

I nuovi regimi, infatti, mettono da parte le precedenti soglie e le sostituiscono con un’unica di 10 mila euro riferita alla totalità degli stati UE: qualora questa non si superasse, le operazioni di vendita rimarranno rilevanti nel solo stato del venditore.

COME ACCEDERE AL ONE STOP SHOP. Per accedere al nuovo regime opzionale OSS (One Stop Shop) è necessario registrarsi mediante le funzionalità presenti nell’area riservata alla sezione Regimi IVA mini One Stop Shop, One Stop Shop e Import One Stop Shop, ma quella che apparentemente sarebbe dovuta essere una banalità informatica, ad oggi invece si presenta come la prima delle “non semplificazioni”. Infatti, per gli intermediari dotati regolarmente di delega per l’accesso all’area riservata dei propri assistiti non sarà possibile accedere al portale OSS poiché questa funzione non è stata ancora prevista, rendendo di fatto scollegata “l’Area riservata” dall’area OSS.

Trimestralmente, le imprese che decideranno di registrarsi dovranno trasmettere una dichiarazione Iva Oss direttamente dal portale dedicato sia in caso di effettuazione di operazioni che non, rispettando le seguenti scadenze:

  • 30 aprile per il trimestre che termina il 31 marzo;
  • 31 luglio per il trimestre che termina il 30 giugno;
  • 31 ottobre per il trimestre che termina il 30 settembre;
  • 31 gennaio dell’esercizio successivo per il trimestre che termina il 31 dicembre.

Alla trasmissione della dichiarazione seguirà contestualmente il versamento di quanto dovuto e proprio questo ulteriore aspetto rappresenta una inaspettata criticità del nuovo regime.

La dichiarazione/trasmissione ed il versamento dovranno essere effettuati sempre attraverso la propria area riservata di Agenzia dell’Entrate e non sarà possibile utilizzare l’istituto della compensazione. Ciò significa che l’Iva a debito nel sistema OSS e l’Iva a credito da acquisti in Italia non potranno essere compensate. Pertanto, le due dichiarazioni Iva andranno in parallelo generando una cronica posizione di debito Iva OSS per l’impresa, anche qualora la liquidazione italiana si dovesse chiudere con un credito.

CRITICITÀ. Le zone grigie dei nuovi regimi sono ancora parecchie, soprattutto in tema di eventuali ritardi nelle trasmissioni e quindi nelle sanzioni e nei termini del ravvedimento. Stando così le cose, rischiamo di trovarci di fronte all’ennesima occasione di semplificazione sprecata. Cosa poteva essere fatto? Luce sulle insolute prima che fosse il contribuente a trovarsi in difetto.

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