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Le novità apportate dal d.lgs. 14/2019 alla transazione fiscale possono essere un valido aiuto per le imprese, ma è necessario che in sede di conversione del decreto Liquidità si disponga l’immediata entrata in vigore delle norme relative alla transazione che sono state differite nell’ambito della proroga del codice della crisi d’impresa.

A seguito dell’emergenza sanitaria è partita una corsa all’individuazione delle migliori forme d’aiuto che, potrebbe determinare una frammentazione di interventi ed una conseguente burocratizzazione in un paese che di tutto ha bisogno fuorché di ulteriore impasse.

In auto delle imprese sono venute fuori innumerevoli ipotesi, passando così dall’helicopter money ai contributi a fondo perduto, dalle sospensioni dei pagamenti ai crediti d’imposta fino ai bonus di ogni genere, perfino sulle vacanze e sull’acquisto di biciclette e monopattini.

Ma, fermo restando la diversa incidenza della crisi nei vari settori, emerge un sistema di interventi che dapprima eroga forme di aiuto, quali finanziamenti e contributi a fondo perduto e, successivamente, chiede indietro quanto dato mediante imposte che il sistema economico non è in grado di sopportare.

Non dimentichiamo che l’erario, più di ogni altro, deve essere interessato alla salvaguardia ed alla continuità delle imprese. E partendo da queste, che costituiscono la cellula base di ogni sistema   economico, piuttosto che cercare di individuare le diverse forme di aiuto in percentuali di riduzioni di fatturato o di chissà quale altro algoritmo, potrebbe essere opportuno valutare l’immediata entrata in vigore di alcune norme già esistenti, come quelle in tema di transazione fiscale.

Il decreto Liquidità ha previsto il venir meno di taluni obblighi e adempimenti in capo ad amministratori e sindaci, da porre in essere in assenza di continuità determinata dal Covid 19, ed ha differito l’entrata in vigore del codice della Crisi d’impresa al primo Settembre 2021.

Ma veniamo ai fatti. La transazione fiscale ex art.182 – ter della legge fallimentare, che può essere attuata esclusivamente nell’ambito di un concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis, permette alle imprese in crisi di ottenere uno stralcio e/o una dilazione del complessivo debito tributario nel caso in cui siano in grado di dimostrare, sulla base di un piano di risanamento attestato da un professionista indipendente, che l’accordo proposto costituisce la migliore soluzione per l’erario.

Con la transazione è possibile definire anche i debiti relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali, malgrado, fino ad oggi, l’Inps e gli altri istituti similari, non abbiano dato ampia applicazione all’istituto, trincerandosi dietro il decreto del Ministero del Lavoro e dell’Economia del tre agosto 2009, che viene ritenuto di prossima abrogazione.

Le finalità principali della transazione sono la tutela erariale, mediante la salvaguardia delle imprese e dei posti di lavoro, i risparmi conseguenti al mancato ricorso agli ammortizzatori sociali, l’incasso delle future imposte connesse alla prosecuzione dell’attività delle imprese ed il recupero di un credito tributario maggiore rispetto alle ipotesi alternative.

Al fine di dare maggiore diffusione alla transazione, il d.lgs.14/2019  ha disposto, con  l’art 48 comma 5, che in assenza di adesione o di rigetto da parte dell’Agenzia delle Entrate, nel termine di 60 giorni dalla presentazione della proposta,  il Tribunale potrà  omologare l’accordo, quando l’adesione del fisco sia fondamentale ai fini del raggiungimento del quorum necessario per l’omologazione e la proposta di transazione  sia più conveniente per l’erario rispetto all’alternativa liquidatoria.

Attraverso tali disposizioni si auspica un’attenta e solente valutazione della proposta transattiva da parte dell’Ade, attribuendo comunque al Tribunale il potere di omologare l’accordo, nell’interesse dell’erario anche in assenza di adesione o di rigetto della proposta da parte dell’Agenzia.

In un momento come quello attuale, istituti finalizzati alla salvaguardia della continuità aziendale, quali il concordato preventivo e l’accordo di ristrutturazione dei debiti, nonché le disposizioni relative alla transazione fiscale previste dal d.lgs.14/2019, costituiscono strumenti imprescindibili il cui utilizzo crescerà sempre più in conseguenza dello stato di crisi.

Considerato già che il decreto Liquidità ha prorogato al 2021 l’entrata in vigore del codice della Crisi d’impresa, sarebbe opportuno che in sede di conversione del decreto si prevedesse l’entrata in vigore anticipata delle norme contenute agli art. 48 comma 5, 63 e 88 e l’abrogazione del decreto del Ministero del Lavoro e dell’Economia del 03 agosto 2009.

Tale aspetto sarebbe di grande aiuto alle imprese che, se non oggi, di sicuro in futuro entreranno, purtroppo e inevitabilmente in crisi. Nella transazione fiscale, quindi, troveranno un imprescindibile strumento di salvaguardia, in conformità alla ratio del legislatore.

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