14.03.22

React-Eu: fondi europei per investimenti “green”, digitali e sostenibili

Uscire dalla crisi si può e si deve. Per questo la Comunità Europea è da tempo orientata a fornire ai Paesi membri specifici Fondi volti al sostegno delle Regioni, dei settori e degli aspetti economico-sociali maggiormente colpiti dalla pandemia.

Con questi obiettivi è nato React-Eu, il programma comunitario che, con l’impiego mirato di fondi, sostiene progetti di ammodernamento di impianti aziendali che, tramite l’utilizzo di nuove tecnologie, oltre a incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale, favoriscano sviluppo ed occupazione e mirino anche a ridurre, in un’ottica di medio e lungo periodo, l’impatto energetico sui processi produttivi.

Il Governo ha tradotto in norma  questa opportunità, alle aziende coglierla e metterla in campo.

Si chiama REACT-EU ed è un programma che, con l’impiego mirato di fondi, ha come scopo quello di sostenere la risposta dei Paesi Europei alla crisi economica generata dal Covid-19 e contribuire alla loro ripresa socio-economica in un’ottica verde, digitale e sostenibile.

I fondi REACT-EU sono ripartiti tra gli Stati membri tenendo conto delle specifiche condizioni di ciascun Paese europeo, e sono destinati al sostegno del mercato del lavoro, all’occupazione, alle piccole e medie imprese e alle famiglie a basso reddito.

In particolare, i fondi stanziati per l’Italia ammontano a 4,7 miliardi di euro e saranno destinati a programmi volti a favorire:

  • la creazione di nuovi posti di lavoro;
  • l’occupazione giovanile;
  • i sistemi sanitari;
  • il finanziamento del capitale circolante e, non ultimi,
  • gli investimenti delle piccole e medie imprese.

Tali sostegni abbracceranno tutti i settori economici, compresi il turismo e la cultura, particolarmente colpiti dalla pandemia.

Risorse aggiuntive saranno impiegate anche per investire nel Green Deal europeo e nella transizione digitale.

In quest’ambito, il Ministero dello Sviluppo Economico ha istituito un nuovo regime di aiuti per sostenere, con 678 milioni di euro, gli investimenti delle piccole e medie imprese italiane nella realizzazione di progetti innovativi legati a tecnologie 4.0, economia circolare e risparmio energetico.

Obiettivo del Decreto è la promozione di progetti di ammodernamento degli impianti attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie che, oltre a incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale, favoriscano sviluppo ed occupazione e mirino anche a ridurre, in un’ottica di medio e lungo periodo, l’impatto energetico sui processi produttivi.

In particolare, i finanziamenti previsti dal nuovo regime di aiuti sono destinati per circa 250 milioni agli investimenti da realizzare nelle regioni del Centro – Nord (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto, Umbria e Province Autonome di Bolzano e di Trento), mentre circa 428 milioni sono previsti per quelli da effettuare nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna).

Di queste risorse, una quota pari al 25% è destinata ai progetti proposti dalle micro e piccole imprese.

Trattandosi di contributi finanziati dall’Europa, l’agevolazione dovrà ricevere l’autorizzazione dall’UE, dopo la quale, con un successivo provvedimento, verranno dettate le modalità operative attraverso cui i nuovi aiuti potranno essere richiesti ed ottenuti dalle imprese.

Il Ministero dello sviluppo economico, il cui Decreto è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione, ha già dettato le prime linee guida della misura.

I programmi di investimento agevolabili dovranno avere come obiettivo generale quello di:

  • ampliare la capacità produttiva;
  • diversificare la produzione;
  • apportare un cambiamento fondamentale al processo produttivo;
  • o realizzare una nuova unità produttiva;

e come obiettivo particolare quello di favorire la trasformazione digitale dell’attività manifatturiera delle Pmi attraverso l’utilizzo di tecnologie abilitanti individuate dal Piano Transizione 4.0. quali: manifattura additiva, manifattura avanzata, realtà aumentata, integrazione automatizzata con il sistema logistico, Internet of Things, cloud, simulazione, cybersecurity, Big Data, blockchain e Intelligenza Artificiale.

La misura si rivolge alle piccole e medie imprese del settore manifatturiero (esclusi i settori non ammissibili in base alla disciplina sugli aiuti di Stato) e dei servizi che, alla data di presentazione della domanda, soddisfino i seguenti requisiti:

  • abbiano almeno due bilanci depositati o, nel caso di imprese individuali e società di persone, almeno due dichiarazioni dei redditi presentate;
  • non abbiano effettuato, nei due anni precedenti alla domanda di agevolazione, una delocalizzazione dell’unità produttiva verso uno stabilimento situato in un’altra parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) che realizzi prodotti o servizi oggetto dell’investimento.

Alle imprese a cui sarà riconosciuta l’agevolazione, sarà richiesto di non delocalizzare l’unità produttiva nei due anni successivi e di mantenere le immobilizzazioni agevolate, per almeno tre anni, nel territorio della regione in cui è ubicata l’unità produttiva agevolata.

Per essere agevolabili, i programmi di investimento dovranno rispettare il principio europeo di non arrecare danno all’ambiente, c.d. Do not significantly harm (Dnsh), e, in sede di valutazione, verrà data priorità ai programmi volti a favorire l’economia circolare e a quelli in grado di consentire all’azienda un risparmio energetico di almeno il 10% rispetto all’anno precedente.

Nell’ambito di ciascun programma di investimento, le spese agevolabili saranno quelle sostenute per l’acquisto di:

  • macchinari, impianti e attrezzature;
  • opere murarie, nei limiti del 40% dei costi ammissibili;
  • programmi informatici e licenze per l’uso di macchinari;
  • acquisizione di certificazioni ambientali;

L’importo massimo agevolabile per ogni investimento innovativo non potrà essere superiore a 3 milioni di euro. 

In particolare, per quanto riguarda le imprese la cui attività si svolge in una regione del Mezzogiorno – Molise, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna – l’investimento minimo deve essere di 500 mila euro, con un tetto massimo di 3 milioni (e comunque dell’80% dell’ultimo fatturato), mentre per le altre regioni la fascia è compresa tra 1 e 3 milioni di euro.

Le agevolazioni saranno concesse sotto forma del contributo in conto impianti (quindi un contributo per immobilizzazioni materiali o immateriali ammortizzabili) e copriranno un massimo del 60% della spese per le micro e piccole imprese di Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, percentuale che scende al 50% per le medie.

Per le imprese della Basilicata, del Molise e della Sardegna le percentuali sono, rispettivamente, 50% e 40%, mentre per le altre regioni il tetto massimo è del 35% e del 25%.

Inoltre, per le imprese del Mezzogiorno è prevista una maggiorazione del 5% se il programma di investimenti verrà concluso in 9 mesi, invece di 12.

Ancora una volta Unione Europea e singoli Stati, Istituzioni pubbliche e soggetti privati, si tendono le mani per incontrarsi in un abbraccio “virtuale” ma “virtuoso” che, speriamo, possa fungere da volano per l’economia del nostro Paese, così come degli altri Paesi Europei, in un ristabilito clima di Pace e di fratellanza.

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