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Per migliorare la qualità del patrimonio edilizio italiano in termini di sostenibilità e sicurezza, il Superbonus è tra gli strumenti più promettenti, con conseguenze notevoli anche sul miglioramento dei conti pubblici. A rivelarlo è uno studio della Luiss e Open Economics.

Per passare pienamente dalla teoria ai fatti, però, serve che la macchina pubblica funzioni in modo efficace ed efficiente. Ecco perché ai tavoli di Palazzo Chigi già si studia una riforma della Pubblica amministrazione, proprio mentre il Governo è impegnato con la riscrittura del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in cui è presente – almeno nella versione originale – l’aumento dei fondi e l’eliminazione dei paletti “Sal” per la proroga dell’agevolazione.

All’atto pratico la riforma mira a eliminare i processi di burocratizzazione nei procedimenti amministrativi. Per quel che riguarda la rigenerazione urbana, in particolare, la priorità saranno le modifiche della disciplina edilizia capaci di agevolare l’utilizzo del superbonus del 110%, agendo ad esempio sulla “verifica di doppia conformità” urbanistica ed edilizia; ma anche sugli interventi di rigenerazione urbana nei centri storici che il Parlamento, nel corso del processo di conversione in legge del decreto, ha reso più rigide.

L’urgenza di migliorare i procedimenti per assicurare pieno successo a strumenti positivi come il Superbonus arriva anche dai primi studi sull’impatto positivo che questa maxi-agevolazione potrebbe avere sui conti pubblici.

L’istituzione di ricerca, infatti, ha reso noto come «A fronte infatti di un aumento della spesa per edilizia abitativa pari a 8,75 miliardi nel triennio 2020-2022, si registrerebbe un incremento del valore aggiunto complessivo per il Paese di 16,64 miliardi nel periodo di attuazione del provvedimento e un ulteriore incremento di 13,71 miliardi negli 8 anni successivi a fronte di un impatto netto attualizzato sul disavanzo pubblico pari a meno 811 milioni di euro».

In parole semplici, in 10 anni potremmo avere un saldo positivo sui conti pubblici pari a 811 milioni di euro, grazie al gettito aggiuntivo derivante dagli investimenti mobilitati dal Superbonus.

 

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