18.03.24

Sostenibilità: quale futuro per le Pmi? Vantaggi di un core business sempre più green

Risale allo scorso gennaio la giuda “Environmental, social, and corporate governance” (ESG) pubblicata dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, utile ad aiutare gli organi amministrativi sociali a coniugare il perseguimento del profitto aziendale con il rispetto delle questioni ambientali, sociali e di governance aziendale, in un’ottica di transizione verso la sostenibilità.

I CONTENUTI DEL DOCUMENTO. La pubblicazione in questione, è intitolata “Governance ESG: interrogativi che i Consigli di amministrazione dovrebbero porsi per guidare la transizione verso la sostenibilità”.

Il documento traccia delle linee guida per chi è incaricato di definire gli obiettivi aziendali: Il Consiglio di amministrazione, o eventualmente l’amministratore unico, nei prossimi anni dovrà adeguarsi a nuovi quadri normativi in continua evoluzione riguardanti la sostenibilità.

Espressione di questa intenzione del Legislatore è data dagli European sustainability reporting standards (ERS), inseriti nella già presente Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che riassume gli standard minimiche le imprese dovrebbero rispettare per essere definite sostenibili.

LA TRASFORMAZIONE DEI MODELLI DI BUSINESS. Parte saliente del paper riguarda il capitolo sulla trasformazione dei modelli di business. La sostenibilità va intesa, infatti, come una serie di opportunità da sfruttare, sia per le imprese nascenti, sia per le imprese già posizionate sul mercato e non – come spesso accade – solamente come un obbligo imposto dalle autorità governative.

Diventa, quindi, essenziale dissezionare e passate in rassegna le diverse parti del piano di business di ogni impresa per allineare e puntare all’unisono verso un unico obiettivo: la sostenibilità.

Il “Business as usual”, cioè il modo in cui si è sempre introdotto un bene o un servizio nel mercato, dev’essere messo in discussione per fare spazio ad una revisione dei processi, della catena del valore e perfino dell’idea del proprio consumatore finale. Il tutto, seguendo i vincoli imposti dalle direttive comunitarie in tema di green sustanaibilty.

Reinventare consciamente il proprio modello di business è da intendersi in un’ottica di miglioramento della resilienzaaziendale, garantendo una continuità proiettata al futuro sotto due duplici aspetti: la sopravvivenza in un nuovo contesto competitivo e la sopravvivenza in un contesto di scarsità delle risorse.

IMPRESA SOSTENIBILE, QUALI VANTAGGI? Anche se, a primo impatto, tutto questo corpus di norme può rivelarsi un onere per le imprese, il raggiungimento degli standard di sostenibilità comporta ricompense non facilmente individuabili a seguito di una prima analisi, anche se il ritorno sull’investimento sarà maggiore se si decide di agire nell’immediato, in quanto ci si troverà in una posizione di vantaggio sulla concorrenza.

Innanzitutto, porsi in un’ottica di sostenibilità porta ad un incremento del valore aggiunto percepito dal cliente finale. Il consumatore moderno è alla costante ricerca di prodotti sostenibili, rispettosi dell’ambiente: il valore aggiunto al prodotto giustificherebbe un aumento del prezzo, il mark-up di vendita e, dunque, i profitti.

Altro incentivo è quello di un maggiore accesso al credito. Le imprese rispettose dei criteri ESG sono ricercate dai finanziatori, perché capaci di guardare al futuro in un’ottica competitiva e più facilmente solvibili, nel lungo termine, grazie all’acquisizione di un vantaggio competitivo non trascurabile.

Il rispetto dei criteri ESG, inoltre, garantisce la riduzione dei rischi aziendali connessi alle risorse ambientali. Basti pensare, a titolo di esempio, alla capacità che ha un’impresa dotata di pannelli fotovoltaici di attutire gli shock di prezzo dell’energia elettrica: in questo caso, vi è anche la possibilità di ridurre alcuni importanti voci di costo dal proprio conto economico. E non è poco.

Infine, politiche europee come il Green deal prevedono agevolazioni finanziarie e fiscali per le imprese che intraprendono i loro primi importanti passi verso la sostenibilità aziendale.

In Italia, ad esempio, vi è la possibilità di ottenere crediti d’imposta per l’investimento nell’industria 4.0. Investire in macchinari intelligenti, connessi al cloud e  che interagiscono tra di loro, permette il raggiungimento di un’efficienza mai vista prima sia in termini di produttività, sia in termini di risparmio delle risorse e quindi di rispetto delle risorse ambientali.

LA “RIVOLUZIONE GREEN” DELLE PMI. Poiché ancora le aziende di dimensioni minori non hanno l’obbligo di allinearsi agli standard di sostenibilità, implementare in anticipo sistemi di crescita basati sull’integrazione di processi sostenibili e la riduzione dei rischi ambientali potrebbe rivelarsi la nuova leva competitiva del prossimo decennio. E gli investimenti nell’industria 4.0 costituiscono, di certo, un importante strumento per intraprendere il lungo, ma affascinante, “viaggio” verso una meta sostenibile, dal core business votato al green.

 

 

Foto di Markus Spiske su Unsplash
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