13.06.22

Crisi d’impresa: l’allerta precoce impone strumenti di “forward-looking”

La riforma della crisi d’impresa prevede una modifica radicale nel modus operandi degli operatori economici, che deve essere volto ad anticipare l’eventuale crisi.

Ciò presuppone la presenza di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili e l’adozione di una visione lungimirante degli scenari possibili.

La riforma della crisi d’impresa, come modificata dal decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri dello scorso 17 marzo – in attuazione della direttiva UE 2019/1023, entrerà in vigore nella sua interezza il prossimo 15 luglio (come avevamo già anticipato nel precedente contributo su Crisi di impresa: possibile una proroga ed una disciplina più soft).

Le vicende legate a tale riforma sono state diverse ed hanno subito forti rallentamenti e proroghe, ma già dal 16 marzo 2019 sono entrati in vigore gli articoli della parte seconda del D.Lgs. 14/2019, ossia quelli che disponevano modifiche al Codice civile.

In particolare, l’art. 375 ha introdotto il secondo comma dell’art. 2086 del Codice civile, per cui: “L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

Il successivo art. 377 prescrive, poi, un preciso obbligo per gli amministratori, nell’esercizio della propria funzione gestoria dell’azienda, di rispettare quanto disposto dal secondo comma dell’art. 2086. Le conseguenze del mancato rispetto di tali prescrizioni risultano particolarmente pesanti. Infatti, l’art. 378, ha introdotto (con il sesto comma dell’art. 2476) la responsabilità verso i creditori sociali degli amministratori che non osservino gli obblighi inerenti la “conservazione dell’integrità del patrimonio sociale”.

Tali disposizioni non sono state sospese proprio perché il legislatore ha voluto introdurre un preciso obbligo nei confronti della generalità delle imprese collettive – e non soltanto di quelle in difficoltà. Infatti, la dotazione di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile ha lo scopo di permettere all’impresa di intercettare eventuali indizi di crisi prima che si possano innescare processi di decadimento dell’equilibrio economico – finanziario.

In alcuni casi si è cercato di ritenere che le valutazioni previste dal secondo comma dell’articolo 2086 fossero semplici valutazioni di carattere quantitativo, ritenendo quindi che le disposizioni legislative potessero essere rispettate soltanto attingendo ad informazioni e dati dai bilanci e dagli indici. Tuttavia, se lo squilibrio è emerso dall’analisi del bilancio significa che la crisi era già in atto e soprattutto che il sistema di allerta precoce – basato sugli assetti organizzativi, amministrativi e contabili – non ha funzionato.

Quindi, se in conseguenza degli squilibri venutisi a creare la società, che un tempo era sana, non è riuscita a far fronte alle proprie obbligazioni, il mancato funzionamento del sistema di allerta precoce avrebbe la pesante conseguenza di far emergere una responsabilità patrimoniale a carico degli amministratori.

Nonostante la riforma sulla crisi d’impresa sia argomento trattato da diversi anni pare che il nostro sistema e i nostri operatori economici abbiano difficoltà ad adeguarsi e, in particolare, ad abbandonare metodi di valutazione basati sui dati di bilancio e indici per adottare, invece, metodi di valutazione “forward-looking” che agevolerebbero le analisi degli scenari futuri con la conseguenza di rendere possibile l’adozione di strategie alternative e prudenti nel caso in cui le congetture di scenario ipotizzate venissero a realizzarsi.

L’ADEGUATEZZA DEGLI ASSETTI. Alla luce di quanto descritto, risulta quindi necessario, più che mai, delineare con precisione in cosa consistano gli “adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili”.

A tal fine interverrà la lettera c) del terzo comma che viene aggiunta all’articolo 3 del D.Lgs. 14/2019, a seguito delle modifiche adottate lo scorso 17 marzo.

Viene infatti previsto che gli adeguati assetti devono consentire di ricavare tutte le informazioni necessarie per poter rispondere ad una “lista di controllo” composta da 61 domande ed introdotta dal decreto del Ministero di Giustizia del 28 settembre 2021 in attuazione del D.L. 118/2019 sulla composizione negoziata della crisi.

Si tratta, in particolare, di una serie di informazioni di carattere qualitativo, in adozione dell’approccio forward-looking che prescinde dai dati di bilancio. Infatti, è previsto che l’esperto, prima di potersi accingere a cercare di trovare la strada per il possibile risanamento, dovrà accertarsi dell’esistenza degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili e quindi che siano disponibili adeguate informazioni sul futuro dell’azienda.

È opportuno ricordare che il nuovo testo sulla riforma della crisi delle imprese, così come approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 17 Marzo, ha definitivamente cancellato il Titolo secondo del precedente decreto legislativo 14/2019 sopprimendo, anche se non erano mai entrati in vigore, l’Organismo di composizione assistita della crisi (Ocri) e gli indici previsti dal vecchio articolo 13 e già elaborati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Al loro posto è stato introdotto il testo del D.L. 118/2019 istitutivo della composizione negoziata della crisi che costituirà il principale strumento deflattivo del fallimento e delle altre procedure concorsuali.

È, quindi, evidente la portata rivoluzionaria di questi nuovi provvedimenti che comporteranno la necessità per tutti gli operatori economici di rimodulare radicalmente il proprio modus operandi rendendo necessario l’analisi degli andamenti futuri dell’azienda senza soffermarsi su quelli passati.

Pertanto, gli operatori dovranno per forza di cose dotarsi di strumenti forward-looking abbandonando i vecchi criteri di beckward-looking, come appunto la sola analisi di bilancio.

Questo andamento è confermato, già dal 30 giugno 2021, dall’obbligo previsto per tutte le banche Ue di attribuire il merito creditizio unicamente sulla base di analisi forward-looking, mentre già in precedenza (dal 2019) anche l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, nelle linee guida per la redazione del business plan, aveva invitato tutti i professionisti a basare i piani su strumenti forward-looking come la cosiddetta “valutazione bilanciata”.

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