Nel contesto economico attuale, le agevolazioni fiscali rappresentano un fattore decisivo per la competitività delle imprese. Negli ultimi anni, anche grazie alle politiche di incentivazione previste dal PNRR, molte aziende hanno accelerato i propri programmi di investimento, con notevoli miglioramenti sulla qualità dei processi produttivi.
La Legge di Bilancio 2026 interviene su questo scenario introducendo una diversa modalità di fruizione delle agevolazioni. A una prima lettura, il nuovo meccanismo è apparso meno vantaggioso: se in passato il credito d’imposta poteva essere utilizzato rapidamente per pagare tasse e contributi, oggi la normativa determina un risparmio IRES distribuito in un periodo di tempo più lungo.
Tuttavia, se è vero che la fruizione risulta meno immediata, è altrettanto vero che la Manovra 2026 rafforza lo strumento agevolativo sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo.
Un nuovo perimetro di investimenti
Sotto il profilo qualitativo, la normativa individua un nuovo perimetro di investimenti, orientato a una trasformazione profonda dei processi produttivi delle imprese. Si passa infatti dai beni previsti dalle tabelle A e B della Legge 232/2016 ai nuovi beni individuati nelle tabelle IV e V della Legge di Bilancio 2026.
Questo ciclo di investimenti va oltre la semplice sostituzione degli impianti: grazie alla definizione dei nuovi beni agevolabili, intende accompagnare il sistema economico verso un ulteriore upgrade in termini di innovazione.
Macchine interconnesse, robotica, sistemi di controllo e qualità, software industriali, infrastrutture digitali, cybersecurity, applicazioni di Intelligenza Artificiale e Digital Twin sono gli strumenti a disposizione delle imprese per continuare a migliorare il livello di innovazione tecnologica e la qualità dei processi produttivi.
Benefici economici più elevati
Sotto l’aspetto quantitativo, le nuove disposizioni determinano maggiori benefici. Nel precedente regime, il bonus previsto per la prima fascia di investimenti (fino a 2,5 milioni di euro) era pari al 20%. Con le nuove disposizioni, nella medesima fascia, il risparmio fiscale supera il doppio, arrivando al 43,2%, grazie alla maggiorazione del 180% del costo sostenuto (180 × 24%).
A differenza di prima, l’agevolazione si distribuisce generalmente su un periodo compreso tra quattro e cinque anni, in linea con i tempi di ammortamento della maggior parte dei beni agevolati. Resta fermo che le imprese in perdita dovranno attendere di realizzare utili per poter beneficiare dell’agevolazione.
A titolo esemplificativo, su un investimento di 2,5 milioni di euro:
- vecchia normativa: € 2,5 milioni × 20% = € 500.000, utilizzabili in compensazione di imposte e contributi;
- nuova normativa: € 2,5 milioni × 43,2% = € 1.080.000, fruibili come risparmio fiscale in un periodo normalmente compreso tra 4 e 5 anni.
Un orizzonte più stabile per le imprese
Un altro elemento di rilievo riguarda l’orizzonte temporale della misura, che copre il periodo dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Questa impostazione favorisce così una maggiore pianificazione aziendale.
Va precisato che le considerazioni sopra riportate non tengono conto dei benefici previsti dalla Transizione 5.0, che consentivano agevolazioni comprese tra il 35% e il 45%, ma a fronte di una serie di adempimenti e complessità tecniche e procedurali che, di fatto, ne hanno limitato l’utilizzo.
Cosa cambia, in concreto
In conclusione, se con le precedenti disposizioni la fruizione delle agevolazioni risultava più rapida, la Legge di Bilancio 2026 introduce benefici notevolmente più elevati, in grado di sostenere in modo ancora più incisivo i programmi di sviluppo delle imprese.
In attesa del decreto attuativo, resta auspicabile che le nuove disposizioni prevedano procedure di accesso semplici e chiare, per non ripetere le criticità operative riscontrate con la Transizione 5.0.