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06.11.20

Notizie

Decreto Ristori bis: si amplia la platea degli “indennizzati”

Ampliare la platea dei Codici Ateco destinatari degli indennizzi previsti dal primo decreto Ristori e nuove misure a sostegno del lavoro, regione per regione in base alla fascia di rischio. Sono queste le direttive del decreto Ristori bis, un “secondo atto” del decreto di ottobre, in discussione in queste ore all’Esecutivo per evitare il collasso dell’economia. Nel mentre, però, nelle commissioni Bilancio e Finanze del Senato prende il via l’iter parlamentare per gli emendamenti al primo decreto Ristori. Dunque, per evitare un ingorgo normativo tra i due provvedimenti, al vaglio delle ipotesi vi è anche l’emanazione di un unico testo tramite un maxi emendamento del decreto originario.

Intanto, il nuovo Dpcm, in vigore da oggi – ricordiamo, la Sicilia è zona arancione – impone ulteriori e differenziati blocchi alle imprese, con un andamento “geografico” delle restrizioni, non uguale per tutti.

SULLA BASE DI COSA IL GOVERNO CALCOLERA’ I NUOVI RISTORI? In cantiere l’ipotesi di sostegni standard alle attività interessate da misure restrittive nazionali (i centri commerciali, per esempio, saranno chiusi ovunque nel fine settimana) e integrazioni supplementari a quelle colpite da provvedimenti su scala regionale come nel caso di bar e ristoranti, già indennizzati per la chiusura dopo le 18, ma che – nell’ipotesi di del passaggio della propria regione in zona rossa – per un lasso di tempo imprevedibile, potrebbero venire inibiti dall’erogazione del servizio, maturando il diritto a un indennizzo più consistente. Il sistema, quindi, prenderà in considerazione coefficienti di ristoro per le restrizioni che agiscono sulle attività imprenditoriali in modo omogeneo a livello nazionale, a cui però dovranno aggiungersi ulteriori “integrazioni” in rapporto all’impatto geografico dell’evoluzione epidemiologica.

CHI POTRA’ BENEFICIARNE? Pare che una consistente parte degli indennizzi previsti dal decreto Ristori bis verranno destinati alle categorie dimenticate in precedenza, tra cui:

  •  tour operator
  • agenzie di viaggio
  • atelier di abiti da cerimonia
  • take away
  • scuole di danza
  • gastronomie
  • colf e badanti
  • bus turistici
  • lavanderie industriali
  • bar dei centri ricreativi
  • tutti gli enti del terzo settore non commerciali

Ingenti misure in arrivo anche per i negozi di abbigliamento secondo la logica che le restrizioni imporranno al comparto chiusure, in tutta Italia, sabato e domenica nei centri commerciali e sette giorni su sette nelle zone ad alto rischio. Per i dipendenti delle attività ricadenti nelle aree condizionate dalle maggiori restrizioni (arancioni e rosse) verranno sospesi gli obblighi contributivi. Ai titolari delle attività chiuse saranno, inoltre, estesi l’esenzione dal versamento della seconda rata dell’Imu in scadenza il 16 dicembre e, per le attività in affitto, il credito d’imposta sulle locazioni di esercizi commerciali (50% del canone d’affitto) e di affitti d’azienda (30%) per i mesi di ottobre, novembre e dicembre. 

Allo studio dei tecnici del Ministero dell’Economia, la proroga dei termini ordinari dei versamenti Iva e la proroga delle rate della rottamazione.

Restano in bilico i professionisti iscritti alle casse private, come commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro, che sono indirettamente coinvolti nella crisi, ma indispensabili alla ripresa.  

 

 

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