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Tra le storie d’amore più commoventi della mitologia greca, quella di Orfeo ed Euridice rappresenta l’emblema dell’amore passionale e impossibile, e per questo straziante, pieno di insidie e ostacoli che finisce con l’oblio dei due giovani innamorati. Lui talentuoso musicista vede lei, Euridice, la bellissima ninfa oggetto del desiderio di molti uomini, e la vuole per sé. I due si innamorano follemente, ma la loro relazione viene stroncata dal morso di una serpe. Ma se questa storia d’amore si potesse “ristrutturare”? Tornare indietro, o magari no… andare avanti, in modo nuovo, diverso. Conveniente a entrambi.

Passateci l’iperbole: oggi non abbiamo una storia d’amore di tale portata da raccontare, ma l’attesa del Superbonus, che è riuscito a sedurre ed ammaliare gli italiani, è pressappoco paragonabile al mito di Orfeo ed Euridice: un amore che attende solo di essere confermato. E stavolta, magari, riscrivendo il finale. Rigorosamente a lieto fine.

Ma sarà davvero così? Il Superbonus si farà? Non si farà? A quali condizioni?

Di fronte a tanti interrogativi, una certezza possiamo darla: si farà!

Quanto previsto dal decreto Rilancio rappresenta una bozza, in attesa che il decreto attuativo lo convertirà in legge. E le condizioni verranno sicuramente modificate. Si contano circa diecimila emendamenti proposti in parlamento, volti a modificare quello che, ad oggi, ha l’aria di essere il più importante provvedimento che darà slancio all’economia italiana. Durante l’audizione tenutasi qualche giorno fa in commissione Bilancio della Camera, è stato lo stesso Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia, a dichiarare scarse, se non minime, possibilità di introduzione dei molteplici correttivi presentati. Tra gli emendamenti esclusi dovrebbero esserci quelli che prevedevano l’allungamento dell’incentivo all’anno 2022 (pare debba riguardare solo gli immobili Iacp – Istituto Autonomo Case Popolari) e l’inclusione dei gestori delle strutture alberghiere tra i soggetti beneficiari del Superbonus. Verranno ridotti i massimali fissati per gli interventi riguardanti il cappotto termico dell’edificio (da 60mila a 40mila euro per le singole abitazioni, a 50mila euro per ciascuna unità condominiale). Filtra invece dell’ottimismo – data l’apertura dello stesso ministro – riguardo l’estensione del bonus anche per le seconde case, e l’inclusione dei contribuenti appartenenti al terzo settore (organizzazioni di volontariato, associazioni no profit, imprese sociali, ecc.).

Tuttavia, com’è vero che a Orfeo bastò suonare la sua lira per far innamorare la giovane ninfa, non può dirsi lo stesso in questa situazione. Bisogna, piuttosto, farsi trovare pronti ed agire seguendo metodi rigorosi e strategie ben precise.

Questo perché, dietro tale misura, che all’apparenza sembra una “manna” scesa dal cielo, pronta a risollevare le sorti dell’intera nazione, si celano dei rischi per nulla banali che potrebbero portare esattamente all’effetto contrario.

Si è letto tanto sulle condizioni di accesso al Superbonus. Qui le riprenderemo in modo sintetico, per poi soffermarci sull’aspetto procedurale, cioè su come agire una volta che il Decreto verrà approvato in Parlamento e diverrà, finalmente, legge.

Proviamo, dunque, a ripercorrere quanto previsto.

Il superbonus, che ricomprende le misure previste dal Sismabonus e dall’Ecobonus, si applica a tre tipologie di interventi con un comune denominatore: il miglioramento energetico o sismico. Dunque:

  1. Isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo (la detrazione attualmente prevista è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 60mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio);
  2. Interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A (la detrazione attualmente prevista è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 30mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito);
  3. Interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici (la detrazione attualmente prevista è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 30mila euro ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito).

Quelli appena descritti sono i cosiddetti interventi “trainanti”, a cui però è possibile associare altre tipologie di interventi “accessori”, purché congiunti ai primi, i quali beneficerebbero della medesima agevolazione al 110%, come l’installazione di impianti fotovoltaici con accumulatore (con un limite di detrazione fiscale attualmente non superiore a 60mila euro), il cambio di finestre e infissi, la messa in sicurezza antisismica di un condominio (su una spesa fino a 96mila euro per unità), la tinteggiatura o il restauro della facciata.  Questi interventi fanno maturare un credito d’imposta in capo al proprietario dell’immobile pari al 110% della spesa necessaria per la ristrutturazione. L’art. 121 del decreto Rilancio prevede, inoltre, che tale credito d’imposta potrà essere ceduto all’impresa che esegue i lavori, a banche e intermediari finanziari. Il proprietario dell’immobile potrebbe avere uno sconto in fattura (portando il saldo addirittura a zero) e l’impresa perseguire vantaggi fiscali attraverso l’utilizzo del credito d’imposta maggiorato del 10% rispetto al totale della fattura emessa o recarsi in banca per trasformare il credito in liquidità.

Analizziamo, nella pratica, in che modo si concretizza quanto previsto dalla norma. Si consideri l’ipotesi in cui si intende ristrutturare l’immobile. È necessario, innanzitutto, che la ristrutturazione riguardi gli interventi citati in precedenza, quindi volti all’efficienza energetica e/o all’adeguamento antisismico della struttura.

