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Come evidenziato in occasione di un precedente contributo [1], quando parliamo di strumenti di tutela del patrimonio, risulta doveroso chiarire che il nostro ordinamento giuridico non prevede istituti di protezione del patrimonio. Esistono, tuttavia, strumenti che, seppur finalizzati al raggiungimento di altri scopi, producono indirettamente effetti protettivi sul patrimonio di uno o più soggetti.

È il caso delle polizze vita, istituti giuridici creati per garantire la libertà alla tutela previdenziale riconosciuta dall’art. 38 co. 5 della Costituzione, che rappresentano ottimi strumenti per un’oculata pianificazione economico – finanziaria e per la tutela del patrimonio da rischi diversi.

Ma quali sono i benefici delle polizze vita? In che modo tutelano e proteggono il patrimonio? La loro tutela patrimoniale è assoluta o incontra dei limiti?

 

Prima di evidenziare i benefici delle polizze vita, con particolare riferimento alla tutela patrimoniale, risulta  opportuno inquadrare le caratteristiche principali del contratto di assicurazione.

Ai sensi dell’articolo 1882 del Codice civile “L’assicurazione è il contratto col quale l’assicuratore, verso pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana”.

Nel contratto di assicurazione, pertanto, sono coinvolti:

  • l’assicuratore, ovvero la compagnia assicurativa;
  • il contraente, ossia il soggetto che sottoscrive la polizza e si assume l’onore di pagarne il/i premio/i;
  • l’assicurato, cioè colui che gode della protezione offerta dalla polizza assicurativa ed è quindi anche il creditore dell’indennizzo dovuto nel caso in cui si verifichi effettivamente l’evento;
  • il beneficiario, ossia colui a cui spetta effettivamente la prestazione dovuta da parte della compagnia assicurativa nel caso in cui si verifichi l’evento assicurato definito dalla polizza.

Contraente e assicurato possono coincidere ovvero essere due soggetti diversi.Non coincidono, ad esempio, nel caso in cui il contraente stipuli un contratto al fine di tutelare un interesse altrui.

Anche la figura del beneficiario può coincidere o meno con la figura del contraente e dell’assicurato.

I contratti di assicurazione, inoltre, possono essere raggruppati in due grandi settori, i c.d. “rami”:

  • ramo danni
  • ramo vita.

Il “ramo danni” comprende tutti i contratti di assicurazione in cui la prestazione della compagnia consiste nel risarcire l’assicurato del danno subitoa seguito di un sinistro.

Il “ramo vita”, comprende tutti i contratti di assicurazione in cui la prestazione della compagnia consiste nell’obbligo di pagare al beneficiario un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

I contratti di assicurazione possono essere altresì classificati in:

Polizze Unit Linked, nelle quali le prestazioni delle parti sono collegate all’andamento di organismi di investimento collettivo del risparmio che possono essere istituiti e gestiti dalla stessa compagnia assicurativa ovvero da un soggetto terzo;

Polizze Index Linked, nelle quali le prestazioni dell’impresa di assicurazione dipendono dall’andamento di un indice o di un valore di riferimento (es. indice ISTAT, Tasso di Inflazione ecc.).

Tra le molteplici tipologie di contratti di assicurazione, le polizze vita rappresentano più di tutti lo strumento che consente, da un lato, di gestire in modo ponderato il proprio patrimonio e, dall’altro, di tutelare e proteggere il patrimonio stessoda rischi di varia natura.

In primo luogo, infatti, le polizze vita costituiscono degli strumenti previdenziali che garantiscono ad uno o più soggetti un ristoro economico al verificarsi di eventi attinenti alla vita umana, quali la morte dell’assicurato o la sua sopravvivenza ad una certa data. Ed è grazie a tale funzione previdenziale, che, si ripete, trova fondamento nella Carta costituzionale, seil legislatore civilistico e fiscale ha previsto norme di favore che rendono le polizze vita contratti particolarmente convenienti per chi voglia gestire leproprie risorse economiche.

In secondo luogo, i contratti di assicurazione sulla vita, con designazione di un beneficiario diverso dal contraente e/o dall’assicurato, rappresentano uno strumento che consente un automatico passaggio generazionale o una generica trasmissione del patrimonio a seguito del decesso di un soggetto.

In terzo luogo, le polizze vita consentono di tutelare il patrimonio di uno o più soggetti.

Ma cosa s’intende esattamente per tutela del patrimonio?

Tutelare il patrimonio significa:

  • proteggerlo dalle eventuali aggressioni da parte di terzi (es. creditori, Erario, banche o altrisoggetti che intendono rivalersi a seguito di un danno subito;
  • proteggerlo dal depauperamento e dalla dispersione, indirizzandolo per poi trasferirlo a quei soggetti che sono nelle condizioni di gestire al meglio il patrimonio evitando che lo stesso si trasferisca a soggetti meno adeguati;
  • beneficiare di una tassazione più vantaggiosa.

Pertanto, tutelare e/o proteggere il proprio patrimonio significa pianificarne la gestione nel modo più efficiente possibile e nel contempo tutelarlo da tutti i quei rischi che, direttamente o indirettamente, possano determinarne una perdita di valore.

Al riguardo, le polizze vita godono dei seguenti vantaggi previsti dalla legge:

  • il contraente può liberamente individuare un beneficiario ed eventualmente modificarlo o revocarlo nel corso del rapporto;
  • il contraente può riscattare la polizza prima del verificarsi dell’evento;
  • il regime fiscale è particolarmente vantaggioso.

Ma il beneficio più importante deriva da quanto previsto dal primo comma dell’articolo 1923 del Codice civile, il quale dispone che: “Le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare”.

Pertanto, in base al contenuto della suddetta norma, i premi versati alla compagnia di assicurazione, da restituire al contraente o al beneficiario a seguito del verificarsi dell’evento, sono esenti da pignoramento e sequestro conservativo, in deroga alla regola generale di cui all’art. 2740 del Codice civile, secondo la quale “il debitore risponde per l’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”.

Tuttavia, lo stesso articolo 1923 del Codice civile, al secondo comma, dispone che: “Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori e quelle relative alla collazione, all’imputazione e alla riduzione delle donazioni”.

Si rileva, dunque, che la tutela dalle azioni esecutive o cautelari incontra dei limiti allorquando:

  • la polizza sia stata sottoscritta pregiudicando le ragioni dei creditori;
  • i creditori lesi siano riusciti a dare prova di tutti i presupposti dell’azione revocatoria;
  • la polizza sia stata sottoscritta pregiudicando le ragioni degli eredi.

Quanto su evidenziatobasta a confermare il principio, più volte ribadito, in base al quale non esistono strumenti giuridici che garantiscono una tutela assoluta del patrimonio, ma strumenti che, se utilizzati consapevolmente in tempi, per così dire, “non sospetti”, e se posti in essere senza alterare i diritti spettanti agli eredi possono certamente garantire notevoli vantaggi in termini patrimoniali, giuridici e fiscali.

 

 

[1]Luci ed ombre della tutela patrimoniale: lente d’ingrandimento su Fondo patrimoniale, Intestazione fiduciaria e Trust

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