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07.04.21

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Recovery e Superbonus: il Governo chiede la proroga al 2023 e l’estensione dei settori

Da mesi ormai il Parlamento chiede di usare una parte dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per estendere il Superbonus a tutto il 2023.

La bozza del Pnrr del precedente Governo prevedeva «di allungare l’applicazione della misura per gli Iacp al 30 giugno 2023 e per i condomini fino al 31 dicembre 2022, a prescindere dalla realizzazione di almeno il 60% dei lavori». Un passo in avanti, dunque, rispetto a quanto previsto dalla legge di Bilancio 2021, che condiziona la proroga del Superbonus ai Sal, ma che di fatto è ancora distante dalla proroga a tutto il 2023.

Oltre all’allungamento dell’orizzonte temporale dell’agevolazione, i parlamentari avanzano anche altre richieste, concordando sulla necessità di includervi anche gli interventi effettuati dalle aziende agricole e agrituristiche e del settore alberghiero.

LE IPOTESI AL VAGLIO. La Camera, inoltre, stressa sull’importanza di inserire tra i beneficiari anche le attività commerciali, turistiche, mentre il Senato insiste sulle attività d’impresa, arti e professioni, privilegiando le Piccole e medie imprese tra i comparti in difficoltà.

In termini di beneficiari, inoltre, sempre dal Senato arriva la richiesta di chiarire che il Superbonus trovi applicazione anche nei confronti degli istituti scolastici, nonché degli enti senza scopo di lucro che gestiscono scuole paritarie.

Figurano anche suggerimenti di ampliamento del range di interventi finanziabili con il Superbonus. Da questo punto di vista mentre la Camera propone di includervi il teleriscaldamento efficiente, prediligendo quello che utilizza energia totalmente derivante da fonte rinnovabile, e le caldaie a biomasse avanzate, il Senato vorrebbe invece estenderlo alle spese relative alla rimozione e allo smaltimento dell’amianto.

Non mancano poi richieste che attengono alla disciplina della misura e di alcuni aspetti del settore edilizia in cui ricade. Su questo fronte, si insiste nel risolvere il problema del difficile utilizzo del Superbonus per gli immobili situati nei centri storici. Per questo nella loro relazione, i deputati chiedono di valutare l’inserimento di tale incentivo in una strategia di riqualificazione degli edifici e di semplificazione per favorire l’accesso ad essa, in particolare sul versante della verifica preventiva della conformità urbanistica, degli interventi sugli edifici ubicati nei centri storici laddove la presenza di vincoli impedisce il miglioramento di almeno due classi energetiche.

L’altra richiesta che arriva da Montecitorio è quella di un riordino e stabilizzazione degli incentivi in essere, anche immaginando adeguati meccanismi di aggiustamento nelle soglie di detrazione nella progressione temporale e con progressività rispetto all’aumento della classe energetica.

Il Senato, ancora, punta a rendere strutturali lo sconto in fattura e la cessione del credito per almeno altri cinque anni, ovvero fino al 30 giugno 2027, così da garantirne un utilizzo il più possibile diffuso. Infine, è richiesta anche la semplificazione del quadro attuativo delle agevolazioni per gli interventi che beneficiano del medesimo bonus.

La strada per mettere un punto fermo è ancora lontana, ma intanto parlarne equivale già a compiere comunque passi in avanti.

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