Si pensi, per semplicità, che l’importo totale dovuto all’impresa edile per svolgere i lavori ammonti a €100. Dal momento in cui l’impresa emette la fattura, e il dante causa la paga, questi ha diritto ad un credito d’imposta pari a €110. Tale ammontare potrà essere utilizzato in compensazione delle imposte (IRPEF, IMU, ecc.).

Supponiamo che il proprietario dell’immobile che ha maturato il credito d’imposta non abbia la necessità di usufruire di tale credito fiscale e che preferisca avere uno sconto considerevole in fattura per la ristrutturazione. In questo caso, ha la possibilità di cedere tale credito (pari al 110% dell’importo della fattura) all’impresa che ha svolto i lavori.

L’impresa, dopo aver dato il proprio consenso a questa operazione, si ritroverà con una fattura emessa per €100 e un con credito d’imposta pari a €110. L’agevolazione di cui beneficia andrà in compensazione per – ad esempio – pagare le ritenute operate ai propri dipendenti oppure per saldare l’imposta che grava loro sui redditi d’impresa, e via dicendo.

Si consideri, però, che l’impresa, piuttosto che usufruire del credito d’imposta, per ragioni puramente finanziare, preferirebbe liquidità. In questo caso, avrebbe l’opzione di recarsi in banca o da un intermediario finanziario, i quali potrebbero essere disposti a scambiare il credito acquisito dal proprietario dell’immobile con liquidità, in cambio di oneri finanziari.

Il quadro adesso sembra completo. Ma cosa si nasconde dietro questo procedimento che ha tutta l’aria di chiudersi perfettamente, ma i cui passaggi possono celare degli ostacoli?

Alla morte di Euridice, Orfeo, impazzito dal dolore, decide di scendere nel regno dei morti, l’Ade. Che non è l’acronimo di Agenzia delle Entrate. Lì, convince con la sua musica Caronte, Cerbero e i giudici della morte a farlo passare. Arriva al cospetto del dio degli inferi, con cui stringe un patto: “potrai riportare la tua amata nel regno dei vivi alla condizione che non ti volterai mai a guardarla, fin quando non sarete giunti a destinazione”. Lui accettò ma, durante il tragitto, era tanta la voglia di rivedere i suoi occhi che si voltò, e fu così che Euridice svanì per sempre.

Il Superbonus è sicuramente meno macabro, ma sarà necessario eseguire tutte le procedure nel migliore dei modi per evitare che svanisca nel nulla.

Quindi, bisognerà accertare che:

  1. i lavori di ristrutturazione che si vuol compiere siano attinenti alle misure specificatamente previste dalla norma;
  2. l’impresa edile che si intende assumere per svolgere questi lavori sia consenziente ad essere retribuita con credito d’imposta;
  3. prima che l’impresa accetti, essere supportati da un commercialista affinché, insieme, si giunga alla conclusione che la struttura economico-patrimoniale dell’azienda sia adeguata a sostenere questa tipologia di accordo. I motivi di un’analisi approfondita risiedono nel fatto che, accettare un accordo di questo tipo significherebbe per l’impresa anticipare la somma di denaro necessaria per svolgere i lavori di ristrutturazione, e vedersi retribuiti attraverso un credito d’imposta che, sì, darebbe un contributo dal punto di vista fiscale nell’arco di cinque anni, ma che non aiuterebbe la sua struttura finanziaria.

Tuttavia, quello di cui abbiamo discusso fino ad ora presenta delle incertezze di non poco conto che riguardano principalmente le tempistiche di maturazione del credito d’imposta e le modalità attraverso cui verrà ceduto.

Se abbiamo la certezza che seguire gli step di individuazione degli interventi prescritti dal Sismabonus ed Ecobonus tramite l’ausilio di un tecnico e l’individuazione dell’impresa con emissione della relativa fattura darebbero luogo alla maturazione di tale agevolazione fiscale, nessuno ancora si è espresso riguardo la tempistica necessaria affinché tale credito sia materialmente disponibile e, quindi, cedibile all’impresa.

Altro punto, le banche. Quali saranno le condizioni tramite cui saranno disposte ad acquistare tale credito e, dunque, convertirlo in liquidità? E con quali tempistiche? Su questo punto, se venisse accolto l’emendamento avanzato dal parlamentare Raduzzi (Movimento 5 stelle), che suggerisce uno snellimento nell’iter burocratico volto all’accertamento della sussistenza del credito e sulla natura dei lavori da eseguire, si consentirebbe alle imprese di incassare il credito di imposta prima della fine dei lavori, quindi per esempio all’emissione delle fatture per singoli stati di avanzamento lavori, e scambiarlo con liquidità, necessaria per il completamento degli stessi. Questo aiuterebbe senz’altro le piccole imprese che hanno meno possibilità di accedere a un finanziamento o meno liquidità per realizzare i lavori ed incassare, alla fine. Ma occorre attendere la conversione in legge del decreto rilancio per avere risposte su questi interrogativi.

Fatto sta che per poter usufruire e beneficiare del Superbonus, Orfeo insegna che pur quanto ci si possa impegnare per raggiungere quanto desiderato e sperato, è necessario che il tutto venga eseguito perfettamente, dall’inizio alla fine del percorso, sfuggendo dall’attimo in cui ci si potrebbe lasciare travolgere dalle emozioni e dall’irrazionalità, perché sarà proprio in quell’istante che tutto ciò che abbiamo sognato svanirà nel nulla. Per sempre.

Argomenti Superbonus 2020

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