22.11.21

Manovra 2021. Gestione perdite d’esercizio 2020 e applicazione della clausola di “sterilizzazione”

Nella gestione delle perdite d’esercizio 2020, le disposizioni dettate dal decreto Liquidità impongono alle società di capitali l’obbligo di attivazione della cosiddetta “sterilizzazione” delle perdite. 

Ma questa è prevista anche quando la perdita generata nel 2020 è inferiore al terzo del capitale sociale? Assonime prospetta una soluzione, che appare condivisibile.

Per le perdite emerse nell’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2020, abbiamo già illustrato anzitempo come le disposizioni dettate dal decreto Liquidità (articolo 6 del DL 23/2020 convertito con modificazioni dalla L. 40/2020 e poi sostituito dall’articolo 1 della L. 178/2020 – Legge di Bilancio 2021), “bypassino” il Codice Civile. Entriamo, adesso, nei dettagli della nuova Manovra, utilizzando una lente di ingrandimento utile alle società di capitali.

PRIMA DELLA LEGGE DI BILANCIO 2021. Le disposizioni dettate dal Codice Civile prevedono la convocazione senza indugio da parte degli amministratori dell’assemblea dei soci in occasione del verificarsi di due casistiche:

  • per deliberare la riduzione del capitale sociale per perdite (nel caso in cui il capitale risultasse diminuito di oltre 1/3 in conseguenza delle perdite), se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di 1/3;
  • in caso di riduzione del capitale sociale e del contestuale aumento del capitale sociale a un valore non inferiore al minimo legale (nel caso questo venisse intaccato).

COSA CAMBIA ADESSO. La Legge di Bilancio 2021 è intervenuta anche sulle tempistiche, disponendo che, nel caso di perdite superiori a 1/3 del capitale sociale, il termine entro cui gli amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea viene posticipato al quinto esercizio.

Pertanto, fino alla data dell’assemblea che approva tale bilancio, non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita di capitale sociale prevista dal Codice Civile.

Tuttavia, la norma non chiarisce come trattare le perdite emerse negli esercizi successivi a quello in corso al 31/12/2020.

Infatti, se è evidente che per le perdite 2020 superiori a 1/3 del capitale sociale è prevista la possibilità di ripiano nel corso dei successivi cinque esercizi – senza dover procedere alla ricapitalizzazione o all’eventuale rilevazione di una causa di scioglimento della società – nulla si dice per il caso di perdite 2020 inferiori al terzo del capitale sociale.

Assonime (associazione fra le società italiane per azioni) ha rilevato tale lacuna, prospettando, nel caso numero 6 del 2021, la sua soluzione.

L’analisi di Assonime prende le mosse dalla considerazione di quella che dovrebbe essere la ratio della disciplina, che può essere ricondotta, in senso generale, all’intento di evitare che l’applicazione di regole societarie rigide possa condurre alla liquidazione di imprese sane a causa di perdite straordinarie derivanti dagli effetti economici della pandemia ancora in corso.

In tali casi, la verifica dell’esistenza del presupposto degli obblighi previsti dalla legge per gli esercizi successivi al 2020, al fine di poter attuare la sterilizzazione delle perdite accertate, dovrebbe riguardare tutte le perdite accertate nel conto economico, a prescindere dal fatto che incidano significativamente sul capitale sociale.

Inoltre, anche il tono letterale del succitato primo comma dell’articolo 6 del DL 23/2020 andrebbe letto in senso generale, riferendosi alle “perdite emerse nell’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2020”, e quindi risultare applicabile a tutte le perdite rilevate nel 2020.

D’altronde, se non fosse questa la chiave di lettura da dare, in presenza di perdite di identico ammontare si finirebbe per avvantaggiare società meno capitalizzate rispetto a quelle dotate di riserve in grado di coprire le perdite in questione. Per tali ragioni, la soluzione proposta da Assonime appare condivisibile.

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